Legambiente: politiche di prevenzione e sensibilizzazione coinvolgere cittadini e giovani generazioni

Giornata Mondiale della Biodiversità: i rifiuti in mare minacciano le specie marine

Anteprima di Spiagge e Fondali puliti con Laura Boldrini e Silvia Velo

[22 maggio 2017]

E’ partita oggi da Capocotta (Rm), a pochi chilometri dall’Area marina protetta Secche di Tor Paterno, l’anteprima di “Spiagge e fondali Puliti – Clean up the Med”, la storica campagna di volontariato ambientale organizzata ogni fine maggio da Legambiente in Italia e in tutto il Mediterraneo e dedicata alla pulizia degli arenili e dei fondali. Quest’anno l’associazione ambientalista ha inaugurato in anticipo il week-end di pulizia, in programma dal 26 al 28 maggio lungo tutta la Penisola, con un’anteprima eccezionale a Capocotta e Ostia dove i volontari, insieme ai ragazzi di diverse scuole del litorale romano, hanno ripulito l’arenile raccogliendo anche tanti piccoli rifiuti che hanno trovato sulla spiaggia: cotton fioc, tappi di plastica, buste e altri piccoli rifiuti che sono un pericolo per l’ambiente e la biodiversità.

Un’iniziativa che ha visto la straordinaria partecipazione della Presidente della Camera Laura Boldrini e della sottosegretaria al ministero dell’ambiente Silvia Velo e che  Legambiente ha voluto organizzare oggi 22 maggio, in concomitanza della Giornata Mondiale della Biodiversità, «per lanciare un messaggio forte e chiaro in difesa della biodiversità che in Italia – tra paesi europei più ricchi di specie vegetali e animali attualmente in Europa – sta rapidamente diminuendo». Insieme lla Presidente della Camera e a tanti ragazzi, il cIgno Verde ha chiesto «Maggior rispetto e tutela per il mare e la biodiversità marina e ha ribadito la necessità di mettere in campo politiche di prevenzione e sensibilizzazione per ridurre gli impatti ambientali ed economici del marine litter che costa all’Ue ben 476,8 milioni di euro l’anno, sensibilizzando le persone sui danni diretti e indiretti che i rifiuti in mare e spiaggiati (marine litter), frutto della cattiva gestione dei rifiuti a monte ma anche dell’abbandono consapevole, causano in primis all’ecosistema e alla biodiversità. Ad esempio tartarughe, mammiferi e uccelli marini possono morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti (in particolare buste di plastica) scambiati per cibo oppure possono  restare intrappolati nelle reti da pesca e negli attrezzi di cattura professionale. I rifiuti in plastica, in particolare, sono stati associati all’88% delle ingestioni o degli intrappolamenti; mentre carta, vetro e metallo lo sono per meno del 2%. Molte delle specie che incorrono nei danni causati dai rifiuti marini, sono protette, il 15% è sulla Lista Rossa delle Specie Minacciate dell’Iucn, l’Unione mondiale per la conservazione della natura. Ci sono poi le microplastiche che rappresentano un pericolo di contaminazione della catena alimentare, essendo questi piccoli frammenti di plastica ingeriti dai pesci che poi possono finire sulle nostre tavole».

La Velo ha ricordato che «Il tema del Marine Litter ha assunto, negli ultimi anni, un ruolo assolutamente centrale tra le numerose pressioni che insistono sugli ecosistemi marini ed è una seria minaccia per la biodiversità marina. L’Italia è in prima linea per prevenire la produzione di rifiuti plastici e per eliminarli dal mare e dalle spiagge. Non a caso nel prossimo G7 Ambiente che si terrà a Bologna – ha concluso Silvia Velo – l’unico tema non economico che sarà affrontato è proprio quello del marine litter».

