
In Europa sono bruciati 237 mila ettari di foreste nel solo mese di luglio

«Gli incendi boschivi sono una preoccupazione crescente in Europa, in particolare quella meridionale: la sola lotta antincendio non è più sufficiente per affrontare il problema. I Paesi europei interessati dovrebbero quindi adottare un approccio olistico che integri la lotta antincendio con la prevenzione degli incendi catastrofici, attraverso pianificazione e gestione intelligenti del territorio che riducano il rischio di incendi, ottenendo al contempo vantaggi per la biodiversità e tutti i servizi ecosistemici. Nell’affrontare il problema degli incendi in costante aumento è infatti necessario un approccio alla prevenzione integrato alla pianificazione del territorio che si adatti alle specificità locali e regionali, adottando interventi di prevenzione su misura all'ecosistema». È la sintesi di un ampio e approfondito documento realizzato sul tema da Wwf e Birdlife Europa e Asia Centrale (Lipu in Italia). Nel report – che arriva tra l’altro pochi giorni dopo un’analisi di Legambiente su quanto avvenuto su tale fronte in Italia da inizio anno – viene sottolineato che oltre il 95% degli incendi boschivi in Europa sono causati direttamente o indirettamente da attività umane e viene inoltre fornita una serie di soluzioni legate tanto all’aspetto della gestione dei roghi quanto a quello più attinente alla prevenzione.
Le associazioni richiamano anche fatti più o meno recenti che hanno provocato anche vittime e che si sono verificati in Turchia, Grecia, Cipro ma anche in sud Italia: in Calabria, Sardegna, Puglia e Sicilia si sono già sviluppati migliaia di roghi, alcuni dei quali stanno provocato inestimabili danni ambientali come a Caulonia (RC), Lago Salso (FG), Villasimius (CA) e Riserva dello Zingaro (TP).
Wwf e Lipu invitano i governi europei a passare da un approccio focalizzato sulla gestione dell'emergenza a un approccio proattivo basato sulla prevenzione e integrato alla gestione del territorio. Il testo ora pubblicato online evidenzia come concentrarsi esclusivamente sulle misure volte alla lotta attiva degli incendi in corso sia una strategia ormai fallimentare, e delinea quindi una tabella di marcia con una serie di indicazioni e raccomandazioni per rendere più resilienti e ricchi di biodiversità i territori maggiormente a rischio.
Il fatto è, sottolineano le due associazioni, che l'Europa è ormai in piena crisi climatica, sta registrando un forte aumento della frequenza, dell'intensità e dell’estensione degli incendi boschivi. Solo negli ultimi due anni è andato in fumo oltre mezzo milione di ettari, e si è verificato il più grande incendio boschivo mai registrato nell'UE. A luglio, in Europa sono andati in fumo oltre 237.000 ettari di foresta, quasi il doppio della superficie persa nello stesso periodo dell'anno scorso. E l'uomo è la causa principale di questi fenomeni, essendo appunto responsabile di oltre il 95% degli incendi.
Questi incendi causano danni ecologici diffusi, gravi perdite economiche e hanno profondi impatti sociali. Ogni anno gli incendi europei rilasciano in atmosfera una quantità di carbonio pari a quella prodotta dall'intero settore dell'aviazione globale in quattro mesi, e causano una perdita di produzione stimata tra i 13 e i 21 miliardi di euro, una cifra che sarebbe sufficiente a ripristinare completamente ogni anno una superficie forestale vasta quasi quanto la Slovenia. Invece, questi miliardi vanno letteralmente in fumo, mentre gli ecosistemi si degradano e i rischi climatici si intensificano.
Il documento presenta una strategia che genera benefici per tutti, incentrata sul ripristino ecologico, sulla gestione forestale «vicina alla natura» e sul coinvolgimento della comunità.
Le azioni chiave illustrate nel documento includono:
- Proteggere e ripristinare ecosistemi chiave come foreste naturali, aree umide e praterie, che forniscono servizi vitali e fungono da barriere antincendio naturali.
- Incentivare la gestione forestale più vicina alla natura per rendere i popolamenti forestali più resistenti e resilienti, e sostituire le piantagioni più infiammabili con specie autoctone più resistenti al fuoco.
- Rilanciare le pratiche agro-silvo-pastorali tradizionali per aumentare la biodiversità e ridurre il rischio di incendi boschivi sul territorio.
- Ripopolare le specie faunistiche che si nutrono di vegetazione combustibile contribuendo così a creare territori meno vulnerabili.
- Investire in sistemi di allerta precoce e sostenere le comunità “fire-smart” ovvero in grado di prevenire gli incendi boschivi, soprattutto nelle zone ad alto rischio.
Riccardo Gambini, responsabile delle politiche forestali e bioenergetiche presso BirdLife Europe, spiega: «La strategia europea in materia di incendi boschivi sta fallendo perché continua a investire denaro nella soppressione degli incendi invece di affrontare le cause alla radice. Le soluzioni basate sulla natura, come il ripristino degli ecosistemi e la gestione del territorio attenta al rischio di incendio boschivo, devono passare da marginali a tradizionali. I finanziamenti pubblici devono essere reindirizzati verso azioni preventive comprovate che rafforzino la resilienza sia del clima che del territorio».
Edoardo Nevola, responsabile Foreste del Wwf Italia, sottolinea: «L'Europa si trova a un bivio: possiamo continuare a investire in costose misure di emergenza oppure intraprendere azioni strategiche e scientificamente fondate per prevenire questi disastri prima che si verifichino. Il documento illustra come poterlo fare, e perché dobbiamo agire subito».
I fondi dell'Ue, insistono le due associazioni, devono abbandonare pratiche non sostenibili come bruciare alberi per la bioenergia e dare priorità a soluzioni basate sulla natura che riducano il rischio di incendi boschivi, proteggano la biodiversità e aumentino la resilienza dell’intero territorio. Sebbene gli incendi boschivi minaccino gli obiettivi climatici e ambientali fondamentali, un'azione urgente e coordinata può rompere il circolo vizioso. Con gli investimenti giusti, concludono le due associazioni, l'Europa può creare ecosistemi più sicuri e più resilienti in grado di sostenere sia la natura che le comunità.
