A NutriMI un workshop sul tema che rischia di rivoluzionare i concetti di salute e malattia

La salute umana regolata dal “super-organismo” del microbiota intestinale?

[14 marzo 2014]

Il microbiota intestinale è l’insieme della popolazione batterica che occupa la parte centrale del canale digerente umano e da qualche tempo se ne parla come qualcosa che potrebbe rivoluzionare i concetti di salute e malattia. Le nuove conoscenze sul microbiota saranno al centro di una sessione di NutriMI – VIII Forum di Nutrizione Pratica, in programma il 3 e il 4 aprile a Milano e gli organizzatori del workshop spiegano che «Si tratta, in realtà, di un organo nell’organo. Al momento, infatti, si ha contezza di circa 800 specie presenti, 700 ceppi e 55 famiglie: la maggior parte delle quali in stretto legame con l’attività intestinale. Un insieme di microrganismi e virus che pesa all’incirca 1,5 chilogrammi e che oggi la comunità scientifica ritiene coinvolto nei meccanismi di insorgenza di diverse malattie».

Se si pensa che il patrimonio dei nostri batteri intestinali è costituito da oltre 3 milioni di geni esistenti da 5 miliardi di anni, e che l’homo sapiens è comparso sul pianeta da solo circa 200.000, l’idea che il microbiota intestinale rappresenti un “super-organismo” non appare così remota. Il microbiota è infatti composto da un numero di batteri che sono 6 volte il totale delle cellule che compongono l’intero corpo umano e da almeno 4 milioni di tipi di batteri diversi. Un mondo dentro di noi che ha diverse funzioni, che vanno dalla metabolizzazione di alcuni nutrienti alla difesa dell’organismo, dalla sintesi di vitamine alla regolazione dell’attività del sistema immunitario.

Giovanni Gasbarrini, presidente della Fondazione Ricerca in Medicina Onlus è convinto che potenzialmente tutte le malattie possono dipendere dall’alterazione – per eccesso o per difetto – dei batteri che compongono la flora intestinale, «Ma oggi siamo sicuri che ciò accada nei pazienti diabetici, negli obesi, nei soggetti che soffrono di sindrome metabolica, intolleranze alimentari e malattie infiammatorie croniche intestinali». Il 3 marzo il Journal of Experimental Medicine ha pubblicato lo studio “Interplay of host microbiota, genetic perturbations, and inflammation promotes local development of intestinal neoplasms in mice” nekl quale un team di ricercatori statunitensi evidenzia un legame tra l’alterazione della flora intestinale e un maggiore rischio di sviluppare il cancro del colon retto. I ricercatori, eseguendo test su topi transgenici, stanno cercando do capire quale relazione esista tra i batteri intestinali e queste malattie e dicono che «Fattori non genetici contribuiscono allo sviluppo di SP (polipi seghettat, ndr) e suggeriscono che lo sviluppo di questi tumori intestinali nell’intestino cieco è guidato dall’interazione tra cambiamenti genetici nell’ospite, una risposta infiammatoria, ed una specifica microflora dell’ospite». Sembra chiaro un nesso di causa-effetto: l’alterazione del microbiota sarebbe la causa di queste malattie nei soggetti geneticamente predisposti.

Al workshop del 3 aprile al NutriMI – VIII Forum si parlerà anche del ruolo del microbiota nell’insorgenza dell’obesità ed Anna Tagliabue, direttrice del Centro di nutrizione umana e disturbi del comportamento alimentare dell’università di Pavia, anticipa che «Nell’ultimo decennio il microbiota ha suscitato un crescente interesse come fattore ambientale in grado di influenzare la predisposizione verso l’obesità. Questa ipotesi deriva da alcune ricerche americane che, dieci anni fa, hanno descritto le differenze esistenti tra la flora intestinale di topi geneticamente obesi e topi magri e gli effetti ingrassanti derivanti dal trapianto di microbiota di topi obesi in animali privi di batteri. Resta da capire se le variazioni della microflora intestinale siano una della cause ambientali di sovrappeso e obesità oppure se siano la conseguenza dell’alimentazione sbilanciata che accompagna lo sviluppo dell’eccesso ponderale».

Il workshop sarà completato dall’intervento di Michele Guarino, ricercatore dell’Unità operativa di gastroenterologia del Campus biomedico di Roma che illustrerà la correlazione tra le alterazioni del microbiota e l’insorgenza della sindrome dell’intestino irritabile.