Le armi chimiche siriane faranno tappa a Gioia Tauro e poi ecco come verranno distrutte

Legambiente: si all’operazione di disarmo e smaltimento, ma massima informazione e nessun “top secret”

[16 gennaio 2014]

Il presidente del Parco Nazionale della Maddalena oggi avrà probabilmente tirato un sospiro di sollievo quando l’Ansa ha rivelato che le armi chimiche dello smantellato arsenale siriano faranno scalo nel porto calabrese di Gioia Tauro. I media italiani non sembrano averne azzeccata nemmeno una, visto che da giorni le ipotesi più accreditate erano quelle dei porti di Augusta, Santo Stefano, Oristano e Arbatax e Brindisi

Navi da guerra della Russia e della Cina scorteranno quindi la nave danese Arc Futura (nella foto), lunga 183 metri e larga 25, con una stazza di 13.500 tonnellate e carica di 1.500 container con i componenti chimici, che raggiungerà Gioia Tauro per trasbordare il tutto sulla nave Usa Cape Ray che provvederà a distruggere le armi chimiche in mare aperto, in acque internazionali (non si sa se nel Mediterraneo o nell’Oceano Atlantico), utilizzando un procedimento di idrolisi a ciclo chiuso. Gli americani dicono che alla fine dovranno essere distrutte 700 tonnellate di armi chimiche, il tutto sotto lo stretto controllo dell’Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons (Opcw) e dell’Onu che assicurano che niente finirà in mare e che i materiali di risulta del procedimento di inertizzazione delle armi chimiche verranno distrutti o convertiti in sostanze utilizzabili dall’industria chimica.

Il governo tedesco il 9 gennaio aveva già detto all’Oocw che si accollerà 370 tonnellate di effluenti prodotti dall’idrolisi del gas mostarda distrutto a bordo della Cape Ray e che l’effluente sarà incenerito in un impianto del governo tedesco specializzato, nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza e ambientali.

Il direttore generale dell’Opcw, Ahmet Üzümcü, ha accolto con favore l’offerta come un importante contributo al compito internazionale di eliminare tutto l’arsenale chimico siriano ed ha detto: «Desidero ringraziare la Repubblica federale di Germania per questo contributo, che rafforzerà ulteriormente gli imponenti sforzi collettivi da parte dei nostri Stati membri per rimuovere e distruggere le armi chimiche siriane».

Una gigantesca operazione di pace internazionale e di distruzione di armi di distruzione di massa (questa volte vere, a differenza dell’Iraq) alla quale, nonostante i possibili rischi, obbiettivamente l’Italia non poteva sottrarsi.

Sulla questione interviene Legambiente che dice di non poter che guardare con favore alle operazioni di disarmo e di smaltimento delle armi chimiche siriane: «Come dichiarato dall’ex ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, è un dovere della comunità internazionale assicurare la distruzione delle armi chimiche».

Il presidente del Cigno Verde, Vittorio Cogliati Dezza, sottolinea : «Ben venga il contributo dell’Italia per portare a termine una missione i cui scopi coincidono con l’interesse dell’intera umanità e a cui nessun paese responsabile può sottrarsi,  ma è indispensabile che il governo italiano e tutte le parti interessate assicurino la massima sicurezza e l’assoluta trasparenza dell’operazione, escludendo categoricamente ogni rischio di sversamento in mare. Nessun “top secret”  può o deve essere posto su questa operazione.

Per evitare allarmismi, polemiche e opacità, Legambiente «Ritiene indispensabile che il governo e tutte le parti interessate forniscano completa informazione sul progredire delle varie fasi, quali, per esempio, il costante aggiornamento sul quantitativo delle armi caricate sulle navi da trasporto e sulla posizione della “Ark Futura” e della “Taiko”, sul trasferimento dei mustard gas (iprite) da sottoporre ad idrolisi sulla nave USA “Cape Ray”, sullo sbarco e lo smaltimento a terra dei residui del trattamento e su tutte le azioni connesse». Chiede anche «La predisposizione, l’ampia diffusione e la sperimentazione di un piano di sicurezza e di protezione civile per le popolazioni potenzialmente esposte al rischio di un incidente, e l’adeguamento delle strutture sanitarie e di sicurezza allo scenario di rischio».

Cogliati Dezza conclude: «Chiediamo a tutte le parti interessate di non trascurare queste sollecitazioni,  c’è tempo a sufficienza per metterle in pratica. Evitiamo di trasformare un’operazione di pacificazione da condividere in un’altra occasione di conflittualità tra cittadini e istituzioni