Nuovo trattato internazionale contro la pesca illegale. Fao soddisfatta

Necessarie risorse per costruire le capacità perché l’Accordo Psma favorisca la pesca sostenibile

[1 giugno 2017]

Secondo il direttore generale della Fao,  José Graziano da Silva, «L’Accordo sulle Misure dello Stato di Approdo (Agreement on Port State Measures – Psmaa) per prevenire, dissuadere ed eliminare la esca illegale, non Dichiarata e non regolamentata (Illegal, unreported and unregulated . Iuu), trattato internazionale volto a porre fine alla pesca illegale, fornisce al mondo tutti gli strumenti necessari per raggiungere il nostro obiettivo».

Da Silva ha spiegato che «Progettato per impedire che le imbarcazioni abbiano modo di scaricare il pescato illegale, il Psma è parte di uno sforzo globale per salvaguardare le risorse marine globali, Dall’accordo deriveranno tutta una serie di benefici aggiuntivi, come una migliore sostenibilità della pesca marina, e migliori condizioni di vita e di sicurezza alimentare per le comunità costiere. Si ridurranno le attività illecite spesso legate alla pesca illegale Iuu come la tratta dei lavoratori, gli abusi sul lavoro e la schiavitù.  Il Psma rappresenta infine un grande contributo verso il raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 14, che riede esplicitamente la fine della pesca illegale Iuu entro il 2020».

La Fao è sicura che «Il Psma sarà presto sottoscritto da 48 paesi – contando i 28 membri dell’Unione Europea come uno solo – ai quali stanno per aggiungersi Giappone e Montenegro, che hanno appena depositato le proprie adesioni. Ad un anno dalla sua entrata in vigore, questo dà un nuovo slancio al trattato, ha affermato Graziano da Silva, che si è detto certo che presto nuovi paesi seguiranno».

Intervenendo  alla prima riunione delle Parti, ospitata dal governo norvegese, per delineare i dettagli dell’attuazione del Psma, da Silva  ha ricordato che «Il trattato, promosso dalla Fao, limita l’accesso ai porti ai pescherecci che non rispettano una serie di regole, tra cui la prova che dispongono di licenze di esercizio adeguate e una trasparente lista delle specie e della quantità di pesci catturati. Il trattato è il coronamento di anni d’incontri diplomatici tesi a combattere il flagello della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IIU), che ammonta a 26 milioni di tonnellate per un valore di 23 miliardi di dollari l’anno e che rappresenta un’enorme minaccia al tentativo di rafforzare la pesca sostenibile negli oceani del mondo».

Le parti che aderiscono al trattato attualmente rappresentano più di due terzi del commercio ittico mondiale.

Il meeting in corso a Oslo è stata l’occasione per  definire le rispettive responsabilità delle parti aderenti: dagli Stati portuali, alle organizzazioni regionali per la gestione della pesca, agli organismi internazionali, inclusa la Fao.

Tra sotto esame ci sono le misure per assicurare lo scambio e la divulgazione delle informazioni in modo adeguato e rapido, visto che i porti sono tenuti a segnalare eventuali violazioni sia ai paesi di approdo, sia alle autorità regionali.  Fino a domani si discute inoltre della necessità tecniche aggiuntive da parte dei Paesi in via di sviluppo e successivamente un gruppo di lavoro si incontrerà questa settimana per stilare delle raccomandazioni «per la messa in opera di sistemi di finanziamento adeguati ad assicurare che ogni firmatario, incluso i piccoli Paesi insulari in via di sviluppo – situati in zone peschiere tra le più ambite al mondo – sia in grado di portare a termine i propri compiti».

La Fao evidenzia che «Il trattato stesso richiede ai firmatari di contribuire agli sforzi per la a costruzione delle capacità necessarie perché l’accordo funzioni».

Da Silva, che ha poi ringraziato pubblicamente la Norvegia, la Svezia e gli Stati Uniti per il loro sostegno al programma, ha concludo: «Questo è un momento cruciale” . La stessa Fao ha già impegnato 1,5 milioni di dollari per sostenere tali sforzi».