«Non è stato quello che molti temevano, l'Esposizione dell'agrochimica e degli Ogm»

Chiude Expo, comincia la sfida “legacy”

Legambiente: «Sviluppare un’eccellenza italiana nella ricerca sull’ecologia agraria e le tecniche biologiche di coltivazione»

[2 novembre 2015]

Expo Ogm

Tempo di bilanci per Expo Milano, ma di proposte e di ambizioni, perché l’eredità dell’evento, che ha avuto un indubbio successo di visitatori, non si traduca in occasioni mancate.

Per Legambiente diventa quindi urgente decidere cosa accadrà adesso che, passato il 1 novembre, l’Esposizione ha ormai chiuso i battenti. «A consuntivo, è stato non solo un evento di grandi numeri, ma anche un appuntamento internazionale che ha catalizzato la discussione su temi centrali per il futuro dell’umanità: la sfida di nutrire il pianeta non è certo racchiusa solo nella “Carta di Milano”, un documento che rischia di diventare “carta straccia” se all’elenco delle buone intenzioni non seguiranno impegni e azioni concrete. Ma la sfida del nutrire il pianeta è anche diventata argomento di discussione e di grande comunicazione sulla lotta allo spreco alimentare, sugli stili di vita e di consumo alimentare, e sulla sfida di una agricoltura che sappia coniugare la produzione di cibo con la riduzione dell’impatto sul suolo e sul clima».

L’associazione ambientalista sottolinea che però «non è stato quello che molti temevano, l’Expo dell’agrochimica e degli OGM: nei dibattiti e nelle comunicazioni hanno, invece, trovato spazio gli argomenti dell’agricoltura e dell’alimentazione sostenibile, a partire dall’agricoltura biologica su cui però è emersa la necessità di un grande sforzo di ricerca e innovazione: da decenni, infatti, gli investimenti sulla ricerca in agricoltura sono stati effettuati su forti impulsi delle grandi imprese multinazionali dell’agrochimica, mentre è mancato un parallelo sforzo di ricerca e sperimentazione nel campo dell’ecologia agraria e dell’applicazione in tecniche di coltivazioni biologiche o comunque a basso impatto». Ma gli ambientalisti dicono che  «nel giorno della cerimonia di chiusura di Expo Milano, sarebbe stato bello poter festeggiare l’evento con l’approvazione di una buona legge sul suolo, ancora in discussione in Parlamento, perché il vero protagonista da cui dipende la sfida di nutrire il pianeta è il territorio, che va tutelato e valorizzato». Il tema della tutela del suolo è stato più volte affrontato da Legambiente  a Cascina Triulza, insieme anche a People4Soil, per ricordare che il suolo è un bene comune ed è già una risorsa scarsa del continente europeo.

Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale del Cigno Verde, ha detto: «Crediamo fortemente che la visibilità acquisita dall’Italia con l’Expo dell’alimentazione meriti di essere sviluppata e consolidata con un ruolo che il nostro Paese può acquisire nel promuovere la ricerca sull’agricoltura sostenibile l’ingresso del Governo nella gestione del sito dopo Expo deve diventare l’opportunità per insediare in quell’area un polo internazionale di ricerca sull’agroecologia: si colmerebbe così un ritardo nell’innovazione in agricoltura e si offrirebbero alle aziende biologiche nuovi strumenti, competenze e tecnologie per aumentare la loro competitività rispetto alla produzione convenzionale».

Legambiente è stata molto presente all’interno di Expo dove ha organizzato flash mob, eventi ed incontri sui temi dell’alimentazione e della tutela del suolo, momenti di sensibilizzazione rivolti ai visitatori sulla raccolta differenziata dei rifiuti. Quello della gestione dei rifiuti è stato un altro successo dell’evento, che è giunto a conseguire obiettivi altissimi di raccolta differenziata, con punte dell’80%. E Barbara Meggetto, la nuova presidente di Legambiente Lombardia, evidenzia che «L’Expo ha dimostrato che si possono organizzare grandi eventi senza rinunciare all’attenzione all’ambiente: l’ottima organizzazione della gestione dei rifiuti, l’altissima percentuale di raccolta differenziata, la prevenzione dello spreco di cibo, l’utilizzo quasi esclusivo di mezzi di trasporto pubblico da parte dei cittadini per raggiungere il sito espositivo a dispetto dei progettisti e del mega parcheggio adiacente all’esposizione pensando ad uno spostamento di massa in auto, sono tutti elementi positivi del consuntivo di Expo, un buon esempio da riproporre e migliorare. A ciò aggiungiamo l’inclusione della società civile, che ha potuto avvenire grazie alla realizzazione del padiglione di Cascina Triulza, entro cui si sono svolte gran parte delle nostre iniziative: un luogo che deve poter restare nel futuro di Milano, anche per la gestione della delicata fase di smantellamento del sito. Condividiamo inoltre l’idea che Cascina Triulza possa diventare un LAB-HUB, un parco per l’innovazione sociale e lo sviluppo sostenibile, un incubatore di imprese sociali, un’agenzia per lo sviluppo e la proiezione internazionale del Terzo Settore e dove promuovere un modello cooperativo per la realizzazione di progetti condivisi tra il non profit, le imprese e le istituzioni».

Legambiente dice la sua anche su un argomento molto dibattuto in questi giorni: «Per quanto riguarda lo smantellamento del sito (dai materiali, agli arredi e alle strutture usate nei sei mesi di esposizione, gran parte ancora in ottimo stato e quindi riutilizzabili), è necessario che venga gestito in modo da evitare sprechi, ad esempio destinando i materiali al reimpiego da parte del settore no-profit. Certo nell’eredità di Expo ci sono anche le infrastrutture, soprattutto stradali, realizzate o finanziate con il pretesto di Expo, e rivelatesi del tutto inutili in rapporto allo svolgimento dell’evento: gli oltre 20.000 parcheggi realizzati sono rimasti deserti per gran parte del tempo, visto che i visitatori sono andati in treno o metropolitana. Per non parlare delle autostrade, che hanno richiesto un enorme sforzo finanziario e imposto enormi danni ambientali, ma che sono risultate del tutto irrilevanti ai fini dell’evento: infrastrutture come Brebemi, TEEM e Pedemontana, che preferiremmo non dover ascrivere alla legacy di Expo; autostrade che rappresentano la tipologia di opere che non vorremmo mai più vedere inserite in modo surrettizio nelle liste delle opere connesse ad un grande evento».