Piano Territoriale Integrato della Pianura Pisana, la Regione Toscana ha stanziato 3 milioni di euro

Al centro il Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli per migliorare ambiente, sicurezza idraulica e salute dei cittadini

[26 ottobre 2017]

E’ stato  approvato Il Progetto Integrato Territoriale (PIT) “pianura pisana, dalla fascia pedemontana al mare” che è stato ammesso a finanziamento come primo classificato a livello regionale.

L’Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, capofila del progetto al quale partecipano 53 partner pubblici e privati, spiega che è stato finanziato con irca 3 milioni di euro grazie al Bando del Programma di Sviluppo Rurale – PSR 2014/2020 della Regione Toscana e che «E’ risultato il primo fra 27 progetti di cui solo 5 finanziati. I PIT sono progetti che prevedono l’aggregazione di soggetti pubblici e privati mediante l’adesione ad un Accordo Territoriale finalizzato al miglioramento ambientale ed all’attuazione di strategie mirate alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici».

Il presidente del Parco Regionale, Giovanni Maffei Cardellini, sottolinea che «In questo modo, oltre che assicurarci risorse aggiuntive, riportiamo al centro dell’azione amministrativa del Parco un progetto propulsivo verso molte direzioni: la sicurezza idraulica, lo sviluppo delle rinnovabili, la biodiversità e la qualità alimentare, valorizzando le  relazioni positive fra attori istituzionali e attori economici, in primo luogo le aziende agricole. La funzione del Parco come capofila non è casuale in quanto rappresenta un certificato di qualità per l’intero territorio. Una sottolineatura utile a spiegare un ruolo del parco oltre la salvaguardia che consiste nello stimolo di uno sviluppo che contribuisca alla cura del paesaggio e al mantenimento delle risorse naturali».

L’area coinvolta nel progetto è quella del comprensorio della Piana pisana e dell’area pedemontana del Monte Pisano che per la sua storia, per le caratteristiche morfologiche, sociali e produttive, per la qualità integrata del paesaggio e la varietà di ambienti, si adatta in modo particolare agli obiettivi indicati nel PIT. Inoltre si qualifica come un modo per rendere visibile e concreta, al di la delle designazioni, la presenza della Riserva della Biosfera dell’UNESCO “Selva Pisana”, che già oggi coinvolge 11 Comuni,  in pratica tutta l’area dei Monti Pisani, andando quindi ben oltre i confini del Parco di Migliarino San Rossore, Massaciuccoli. Tutti gli aderenti hanno rilevato come «in materia di gestione del territorio e ancor più nella definizione degli strumenti e delle strategie di governance territoriale, la progettazione integrata rappresenti una concreta possibilità per iniziare o rinnovare un percorso di crescita socio economica, individuando nuove opportunità di sviluppo, razionalizzando le prospettive esistenti. Il progetto, finanziato dalla Regione Toscana, rappresenta quindi un interessantissimo modello di programmazione e gestione di servizi fondamentali per il contesto territoriale coinvolto».

Secondo il Sindaco di Pisa Marco Filippeschi, «I 3 milioni di euro che il progetto si è aggiudicato vincendo il bando della Regione Toscana sono un risultato e un punto di partenza per una serie di lavori importanti per la sicurezza idraulica, la biodiversità e la manutenzione del territorio. Pisa grazie al Parco è ricca di aree naturali, un polmone verde che va curato e vissuto positivamente. Grazie a tutti i 53 partners, pubblici e privati, che hanno collaborato per ottenere questo risultato»

Il territorio coinvolto

Il progetto, ideato e concertato con la società di consulenza ambientale GreenGea snc di Pisa, vede insieme al Parco capofila, la partecipazione del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno, del Consorzio 1 Toscana Nord, della Scuola Superiore S.Anna, dell’Autorità di Bacino pilota del Fiume Serchio, dei Comuni di Pisa, Calci, San Giuliano Terme, Vecchiano, Vicopisano, di 20 Aziende agricole e associazioni CNA e Coldiretti che hanno impegnato i rispettivi tessuti associativi, fra cui alcune aziende di trasformazione alimentare (caseificio Busti, Salumificio Mancini e Fattoria Casanova prodotti da forno per chiudere il cerchio della filiera corta e avere uno sbocco anche come fornitura alle mense universitarie). Il progetto vede infine il coinvolgimento per e di altri soggetti pubblici e privati che hanno ulteriormente aderito alla proposta progettuale raggiungendo quindi le 53 unità di partecipanti a dimostrazione dell’interesse e quindi del coinvolgimento diretto degli stessi.

