I neonazisti ucraini chiedono ai terroristi ceceni di organizzare nuovi attentati in Russia

La Russia: «In Ucraina comandano i neonazisti»

Lavrov: «L’Ue non ha rispettato i patti». L’Ucraina vieta l’accesso ai giornalisti russi e la Crimea agli osservatori Ocse

[10 marzo 2014]

Oggi il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha convocato una conferenza stampa a Mosca per attaccare direttamente l’Unione europea: «La causa della crisi politica avvenuta in Ucraina risiede nel rifiuto dell’Occidente di onorare i suoi impegni contratti nel quadro dell’accordo concluso il 21 febbraio tra il presidente Ianukovich ed i leader dell’opposizione  sotto la mediazione dei ministri degli esteri francese, tedesco e polacco».

Lavrov si riferisce ai negoziati tenutisi a Kiev il 21 febbraio ed ai quali parteciparono Viktor Ianukovich (che la Russia ed altri Paesi come la Cina continuano a ritenere il legittimo presidente dell’Ucraina), capi dell’opposizione Arseni Iatseniuk e Vitali Klitschko, i ministri degli esteri di Francia (Laurent Fabius), Germania (Frank-Walter Steinmeier) e Polonia (Radoslaw Sikorski) ed il rappresentante della Russia Vladimir Loukin.   In effetti la conclusione di quei negoziati fu un accordo tra Ianukovich  e l’opposizione ed i mediatori europei che prevedeva l’elezione anticipata del Presidente dell’Ucraina, la formazione di un governo di unità nazionale ed una riforma costituzionale per ampliare i poteri del primo ministro a detrimento di quelli del Presidente della Repubblica.

Non si può dare torto a Lavrov quando dice che quell’accordo, del quale si erano fatto garante gli europei, è stato fatto a pezzi dai veri protagonisti della guerra civile di Kiev, i neofascisti di Svoboda (che prima si chiamava partito nazionalsocialista dell’Ucraina) e i neo-nazisti di Pravij Sektor (settore di destra) e le milizie di Trbuz (Tridente) , Karpatskaja Sech ed  Una-Unso (Assemblea nazionale ucraina-Auto difesa del popolo ucraino), tutte antisemite, anti-russe ed omofobe e che si rifanno a Stepan Bandera il nazista sterminatore di ebrei, comunisti, russi e polacchi che governò l’Ucraina sotto l’occupazione hitleriana. Forze non marginali, visto che hanno ministri nel nuovo governo Ucraino e uomini nei gangli vitali della nuova amministrazione.  Sono questi nostalgici di Hitler che hanno imposto immediatamente l’eliminazione del russo come lingua ufficiale, scatenando così la paura in tutta l’Ucraina sud-orientale a maggioranza russa che sa bene nei programmi di Svoboda, di Pravij sektor e degli altri partiti nazifascisti  ci sono cose come la galera per chi è anche solo a favore dell’aborto, il divieto di essere “comunisti”, l’indicazione sui passaporti dell’appartenenza etnica e religiosa, la creazione di un arsenale nucleare ucraino, l’entrata nell’Unione Europea (cosa che però non vogliono Pravij sektor ed altri neonazisti) e l’adesione alla Nato esclusivamente in funzione anti-russa.

I neofascisti di Svoboda hanno il vicepremier (Oleksandr Sych) e 4 ministri: difesa (Igor Tenjukh), ambiente (Andriy Mokhnik), agricoltura (Igor Shvajka), pubblica istruzione (Sergej Kvit). E’ un leader di Svoboda anche  Andriy Parubiy, il Segretario del Consiglio nazionale sicurezza e difesa che controlla polizia e forze armate, mentre il suo vice è Dmitriy Jarosh, il capo dei neonazisti di  Pravij sektor che si è candidato a presidente della Repubblica, mentre un neonazista di Una-Unso (Dmitry Bulatov) è ministro della  Gioventù e dello Sport.  Per completare il quadro, Procuratore generale dell’Ucraina è stato nominato Oleg Makhnitskiy, di Svoboda, e Presidente della commissione Anticorruzione nazionale è Tatyana Chornovol, di Una Unso. Secondo Lavrov, «Le autorità politiche di Kiev dipendono interamente dai leader di Maidan, soprattutto dalle decisioni adottate dal capo del gruppo ultranazionalista  Pravy Sektor. I membri di Pravy Sektor  convocano personalmente ogni ministro a Maidan e ordinano loro di rendere conto del modo in cui applicano le loro istruzioni. E’ dunque difficile parlare di indipendenza delle nuove autorità ucraine. Le autorità installatesi a Kiev propongono di legittimare Pravy Sektor per farne una struttura ufficiale armata. Non so come questo comportamento dei responsabili politici di Kiev possa essere considerato come civile e democratico».

