Dimensionamento scolastico, Legambiente contro il commissariamento delle Regioni
Il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna segna un nuovo capitolo nello scontro tra Governo e Regioni sul futuro della scuola pubblica. Al centro della contesa c’è il dimensionamento della rete scolastica previsto dal Pnrr, che punta a ridurre il numero delle autonomie attraverso l’accorpamento degli istituti, fissando soglie minime di studenti per scuola. Una misura presentata come razionalizzazione, ma che secondo molte amministrazioni territoriali rischia di produrre effetti opposti a quelli dichiarati, soprattutto nelle aree interne e periferiche del Paese.
A intervenire con una posizione netta è Legambiente Scuola e Formazione, che legge il provvedimento non come un atto tecnico, ma come una scelta politica capace di incidere profondamente sulla qualità dell’istruzione e sulla tenuta sociale dei territori. L’associazione parla di un’impostazione centralistica che ignora la complessità geografica italiana e il ruolo strategico della scuola nei piccoli comuni.
«L’annoso problema del dimensionamento, non è un semplice atto tecnico per rispettare le scadenze del Pnrr, ma una scelta politica che colpisce il cuore della democrazia scolastica, è il preludio a un ulteriore e insostenibile affollamento delle aule – dichiara Elena Ferrario, presidente di Legambiente Scuola e Formazione – Accorpare istituti significa, nei fatti, stipare un numero sempre maggiore di studenti in spazi spesso inadeguati. Invece di cogliere l'occasione del calo demografico per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare la qualità della didattica, si sceglie di tagliare le autonomie, penalizzando l'apprendimento, la sicurezza e l'inclusione».
Il nodo non riguarda solo l’organizzazione amministrativa, ma il modello di sviluppo dei territori. Nelle aree montane, nelle zone interne e nei comuni più piccoli, la scuola rappresenta spesso l’ultimo presidio pubblico rimasto, un punto di riferimento culturale e sociale che tiene insieme le comunità e contrasta lo spopolamento.
È proprio questa dimensione territoriale che, secondo Legambiente Scuola e Formazione, viene completamente trascurata dall’applicazione di criteri uniformi basati esclusivamente sul numero di alunni. Il commissariamento delle Regioni che avevano tentato di introdurre correttivi viene letto come un segnale di chiusura al dialogo e di forzatura istituzionale.
«Non possiamo accettare che la transizione educativa venga ridotta a una partita contabile – prosegue l’associazione – Per l’Umbria, la Toscana, l’Emilia-Romagna e la Sardegna, come tutta la Penisola italiana, con territori montani e vaste aree interne, perdere un’autonomia scolastica non significa solo cambiare un ufficio amministrativo, ma avviare un processo di impoverimento del territorio. Meno dirigenti e meno personale amministrativo si traducono inevitabilmente in una minore capacità delle scuole di progettare, di fare rete e di rispondere alle sfide della sostenibilità e dell'inclusione».
La lotta alla dispersione scolastica, sottolinea Legambiente Scuola e Formazione, passa da politiche opposte rispetto a quelle contenute nel dimensionamento: investimenti in edilizia scolastica sicura, innovazione didattica, servizi educativi di prossimità e una scuola capace di dialogare con il territorio.
Da qui la richiesta al Governo di sospendere l’attuale impostazione e di aprire un confronto reale con Regioni, enti locali e comunità educanti. La scuola non può essere trattata come una variabile di bilancio, ma deve tornare a essere uno degli assi portanti della programmazione territoriale e delle politiche per la coesione sociale.