Il Parco evidenzia cje è «Di particolare rilievo il partenariato del mondo della ricerca e dell’università con, oltre alla partecipazione della Scuola Sant’Anna (con l’Istituto Dirpolis), la Scuola Normale Superiore, l’Università di Pisa con il Dipartimento d’Ingegneria ed il Centro di ricerche agro-ambientali “E. Avanzi”, l’Università di Firenze con il Dipartimento di Architettura. Il coinvolgimento di Aziende agricole e di altre attività economiche private mira anche alla creazione di nuove economie territoriali diffuse (filiere corte e mercati locali). Si punta alla creazione di sinergie e rapporti diretti fra chi produce l’agroalimentare e chi gestisce la ristorazione collettiva e privata.  In questo modo si sviluppa la multifunzionalità in agricoltura, consentendo alle aziende di svolgere a pieno il loro ruolo di produzione di cibo e di presidio e manutenzione del territorio».

Il Progetto ha individuato le maggiori criticità ambientali e ha messo a punto azioni riguardanti: gestione e tutela delle risorse idriche: regimazione idraulica sull’intero territorio d’intervento e diversificazione degli approvvigionamenti, risparmio idrico, miglioramento della gestione delle acque e tutela dei corpi idrici;

-biodiversità: miglioramento dello stato di conservazione delle aree Rete Natura 2000 e delle altre aree ad alto valore naturalistico; dissesto idrogeologico: protezione del territorio dal dissesto idrogeologico, contrasto ai fenomeni di desertificazione ai fini di una maggiore resilienza ai cambiamenti climatici; paesaggio: mantenimento o ripristino della diversità del mosaico ambientale tipico del paesaggio rurale toscano, recupero di aree degradate per dissesto o abbandono, salvaguardia del paesaggio storico in aree di particolare pregio; energia: diversificazione delle fonti di approvvigionamento attraverso la valorizzazione delle Fonti Energetiche Rinnovabili.

L’Ente Parco spiega ancora: «Il Progetto individua tre assi strategici sui quali si concentrano una parte significativa degli interventi e le attività di monitoraggio finalizzate alla successiva divulgazione dei risultati e degli interventi di manutenzione territoriale messi in atto: la fascia pedemontana da Vecchiano fino a Vicopisano, con una serie di interventi finalizzati alla prevenzione del dissesto idrogeologico ed al miglioramento della qualità delle acque circolanti nelle aree agricole; il tracciato del Fiume Morto, dalle sue sorgenti nel territorio di Calci, fino al mare, come corridoio ecologico fondamentale di collegamento tra il territorio dell’Area Protetta e l’ambito del Monte Pisano; gli ambiti delle bonifiche, da Vecchiano ad Asciano, fino a Coltano. Il risultato è la cura del territorio fra tecniche tradizionali e adozione di nuove tecnologie. Fra gli interventi tipici dell’assetto paesaggistico dei luoghi, si segnalano le sistemazioni delle reti idraulico-agrarie nei campi coltivati, la piantumazione di filari di siepi dove si sono eccessivamente semplificate le tessere del mosaico paesaggistico, interventi di ingegneria naturalistica per la realizzazione di nuovi invasi, la recinzione di aree agricole produttive per evitare i danni dei selvatici».

Tra le azioni innovative vengono citate  «la fitodepurazione delle acque mediante l’uso di alghe (azione prevista alle idrovore sulla Barra nel Massaciuccoli) o l’uso di droni per l’agricoltura ecocompatibile o l’uso di mezzi ad ultrasuoni per il contenimento dei danni da ungulati. Il progetto attiverà, inoltre, le misure di cooperazione 16.5 e 16.4 del Piano di Sviluppo Rurale. Tali misure permetteranno di creare un coordinamento nella gestione degli interventi, con l’obiettivo di mantenere e migliorare le caratteristiche agricole, in relazione alle modifiche ambientali indotte dal clima. Si tratta di preservare la produzione e ripristinare la naturalità del paesaggio, attuando al contempo misure idonee all’adattamento e alla mitigazione dei cambiamenti climatici in atto. Tali misure hanno anche l’obiettivo di rendere duraturi nel tempo gli effetti dei progetti finanziati del PIT».