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Nel 2025 il calore globale degli oceani ha raggiunto un nuovo record

Nonostante La Niña, il riscaldamento globale degli oceani è continuato per il nono anno consecutivo e sta accelerando
 |  Crisi climatica e adattamento

Secondo lo studio “Ocean Heat Content Sets Another Record in 2025”, pubblicato su Advances in Atmospheric Sciences da un team internazionale di ricercatori guidato da Yuying Pan dell’Accademia Cinese delle scienze e del quale faceva parte anche Franco Reseghetti e Simona Simoncelli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, «Il riscaldamento globale degli oceani è continuato senza sosta nel 2025, in risposta all'aumento delle concentrazioni di gas serra e alle recenti riduzioni degli aerosol solfati, riflettendo l'accumulo di calore a lungo termine all'interno del sistema climatico» e Questo nonostante condizioni che, nel corso dell’anno, si sono evolute verso La Niña che dovrebbe portare a un raffreddamento.
Il team di scienziati scrive che, secondo le stime dell’Institute of Atmospheric Physics dell’Accademia Cinese delle Scienze (IAP/CAS), «Nel 2025, il contenuto di calore oceanico (OHC) globale nella parte superiore dei 2000 metri è aumentato di circa 23 ± 8 ZJ rispetto al 2024». Anche i dati CIGAR-RT e Copernicus Marine confermano il continuo aumento del calore oceanico.

Circa il 33% della superficie oceanica globale si è classificata tra le 3 più calde del periodo 1958-2025), mentre circa il 57% rientrava tra le prime 5, inclusi il il Mar Mediterraneo, l'Oceano Atlantico tropicale e meridionale, l'Oceano Indiano settentrionale e gli Oceani meridionali, «A sottolineare l'ampio riscaldamento oceanico in tutti i bacini». Evidenziano i 55 scienziati provenienti da 31 istituti di ricerca.

Quindi, lo studio dimostra che il contenuto di calore dell'oceano globale nei 2.000 metri superiori della colonna d’acqua ha stabilito un record per il nono anno consecutivo, aumentando di 23 zettajoule rispetto al 2024, una quantità di energia che potrebbe alimentare un'auto elettrica per fare mille miliardi di volte un giro completo dell'equatore terrestre.
I 2.000 metri di profondità marina, che assorbono circa il 93% del calore in eccesso del sistema terrestre, rappresentano un indicatore cruciale dell'impatto del riscaldamento globale. Il rapporto, guidato dall'Istituto di Fisica Atmosferica dell'Accademia Cinese delle Scienze, ha coinvolto in paesi come Cina, Stati Uniti, Francia e Italia.

Diversi dataset regionali e globali hanno costantemente indicato una tendenza al riscaldamento degli oceani, con un aumento significativo del tasso a partire dagli anni '90.
La temperatura media globale della superficie terrestre nel 2025 è stata leggermente inferiore a quella del 2024, in linea con lo sviluppo delle condizioni La Niña (un modello climatico caratterizzato da alisei più forti del normale e temperature della superficie del mare più fredde nel Pacifico equatoriale centrale e orientale) a partire dall'inizio del 2025. Ma l'anno è rimasto eccezionalmente alto rispetto agli standard storici, classificandosi come il terzo anno più caldo dal 1955.

Come scrive Bruno Pagnanelli sulla sua seguitissima pagina Facebook che non lascia passare impunita nessuna teoria negazionista, «Lo studio però mostra che l’oceano terrestre ha accumulato più calore nel 2025 di qualsiasi altro anno da quando esistono misurazioni moderne» e aggiunge: «I risultati confermano che gli oceani sono oggi il principale “serbatoio” di calore del sistema climatico, assorbendo oltre il 90 % dell’eccesso di energia causato dai gas serra. Questo accumulo di calore ha molteplici impatti: espansione termica (che contribuisce all’innalzamento del livello del mare), alterazione dei modelli meteo (es. uragani più intensi) e stress agli ecosistemi marini, come le barriere coralline».

Pagnanelli conclude: «Lo studio sottolinea inoltre che il trend di riscaldamento oceanico si è intensificato soprattutto negli ultimi decenni e che questa tendenza continuerà finché le emissioni di gas serra non verranno ridotte in modo significativo. E mentre questo accade in silenzio, le scimmie urlatrici dell’ideologia, capeggiati da politici sempre più in malafede, coprono ogni notizia degna di terrore con il rumore delle sciocchezze. Adesso si stupiscono del perché non ci sia una nuova flottilla a raggiungere l’Iran. Fateci caso, adesso la narrazione angelucciana questo passa».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.