In Europa il record di auto per abitanti è nostro: con veicoli sempre più vecchi e con le elettriche ferme allo 0,7%
L’Italia vanta in Europa il poco entusiasmante record di automobili per numero di abitanti: 701 ogni 1000. Vanta anche un altro record: siamo il paese con più autobus, oltre 101 mila. Una buona notizia? Non proprio, visto che l’88% di questi va a gasolio e appena il 2,4% va a batteria. Per le auto, guardando al tipo di alimentazione, il quadro non è migliore, anzi: il 42,7% monta motori alimentati a benzina, il 39,8% a diesel. Le elettriche? La fiammata innescata dal bonus rottamazione ha portato le vendite 2025 al 6,2% del totale, una percentuale in aumento dal 4,2% dell’anno precedente, ma decisamente inferiore a quella dei principali paesi europei, che si l'anno scorso si è attesta tra i 18 e i 20 punti percentuali. In rapporto al totale circolante poi, l’elettrico è inchiodato a un misero 0,7%: anche in questo caso contrariamente a quel che sta avvenendo nel resto dell’Ue, che al di là delle performance inarrivabili di paesi come la Finlandia, la Danimarca, il Lussemburgo, i Paesi Bassi (per non parlare di paesi extra Ue come Norvegia e Islanda, rispettivamente al 27% e al 12%) si attesta su una media più che tripla rispetto alla nostra, 2,3%. E, ultimo dato, sempre per restare al parco auto circolante: quello italiano è vecchio, con veicoli di età media di 13 anni.
A fornire il quadro è l’ultimo report dell’associazione europea dei costruttori di automobili, l’Acea, (Association des constructeurs européens d’automobiles) dal titolo «Vehicles on european roads - January 2026”. Il documento analizza l’andamento del mercato automotive in Europa, con informazioni particolareggiate per ogni paese e con focus per i diversi tipi di veicoli. E l’Italia non brilla affatto, all’interno di questo quadro. Per esempio, si legge che ’età media dei veicoli commerciali leggeri nell’Ue era di 12,9 anni nel 2024. «Tra i quattro mercati più grandi dell’Ue, l’Italia aveva il parco veicoli più vecchio (15 anni), seguita da vicino dalla Spagna (14,7 anni) e dalla Francia (11,2 anni)». Siamo sul podio anche per la concentrazione di auto: «L’Italia ha registrato la più alta densità di automobili nell’Ue (701 ogni 1.000 persone), mentre Cipro ha registrato la più alta densità di veicoli commerciali e autobus (135 ogni 1.000 abitanti). All’opposto, la Lettonia ha registrato la densità di automobili più bassa (418 ogni 1 000 persone) e la Lituania la densità di veicoli commerciali e autobus più bassa (52 ogni 1 000 abitanti)». In termini assoluti, nel nostro paese, sempre sulla base dei dati forniti da Acea sul 2024, le auto circolanti sono oltre 41 mila. Più che da noi ce ne sono solo in Germania, oltre 49 mila, che però conta circa 83 milioni di abitanti, contro i neanche 59 milioni dell’Italia: siamo 10 milioni in meno dei francesi, per fare un altro esempio, che al 2024 avevano 39 mila auto circolanti; oppure, altro esempio ancora, siamo circa 10 milioni in più degli spagnoli, proprietari secondo i dati Acea di un numero di auto che è quasi la metà delle nostre, 26 mila.
Ma il problema con cui deve fare i conti l’Italia non è solo il numero di auto circolanti. Il fatto è che complice un circolo vizioso fatto di un abbassamento del reddito reale delle famiglie italiane (in 20 anni -4,4% contro il +22% della media europea) e costi medi delle auto che hanno superato la soglia dei 30 mila euro, i veicoli circolanti nel nostro paese hanno un’età media di 13 anni (i bus saranno pure tanti, ma fanno anche peggio: 13,9 anni di età media). E, soprattutto, sono ancora troppo inquinanti, se si considera che la stragrande maggioranza (oltre il 90%) monta motori a benzina, diesel e gpl che producono emissioni di gas serra in quantità, che le plug-in sono il 7% del totale e quelle a batteria sono ferme allo 0,7%. Con l’operazione del bonus rottamazione il governo – che peraltro ha reperito i 597 milioni per metterlo in campo sottraendo i fondi dal budget per installare nuove colonnine di ricarica – ha contribuito a dare una spinta al settore. Ma affinché le vendite dei veicoli elettrici registrate a fine 2025 non rimangano un fuoco di paglia, servono misure strutturali che vadano incontro all’interesse mostrato dagli italiani in quel frangente e che siano efficaci nell’accompagnare davvero la transizione verso un parco auto meno inquinante.