Evoluzione delle malattie: i virus colpiscono più duramente gli uomini che le donne

Dal punto di vista evolutivo, le donne sono più preziose rispetto agli uomini

[14 dicembre 2016]

La mortalità causata dalle malattie infettive è spesso superiore negli uomini rispetto alle donne, cosa che è  stata storicamente attribuita alla differenze nel sistema immunitario tra i sessi, ma lo studio “The evolution of sex-specific virulence in infectious diseases”, pubblicato su Nature Communications  da Francisco Úbeda e Vincent A. A. Jansen della School of biological Sciences della Royal Holloway University di Londra,  dimostra che le infezioni virali si possono evolvere per influenzare gli uomini e le donne in modo diverso e diventare più virulente negli uomini. In particolare, questo sarebbe dovuto al fatto che, se il virus si trasmette da madre a figlio, per il virus, dal punto di vista evolutivo, le donne sono più preziose rispetto agli uomini.

Su New Scientist, Sam Wong evidenzia che «Molte infezioni causano malattie più gravi negli uomini rispetto alle donne. Gli uomini inftti da tuberclosi hanno 1,5 volte più probabilità di morire rispetto alle donne; uomini con infezione da papillomavirus umano hanno 5 volte più probabilità di sviluppare il cancro rispetto alle donne; e gli uomini infettati con il virus di Epstein-Barr  hanno almeno il doppio delle probabilità delle  donne di sviluppare il linfoma di Hodgkin».

Úbeda  e Jansen hanno esaminato il virus HTLV-1, che può causare la leucemia ed hanno scoperto che «Le donne con l’infezione tendono a sviluppare  meno spesso la leucemia rispetto agli uomini, quando non vi è più la trasmissione da madre a figlio». Analizzando come il Virus T-linfotropico dell’uomo-1 (HTLV-1) colpisce le persone in Giappone e nei Caraibi, lo studio ha dimostrato che l’HTLV-1 ha da 2 a 3,5 volte più probabilità di progredire per diventare leucemia delle cellule T dell’adulto (ATLL), che è letale, negli uomini che nelle donne giapponesi.  Tuttavia, nei Caraibi la probabilità che l’HTLV-1 progredisca in ATLL è approssimativamente uguale negli uomini e nelle donne. L’HTLV-1 può essere passato da madre a figlio  attraverso l’allattamento al seno una  pratica che potrebbe essere più prolungata in Giappone e che potrebbe aver indotto il virus a diventare meno mortale nelle donne.

Perché un virus possa infettare  altri ospiti è necessario che produca  più copie di se stesso nel loro corpo. Fare male all’ospite è una conseguenza inevitabile, ma come dice Jansen, «Non è qualcosa che un agente patogeno ci tiene particolarmente a fare perché sarebbe come se si sparasse in un piede, se ne avesse uno». Jansen spiega che «Era già stato stabilito che gli uomini e le donne reagiscono in modo diverso alla malattia, ma le evidenze dimostrano che i virus si sono evoluti per influenzare i sessi in modo diverso». Ubeda aggiunge: «I virus possono essersi evoluti per essere meno pericolosi per le donne, cercando di preservare la popolazione femminile. Il motivo per cui queste malattie sono meno virulente  nelle donne è che il virus vuole essere passato da madre a figlio, sia attraverso l’allattamento al seno che semplicemente attraverso il parto».

Il lavoro di Úbeda  e Jansen ha sollevato grande interesse nella comunità scientifica: David Duneau , un biologo evoluzionista dell’università francese di  Tolosa,  ha detto che «Lo studio sottolinea la necessità di condurre studi clinici in entrambi i sessi, piuttosto che in prevalenza negli uomini, come spesso accade. I parassiti si stanno comportando in modo diverso nei maschi e nelle femmine, quindi abbiamo bisogno di sapere quello che fanno in entrambi i sessi».

Per Sabra Klein che lavora a una ricerca sulle differenze nelle risposte immunitarie della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, «E’ innovativo prendere in considerazione l’evoluzione dei patogeni come una spiegazione alternativa per le differenze di sesso nelle malattie, ma le ipotesi del modello sulla trasmissione dell’HTLV-1 in Giappone e nei Caraibi ignorano altre variabili – come l’etnia o la cultura – che potrebbe anche essere coinvolte».

Per arrivare a queste conclusioni i due biologi hanno utilizzato modelli matematici che dimostrano che la selezione naturale favorisce i virus e che, se il virus può essere trasmesso da persona a persona e da madre a figlio, hanno un tasso di mortalità più basso nelle donne che negli uomini. «Sembra che per i patogeni le donne siano più preziose come ospiti e che siano in grado di trasmettere l’agente patogeno più degli uomini, che sono in grado solo di trasmetterli da persona a persona».

Úbeda spiega ancora: «Gli agenti patogeni si adattano ad essere meno virulenti nelle donne per aumentare le loro possibilità di essere trasmessi alla generazione successiva durante la gravidanza, la nascita e l’infanzia. La sopravvivenza del più adatto è importante per tutti gli organismi, non solo gli animali e gli esseri umani. E’ del tutto probabile che questo comportamento virulento sesso-specifico stia avvenendo in molti altri agenti patogeni che causano malattie. E’ un ottimo esempio di ciò che l’analisi evoluzionistica può fare per la medicina».

Però, per fare questa scelta della virulenza da applicare a un uomo rispetto a una donna, il virus dovrebbe essere in grado di capire se si trova all’interno di un maschio o di una femmina umani. «Non sappiamo ancora come farebbe a farlo – ha detto Jansen a New Scientist –  ma non è impossibile. Ci sono tutti i tipi di percorsi ormonali e altri che sono leggermente differenti tra uomini e donne. Se dovessimo individuare il meccanismo, questo aprirebbe la possibilità di manipolarlo. Potremmo cercare di fare in modo che il  virus creda di essere in un corpo femminile, piuttosto che un corpo maschile e quindi prendere un corso di azione diverso».

Jansen ha ora intenzione di esaminare le malattie animali, come retrovirus che causano il cancro nei polli. «Quando gruppi di polli vengono infettati da un virus particolare, osserviamo che i polli maschi sviluppano più tumori rispetto alle femmine».

Ma la pressione selettiva sui virus potrebbe confermare la convinzione che gli uomini che vengano colpiti più fortemente dal raffreddore o dall’ influenza? «Non sarebbe previsto – conclude Jansen – dato che la trasmissione da madre a figlio non è una via importante per i virus influenzali. Per me, l’influenza  dell’uomo suona come una scusa per gli uomini per non andare a lavorare».