Terremoto in centro Italia, geologi: «Un evento come quello non deve fare vittime»

L’Ingv pubblica il primo rapporto sulla sequenza sismica in atto. Finora oltre 3mila le scosse nell’area

[31 agosto 2016]

terremoto rapporto ingv

A sei giorni dal terremoto che ha spezzato vite ed edifici nel centro Italia – e alla quale sono seguite finora oltre 3mila scosse – l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia pubblica un primo rapporto sulla sequenza sismica in atto, basato sull’analisi dei dati sismologici, geologici e geodetici raccolti dalle reti di monitoraggio e dalle squadre di ricercatori e tecnici sul terreno.

«La zona interessata dal terremoto del 24 agosto – osservano dall’Ingv – si colloca all’interno di una fascia sismica ben nota, contraddistinta da elevata pericolosità e interessata nella storia sismica antica e recente da altri forti terremoti». La struttura responsabile dell’evento sismico (faglia sismogenetica) è orientata – sintetizza il giornale della Protezione civile – in direzione nord-nord-ovest – sud-sud-est e si estende per 25-30 km tra i centri di Norcia, a nord, e quello di Amatrice a sud; lo spostamento improvviso della faglia, alle 3:36 del 24 agosto è durato meno di dieci secondi ma lo scuotimento percepito dalla popolazione è stato molto maggiore, dell’ordine di un minuto o due. Succesivamente, l’analisi dei dati dei satelliti ha permesso di verificare che il settore a ovest della faglia si è abbassato in superficie di 10-20 cm.

«L’evento che ha colpito l’Italia centrale il 24 agosto scorso ancora una volta – commenta oggi Gabriele Ponzoni, segretario generale della Federazione europea dei geologi – ci ricorda come il Paese Italia sia fortemente esposto sui rischi naturali e in questo caso come sia notevolmente vulnerabile di fronte ai terremoti. Un evento significativo di magnitudine come quello occorso il 24 agosto non deve fare vittime: le conoscenze tecnico scientifiche ormai sono tali che si possono realizzare edifici e strutture in grado di sopportare dinamicamente questi eventi. Però tutto ciò può avvenire solo se si ha una buona conoscenza delle strutture presenti nel sottosuolo: cioè se la città è costruita su terreni soffici (o alluvionali, o duri come ammassi rocciosi, se esistono potenziali amplificazioni di sito o meno, se ci sono rischi collaterali sismo indotti, etc».

«Purtroppo i terremoti ci ricordano che lo sviluppo antropico non può avvenire senza conoscere bene e in modo approfondito il proprio territorio e soprattutto la geologia nella sia più ampia accezione scientifica e geotecnica. Pertanto – conclude Ponzoni – un primo passaggio dovrà essere quello di: 1) Completare  la  cartografia  geologica 2) completare gli  studi  di  microzonazione sismica 3) istituire il Fascicolo del Fabbricato 4) riqualificare l’intera filiera delle costruzioni. Ancora una volta diviene chiaro che la figura del geologo sia fondamentale in una società moderna sia come elemento chiave per un suo sviluppo economico e sia (e questo caso lo dimostra) strategico per uno sviluppo in sicurezza delle proprie popolazioni».