Il Nobel per la medicina John O’Keefe difende l’immigrazione e i test sugli animali

«Limiti in questi campi sono grossi ostacoli per gli scienziati e la ricerca vitale»

[7 ottobre 2014]

Il nuovo premio Nobel 2014 per la medicina, John O’Keefe (a cui è stato assegnato il riconoscimento insieme ai coniugi May-Britt e Edvard Moser) si è scagliato contro le politiche del governo britannico anti-immigrazione e quelle che tendono a escludere la possibilità di test sugli animali, avvertendo che queste scelte possono compromettere la leadership scientifica del Paese.

John O’Keefe è anche lui un immigrato “di ritorno”. Nato a New York 75 anni fa ma con una doppia  cittadinanza (statunitense e britannica), ha iniziato la sua carriera all’McGill University in Canada per poi trasferirsi all’University College di Londra, è particolarmente sensibile al tema della sperimentazione sugli animali, visto che  ha vinto il Premio Nobel per la ricerca sul “GPS” all’interno del cervello dei ratti. Nel 1971 il neuroscienziato ha scoperto che alcune cellule nell’ippocampo dei ratti  vengono attivate nel momento in cui l’animale si trova in una certa posizione e che altre si attivano quando si sposta.  O’Keefe è stato insignito del premio più prestigioso in campo scientifico insieme ai ricercatori norvegesi May-Britt e Edvard Moser, che hanno continuato il suo lavoro. Ora il neo-Premio Nobel anglo-americano sta lavorando ad una “bomba a tempo” contro l’Alzheimer.

Secondo O’Keefe, «le regole in materia di immigrazione sono un grandissimo ostacolo per poter assumere i migliori scienziati, e le regole sulla sperimentazione animale potrebbero impedire la ricerca vitale».

Il Premio Nobel, che è direttore del nuovo Sainsbury Wellcome Centre per la ricerca sui circuiti neurali e il comportamento, deve assumere 150 neuroscienziati e dice alla BBC: «Sono davvero molto consapevole di ciò che si deve fare se si vuole portare la gente in Gran Bretagna e per farlo attraverso l’immigrazione. Non sto dicendo che è impossibile, ma si dovrebbe proprio riflettere accuratamente per fare della Gran Bretagna un posto più accogliente».

Il Premio Nobel anglo-statunitense se la prende con il primo ministro David Cameron che, per recuperare il consenso eroso ai conservatori dal populismo xenofobo dell’United Kingdom Independence Party, si è impegnato a ridurre la migrazione netta a meno di 100.000 arrivi all’anno entro il 2015, mentre il ministro degli Interni Theresa May ha parlato di ridurre l’immigrazione a poche decine di migliaia.

Il professor O’Keefe ha sottolineato: «La scienza è internazionale, e i migliori scienziati possono venire da qualsiasi luogo. Dalla porta accanto o da un piccolo villaggio di un Paese in qualsiasi parte del mondo: dobbiamo rendere questo percorso più facile. La Gran Bretagna punta molto sul suo peso nella scienza e penso che dobbiamo continuare a farlo. Tutto ciò che rende più facile portare gli scienziati sarà il benvenuto».

Ma O’Keefe è anche molto preoccupato per il futuro della ricerca sugli animali nel Regno Unito, e c’è da credere che questo scatenerà le proteste degli animalisti contro il neoroscienziato fresco di Nobel.

Il governo britannico difende la caccia alla volpe ma punta a ridurre la sperimentazione animale con una strategia chiamata “replace, refine and reduce”, meglio conosciuta come “le 3 R”. Norman Baker, il ministro liberaldemocratico alla prevenzione dei crimini – che ha anche l’incarico di regolamentare gli esperimenti sugli animali – ha detto che il suo obiettivo è quello di abolire tutti i test di questo genere.

Secondo il Nobel  O’Keefe, invece, in Gran Bretagna «non c’è un clima di sano dibattito intorno alla ricerca sugli animali», ribadendo poi lo stesso concetto di fronte alla BBC: «E’ un fatto incontrovertibile che, se vogliamo fare progressi nei settori di base della medicina e della biologia, dovremo poter utilizzare usare gli animali. C’è la preoccupazione che l’intero sistema normativo potrebbe cominciare a essere troppo difficile, potrebbe essere eccessivamente costrittivo»

Un portavoce del ministero ha risposto alle critiche del Premio Nobel: «Il Regno Unito è aperto ai più brillanti e migliori, tra cui gli scienziati e ingegneri di talento, ed è sbagliato suggerire che le nostre politiche impediscono alle imprese di chiamare i lavoratori qualificati di cui hanno bisogno. Mentre il governo non ha mancato di agire duramente contro gli abusi, il numero di persone veramente qualificate che vengono nel Regno Unito per riempire i posti vacanti qualificati è in aumento. Il nuovo visto “exceptional talent” comporta che i “leader mondiali” nel campo della scienza, dell’ingegneria, delle scienze umane e delle arti sono in grado di lavorare nel Regno Unito».

Ma al portavoce del governo britannico evidentemente non passa nemmeno per l’anticamera del cervello che quest’immigrazione selettiva sia un’altra forma di colonialismo che svuota i Paesi in via di sviluppo (ma anche l’Italia non scherza) dei loro cervelli migliori, condannandoli a restare produttori di carne da lavoro dequalificato e da macelleria sociale, mentre quella che ha in testa John O’Keefe sembra piuttosto essere una comunità scientifica mondiale, interdipendente, senza confini e barriere, che lavora insieme per affrontare i problemi e i misteri dell’umanità, che sono comuni e uguali per tutti, poveri e ricchi, scienziati, Premi Nobel, ministri e migranti.