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Cosa resta a Roma dopo un Giubileo da 33 milioni di pellegrini, in vista del prossimo nel 2033

 |  Editoriale

Il Giubileo Ordinario 2025 lascia, oltre all’eredità spirituale affidata al popolo cattolico, un’eredità materiale che è il risultato dalla sua capacità di attirare nella città di Roma flussi straordinariamente importanti di visitatori. Secondo la stima ufficiale del Vaticano, a Roma sono giunti per gli eventi giubilari 33.475.369 pellegrini da 185 paesi. Si tratta di una cifra importante (oltre che di un caso di precisione statistica del tutto inusuale nel mondo del turismo). Ci si colloca a metà strada tra le previsioni più prudenti della vigilia, che ipotizzavano l’arrivo di 31 milioni di pellegrini, e quelle più ottimistiche, che ne prevedevano 35 o ne immaginavano 40.

La valutazione dell’impatto del Giubileo sull’economia turistica romana e nazionale è però necessariamente più sfumata di quanto suggeriscano le dichiarazioni ufficiali. Commercianti e albergatori hanno registrato effetti molto più modesti e dati sostanzialmente in linea con le tendenze degli altri anni.

Le dinamiche reali sono d’altronde più complesse e meno lineari di quelle che vengono annunciate. I grandi eventi attraggono certamente turisti, ma hanno spesso l’effetto di dissuadere coloro che, a torto o a ragione, temono di ritrovarsi in destinazioni che ci si aspetta sovraffollate. Almeno in parte, quindi, si tratta di flussi che statisticamente si sovrappongono piuttosto che aggiungersi al turismo tradizionale.

Il turismo religioso, inoltre, non è “altospendente”, si rivolge solo marginalmente all’ospitalità tradizionale e lo fa comprimendone i margini. Inoltre, riguarda viaggiatori spesso organizzati in gruppi, che tendono a contenere i loro costi in ragione non solo di una congiuntura economica non favorevole (come quella attuale), ma anche di motivazioni di viaggio che sono appunto spirituali, piuttosto che edonistiche.

Quello del 2025 è stato il Giubileo delle occasioni mancate, innanzi tutto per quanto riguarda il rapporto tra turismo e residenti. Vi è stato un clamoroso eccesso di offerta di affitti brevi, con investimenti massicci già dal 2024 per le forti aspettative di facili profitti nell’Anno Santo. Delusi gli investitori per i tassi di occupazione ed i guadagni inferiori alle attese, non sono mancati invece effetti negativi importanti sul mercato degli alloggi residenziali, a cui sono state sottratte disponibilità importanti. La conseguenza è stata un aumento generalizzato del prezzo degli affitti, anche in zone periferiche, che si è assommato ad un tasso di inflazione locale più alto di quello nazionale, evidentemente sostenuto dalla spesa turistica.

Occasione mancata anche per gli investimenti infrastrutturali. Un ambizioso programma di interventi di riqualificazione e ammodernamento “in preparazione dell’anno giubilare” ha realizzato alla fine del 2025 molti cantieri aperti e assai pochi conclusi. I dati pubblicati sul sito del Comune di Roma[1] indicano come conclusi al 19 dicembre scorso solo 23 dei 119 interventi con soggetto attuatore Roma Capitale, per un importo che non arriva al 10% dei finanziamenti relativi al Giubileo. Le cronache locali riferiscono ancora di disagi e degrado, specialmente visibili nella piazza antistante la Stazione Termini.

Puntualmente è invece partita a metà gennaio 2026 una campagna di comunicazione istituzionale[2] che “racconta il Giubileo attraverso il suo lascito alla comunità”, con uno slogan che, alla luce dei risultati, suona per lo meno enigmatico: “Quando i numeri sono emozioni”.

Occasione mancata, infine, anche per quanto riguarda la sostenibilità. Il Giubileo porta flussi non su borghi e aree interne (come dice di volere il governo), bensì su una città che è già in sofferenza da “overtourism” e su attrattori già congestionati con solo un parziale riequilibrio a favore di quelli religiosi: un po’ meno Colosseo ed un po’ più San Pietro, insomma. Delle buone intenzioni (ad esempio, la promozione di una ospitalità diffusa e responsabile che ha legittimato una partnership ufficiale tra Airbnb e il Dicastero vaticano per l’evangelizzazione) si sono perse le tracce, quando invece turismo religioso e turismo sostenibile potrebbero essere alleati esemplari (si veda per tutti l’esperienza del Cammino di Santiago).

Per il prossimo Anno Santo probabilmente non ci sarà da aspettare un quarto di secolo. Salvo una diversa decisione del Pontefice, sarà il 2033. Il sindaco Gualtieri ha proposto di cominciare subito a lavorarci ed evitare le corse contro il tempo, come nel 2025. Richiesta saggia, perché non si tratta solo di eseguire lavori, ma di riflettere su una Roma diversamente accogliente. Il Giubileo 2033 avrà un grande significato per i cattolici, celebrando il duemillesimo anniversario della Redenzione. Per tutti e specialmente per i romani potrebbe essere anche il Giubileo della sostenibilità. Il conto alla rovescia è già cominciato.

[1] https://www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/Indice_Interventi_Giubileo_251219.pdf

[2] https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/giubileo-2025-quando-i-numeri-sono-emozioni.page#

Nicola Bellini

Nicola Bellini è professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Insegna economia del turismo presso la Fondazione Campus – Università di Pisa e management del turismo culturale a IULM (Milano). Dal 2009 al 2011 è stato direttore dell’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana (IRPET). Nel corso del 2022 è stato esperto della Commissione Europea per la valutazione ex ante della priorità “Turismo sostenibile” nell’ambito del programma “Agenda Urbana dell’Unione Europea”.