I principali tipi di impatti causati dai rifiuti marini sulla biodiversità sono l’aggrovigliamento (intrappolamento) e l’ingestione. stando agli ultimi dati disponibili, riportati nell’ultimo report dell’Unep Marine litter assessment in the Mediterranean (2015), «il 35% della fauna vittima di aggrovigliamento è rappresentato dagli uccelli marini, seguiti dai pesci (per il 27%), dagli invertebrati (20%), mammiferi marini (circa 13%) e rettili (5%). I rifiuti più dannosi, in questo caso, sono gli attrezzi da pesca abbandonati o dispersi in ambiente marino, responsabili del 72% degli aggrovigliamenti, in primis le lenze (ne causano il 65%), ma anche reti, cime, ami, esche, nasse e altri tipi di attrezzature. Le reti continuano ad essere trascinate dalle correnti anche dopo il loro abbandono e sono anche responsabili dei danni a diversi ecosistemi, tra cui quello bentonico o le barriere coralline».

Secondo glii studi sul bacino del Mediterraneo, «oltre 180 specie marine, tra diverse specie di uccelli e mammiferi marini, organismi filtratori,pesci, specie planctoniche e tartarughe, incorrono nell’ingestione accidentale o volontaria di alcuni rifiuti, come buste o i piccoli granuli di plastica che possono essere scambiati per cibo come meduse o uova di pesce. Tra le conseguenze dovute all’ingestione ci sono la malnutrizione, la morte per soffocamento, l’ostruzione del tratto intestinale o inedia a causa dell’ingannevole senso di sazietà o, ancora, l’esposizione alle sostanze tossiche contenute o adsorbite dalla plastica che comportano anche disturbi al sistema endocrino. Le particelle più piccole entrano così nella catena alimentare. L’escrezione di frammenti o piccoli rifiuti marini è molto comune per tutti i tipi di organismi.

«In Italia –  ha ricordato Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente – la biodiversità sta rapidamente diminuendo anche a causa dell’inquinamento legato al marine litter che ha conseguenze anche sulla salute dei cittadini, l’economia e in settori come la pesca e il turismo. Per contrastare questo problema, l’Italia faccia la sua parte e raccolga la sfida lanciata dalla direttiva Marine Strategy ai paesi membri: raggiungere il buono stato ecologico per i nostri mari entro il 2020. In questa partita è fondamentale puntare anche sulla prevenzione e una corretta gestione dei rifiuti coinvolgendo prima di tutto i cittadini come facciamo da anni con la campagna Spiagge e Fondali puliti dimostrando che un cambiamento dal basso è possibile rendendo partecipi in Italia e in tutto il Mediterraneo le persone e soprattutto le giovani generazioni».

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La biodiversità e l’integrità degli ecosistemi è anche minacciata dall’invasione di specie aliene, che spesso trovano nei rifiuti marini galleggianti il mezzo di trasporto o il nascondiglio attraverso il quale raggiungere i nuovi ambienti posti al di fuori dei loro confini naturali. In aggiunta a pezzi di legno, gusci di frutta o altro materiale organico galleggiante, l’aumento di micro e macro particelle di plastica sulle superfici marine, secondo gli ultimi studi, sta raddoppiando le opportunità di questo tipo di migrazione. Più dell’80% delle specie aliene note nel Mediterraneo potrebbero essere state introdotte attraverso i rifiuti marini o potrebbero comunque utilizzare questi ultimi per espandersi ulteriormente.

Maurizio Gubbiotti, presidente di Roma Natura, conclude: «Quello che occorre incentivare oggi è un nuovo approccio nell’utilizzo del mare e delle coste, condividendo percorsi strategici con gli attori del territorio, favorendo una fruizione sempre più ampia e raccogliendo la sfida dello sviluppo locale che passa per valorizzare la piccola pesca artigianale, un turismo più ecosostenibile e una mobilità alternativa. Quel modello virtuoso che ci è imposto dall’Europa e per il quale la Regione Lazio e l’Area marina protetta Secche di Tor Paterno, che rappresenta un tassello fondamentale del sistema dei Parchi di RomaNatura e un’eccellenza del mare di Roma e del nostro Paese per il suo patrimonio di biodiversità, hanno dimostrato nella governance di questi ultimi quindici anni, di avere tutti i numeri e le idee e le infrastrutture per diventare un modello a livello nazionale, coniugando salvaguardia della biodiversità e fruizione sostenibile dell’area marina protetta».