Come scrive Franco Fracassi su Popoff Globalist, «È la prima volta dalla seconda guerra mondiale che dei politici che si rifanno espressamente al Terzo Reich salgono al potere in Europa». E’ difficile credere che europei ed americani non sapessero chi fossero  quegli uomini con le bandiere ornate di croci celtiche e dei simboli delle SS Galizien che combattevano sulle barricate di Kiev, visto che diversi di loro sono noti ai servizi segreti occidentali per i loro legami con la guerriglia islamica in Cecenia, con movimenti terroristici del Caucaso ed addirittura con Al Qaeda. A conferma di questo, oggi il caporione di Pravij sektor,  Dmitriy Jarosh, ha chiesto al capo dei terroristi ceceni, Doku Khamatovich Umarov (conosciuto col nome islamico di Dokka Abu Usman), l’autoproclamato Emiro del Caucaso,  di sostenere il popolo ucraino organizzando nuovi attentati in Russia. La richiesta di alleanza tra neonazisti ucraini e jiadhisti ceceni è stata messa online sulla pagina internet di Pravy Sektor, sul social network russo V Kontakte.

Il ministero degli esteri russo scrive sul suo sito: «Questo appello contiene delle minacce dirette contro la Russia ed i russi. Ci attendiamo quindi una reazione chiara e ferma della Rada Suprema (il Parlamento ucraino, ndr) e degli Stati stranieri». Intanto Mosca ha emesso un mandato di cattura internazionale contro Jarosh, accusato di «Incitazione pubblica al terrorismo», un crimine che in Russia comporta 7 anni di prigione.

Visto da questa prospettiva, con i nazisti anti-russi che spadroneggiano a Kiev, forse il colpo di mano russo in Crimea non è ancora accettabile per gli (elastici) standard occidentali, ma abbastanza giustificabile agli occhi dei russi che rispondono al nazionalismo fascista ucraino con altrettanto nazionalismo che risale alla Russia di Kiev, all’impero zarista ed alla Guerra Patriottica (la Seconda Guerra Mondiale) che vide l’Amata Rossa sovietica sconfiggere i nazisti ucraini di  Bandera ed i loro alleati tedeschi ed italiani.

Agli occidentali che hanno aperto le porte ai nazifascisti ucraini,  nominandoli eroi della libertà, la Russia propone un compromesso che appare  impercorribile: «Rispettare le disposizioni dell’accordo del 21 febbraio, compreso l’avvio di una riforma costituzionale, che tenga conto del parere di tutte le regioni dell’Ucraina, ed a formare un governo di unità nazionale che integri tutte le forze politiche del Paese».

Lavrov ha detto: «I nostri partner occidentali ci hanno promesso, anche durante le tappe preparatorie dell’accordo del 21 febbraio, che se Ianukovich rispettava i suoi impegni, sarebbe rimasto necessariamente l’altra parte in causa e che non avrebbero mai permesso che i radicali nazionalisti prendessero la testa delle riforme in Ucraina. Il Presidente Ianukovich ha fatto tutto quel che aveva promesso, mentre i nostri partner non hanno mantenuto le loro promesse ed è qui, visibilmente, che risiede la causa di quello in cui siamo attualmente».

Il ministero degli esteri russo denuncia anche che il nuovo governo di  Kiev ha vietato l’accesso nel Paese ad un gruppo di giornalisti dei network TV Centre e Vesti e di 4 altri media russi che erano atterrati all’aeroporto di  Donetsk e sottolinea: «Una tale flagrante violazione della libertà di stampa testimonia l’ipocrisia di coloro che cercano oggi a Kiev di farsi passare per dei “democratici”. Si tratta in fondo di censura dei media. Quel che meraviglia, è l’assenza totale di reazione da parte dei media stranieri davanti a questa violazione manifesta della democrazia. E’ possibile che I network televisivi e le agenzie straniere approvino un tale comportamento? Aspettiamo la loro reazione». A Kiev si segnalano aggressioni e furti da parte di miliziani nazionalisti anche ai danni di  giornalisti occidentali.

Intanto i russi, o meglio il governo della Repubblica autonoma di Crimea, stanno da parte loro impedendo ad un gruppo di osservatori militari e civili dell’Ocse, invitati dall’Ucraina, di entrare nella penisola ribelle ed i soldati di Mosca e le milizie di autodifesa russe hanno occupato l’ultima base militare ucraina nella quale si erano rifugiati i militari di Kiev