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Quando il suono dei cetacei racconta il clima che cambia

La temperatura del mare si sta innalzando, e molto velocemente. Ma cosa ci raccontano le frequenze emesse dai cetacei che vivono in queste acque, sempre più calde? Ecco come il Parco nazionale Arcipelago Toscano sta monitorando la variazione termica delle acque costiere contribuendo così a una comprensione più accurata dell'impatto del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini. 

Emanuela Celona

Molti organismi marini producono suoni con frequenze di emissioni che spaziano dagli ultrasuoni agli infrasuoni. Le balene emettono suoni a bassissima frequenza, i delfini usano suoni a frequenza molto alta, le foche e i pesci vocalizzano a frequenze intermedie. Forse non è così noto, ma i suoni registrati in fondo al mare restituiscono informazioni preziose sugli ecosistemi marini, utili anche a studiare l'emergenza climatica in atto.

  • La temperatura del mare si sta innalzando, e molto velocemente. Ma cosa ci raccontano le frequenze emesse dai cetacei che vivono in queste acque, sempre più calde?

    È una domanda a cui possiamo dare delle risposte grazie al ruolo delle Aree marine protette in generale, e grazie a quelle del Santuario Pelagos in particolare, ovvero quell'area del Mediterraneo in cui vivono almeno otto specie di cetacei tutelate da uno specifico accordo firmato da Francia, Italia e Principato di Monaco. In quest'area, a inizio autunno, e più precisamente nel Parco nazionale Arcipelago Toscano, sono stati installati otto sensori lungo la colonna d'acqua a intervalli di 5 metri fino a una profondità di 40 metri, nei pressi della costa sud-ovest dell'Isola di Capraia, che consentiranno di raccogliere dati sulla variazione termica delle acque costiere contribuendo così a una comprensione più accurata dell'impatto del riscaldamento globale sugli ecosistemi dell'Arcipelago Toscano.

    Oltre ai sensori termici, è stato calato in mare, grazie alla collaborazione dell'Università di Pavia, anche un idrofono a circa 20 metri di profondità, con l'obiettivo di monitorare la presenza acustica dei cetacei che frequentano l'area del Santuario Pelagos, nonché di registrare altri suoni marini, inclusi quelli di origine antropica: si tratta di azioni previste dal Progetto CLAPS (Climate Adaptation Pelagos Sanctuary) finanziato dalla Initiative Pelagos, Fondazione Principe Alberto II di Monaco che coinvolge 12 i partner allo scopo di monitorare gli effetti del cambiamento climatico nel Santuario, sia con l'installazione di sensori termici per misurare la temperatura dell'acqua e sia con idrofoni per ascoltare i cetacei e quindi comprendere gli effetti dell'innalzamento della temperatura e l'impatto del rumore su questi abitanti del mare.

    Convinto sostenitore del progetto è Maurizio Burlando, direttore del Parco nazionale dell'Arcipelago toscano che ci racconta: «Partecipare al progetto CLAPS consente di rafforzare il nostro impegno per la tutela del mare e dei suoi abitanti, in una logica di rete e di cooperazione tra enti gestori. Il Santuario internazionale per la protezione dei mammiferi Pelagos rappresenta infatti una sfida ma al contempo un'opportunità per coniugare conservazione, ricerca e sostenibilità delle attività umane e siamo particolarmente contenti di poter contribuire al progetto CLAPS lavorando con molte altre aree marine protette e parchi nazionali che insistono in questa porzione strategica del Mar Mediterraneo straordinariamente ricca di biodiversità».

    Chi misura che cosa, in fondo al mare

    Fondamentale nella realizzazione e assemblaggio degli idrofoni e soprattutto nella elaborazione dei dati raccolti, è il gruppo di ricerca guidato dal professore Claudio Fossati presso il Laboratorio di Bioacustica ed Ecoacustica del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pavia, come ci spiega Francesca Giannini, funzionaria tecnica e biologa del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, raggiunta al telefono: "Il compito di questa attrezzatura è quello di studiare i suoni emessi dal biota marino. In mare infatti, si percepiscono molti suoni: alcuni sono emessi dagli animali, altri sono rumori di fondo prodotti dalle componenti abiotiche dell'ecosistema, altri sono di origine antropica e proprio questi ultimi possono interferire con la vita degli organismi marini. Il progetto CLAPS e la collaborazione con altre aree marine protette in Toscana, in Liguria e in Sardegna nasce per conoscere meglio lo stato di conservazione delle popolazioni dei mammiferi che vivono vicino alle coste e per capire come sta cambiando l'ambiente marino», racconta la biologa del parco.

    Gli idrofoni, questi sconosciuti

    Gli idrofoni sono sofisticati strumenti che registrano i suoni ambientali ad ampio spettro, oltre quelli prodotti dagli esseri viventi, ad esempio i mammiferi o i pesci e i crostacei (perché anche loro producono suoni!) e dalle attività umane, il traffico nautico, le operazioni industriali e marittime. Ad oggi, nella aree protette che partecipano al progetto, sono stati posizionati sia sensori di temperatura che idrofoni.

    Questi ultimi strumenti vengono posizionati sul fondo del mare fissati a un pesante sacco biodegradabile: ogni due mesi si provvede alla sostituzione della batteria e a scaricare la scheda dei dati registrati. Obiettivo delle registrazioni, intercettare i suoni dei cetacei vicino alle coste: «Il nostro idrofono, posizionato presso la costa sud-ovest dell'Isola di Capraia, servirà per intercettare eventuali mammiferi marini che nuotano nelle acque protette, compresa eventualmente la foca monaca la cui presenza era già stata rilevata in passato grazie ad una telecamera istallata dentro la grotta dove l'animale si rifugiava», spiega la ricercatrice.

    Il suono del mare

    Gli idrofoni, registrando suoni ad ampio spettro, riescono a captare frequenze molto diverse, emesse da ogni essere vivente. Ad esempio: «I tursiopi emettono suoni a lunghezza d'onda molto elevata; le foche, invece, vocalizzano a frequenze intermedie, tra i delfini e i pesci, mentre le balene producono suoni a frequenza più bassa", spiega Francesca Giannini.

    La parte complessa è l'analisi delle registrazioni, per individuare i tratti che caratterizzano le diverse specie e per questo l'esperienza del gruppo di ricerca di Fossati è fondamentale. I dati, se raccolti su ampi periodi temporali, possono restituire informazioni preziosissime sulla vita in fondo al mare. Possiamo scoprire quali specie vivono nelle nostre acque, quali sono i periodi nei quali utilizzano maggiormente le aree indagate e altri elementi che ci aiutano a comprendere meglio i loro comportamenti. Inoltre la registrazione dei rumori ambientali di origine antropica ci può aiutare molto nella gestione di un'area protetta. E non dimentichiamo che sono stati posizionati anche sensori per controllare la temperatura dell'acqua, con la restituzione di dati molto accurati, che andranno tra l'altro ad aggiornare il data-set di T-MEDnet, una iniziativa nata per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici in Mediterraneo. La raccolta di informazioni è essenziale, ma ancor di più la messa in atto di standard di monitoraggio condivisi, in modo da avere dati confrontabili."

    La fugace apparizione della foca monaca

    Il progetto CLAPS nel Parco Nazionale Arcipelago Toscano è iniziato nel 2024. grazie alla costituzione di un partenariato coordinato dall'Area Marina Protetta di Portofino, quando sono arrivati i primi finanziamenti della Fondazione Principe Alberto II di Monaco e della Initiative Pelagos che, dal 2021, vede la collaborazione di WWF, IUCN e la Rete delle Aree marine protette del Mediterraneo per rafforzare la protezione del Santuario Pelagos.

    «Nelle acque dell'Arcipelago Toscano ci sono stati, nel corso dell'ultimo ventennio, rari avvistamenti di foca monaca, ad esempio presso l'Isola del Giglio e a Pianosa, ma il caso di Capraia, dove un esemplare è stato segnalato a partire dal 2020 ed è stato avvistato più volte in una grotta, controllata successivamente da una telecamera, ci ha indirizzato verso un monitoraggio più accurato. Il monitoraggio, tutt'oggi in corso, è seguito dalle ricercatrici di ISPRAGiulia Mo e Sabrina Agnesi e coinvolge oltre Capraia altre isole dell'Arcipelago Toscano", racconta Francesca Giannini. Sembrerebbe un segno positivo per la specie, ma sappiamo ancora troppo poco su questo mammifero e c'è ancora molto lavoro da fare».

    Il ruolo delle reti (non da pesca)

    Il progetto di posizionamento di sensori della temperatura e del rilevatore di suoni ha un importante rilievo scientifico, in termini di raccolta dati e confronto degli stessi, anche perché mette insieme diversi gruppi di lavoro.
    Prosegue Francesca Giannini: «È un progetto che apre le menti, in cui impariamo gli uni dagli altri. Perché è la capacità di relazionarsi che contribuisce a trovare soluzioni. La tutela della biodiversità, come tutti sappiamo, lavora su processi lunghi nel tempo e complessi: per questo è fondamentale collaborare."

    Del resto, il bacino del Mar Mediterraneo è stato identificato come hotspot di biodiversità a rischio climatico, con temperature del mare che aumentano più rapidamente rispetto ad altre aree e con ondate di calore marine, siccità e inondazioni costiere sempre più frequenti. Anche per questo motivo, le aree marine protette, se efficacemente gestite, possono rappresentare soluzioni basate sulla natura per l'adattamento al clima, fornendo rifugi e aumentando la resilienza di habitat e specie ai cambiamenti climatici. Più efficace è la protezione, più gli organismi e gli ecosistemi saranno in grado di far fronte e continuare a sostenere zone di pesca produttive e altri servizi ecosistemici», conclude la biologa.

    Il Santuario Pelagos

    La rete delle aree marine protette e dei parchi nazionali che insistono su Pelagos nasce nel 2019 su iniziativa dell'AMP Portofino (che ne diventerà poi il Coordinatore) e il supporto di WWF Italia e MedPan (Mediterranean Protected Areas Network) e dell'allora Ministero dell'Ambiente.

    Nel 2019 le aree marine avevano sottoscritto un protocollo d'intesa con l'obiettivo di incrementare le azioni di tutela e conservazione del Santuario per la protezione dei mammiferi marini Pelagos con particolare riferimento ai Comuni costieri firmatari della Carta di partenariato Pelagos.

    Il network è costituito da: Aree Marine Protette di Portofino, Cinque Terre, Isola di Bergeggi, Secche della Meloria, Capo Testa Punta Falcone, Parco nazionale Arcipelago Toscano, Parco nazionale dell'Asinara, il Parco nazionale della Maddalena e l'Area di tutela Marina di Capo Mortola.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.