Skip to main content

Il gambero autoctono del Ticino, tra declino e nuove speranze

Con il progetto Eco4Ticino, Italia e Svizzera uniscono dati, monitoraggi e strategie per tutelare Austropotamobius italicus e la biodiversità del corridoio fluviale
 |  Natura e biodiversità

Il Ticino è molto più di un confine naturale tra Italia e Svizzera. È un corridoio ecologico strategico, un asse vitale che attraversa territori diversi ma profondamente connessi, e che oggi rappresenta uno dei laboratori più interessanti di cooperazione ambientale transfrontaliera. È in questo contesto che nasce Eco4Ticino, progetto Interreg sviluppato all’interno di Iniziativa Ticino e coordinato da Istituto Oikos, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza e la tutela della biodiversità lungo l’intero corso del fiume, armonizzando monitoraggi, dati e strategie di gestione tra i due Paesi.

Tra le specie simbolo su cui si concentra l’attenzione del progetto c’è il gambero di fiume autoctono, Austropotamobius italicus, oggi sempre più raro e frammentato. Il Ticino e i suoi affluenti ospitano infatti le ultime popolazioni residue di questo crostaceo, che rappresenta l’unica specie indigena di gambero presente nell’area di studio. Una presenza preziosa ma fragile, messa a dura prova da una combinazione di fattori che negli ultimi decenni ne hanno drasticamente ridotto la distribuzione.

Il gambero autoctono resiste, ma lo fa in popolazioni isolate, spesso separate tra loro. La sua sopravvivenza è minacciata dalla diffusione di specie esotiche invasive, come il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), il gambero della California (Pacifastacus leniusculus) e Faxonius limosus, vettori della cosiddetta “peste del gambero”, una malattia fungina letale per le specie europee. A questo si aggiungono la perdita e l’alterazione degli habitat fluviali e i cambiamenti del regime idrico legati alle attività umane, che rendono sempre più difficile la conservazione di ambienti idonei.

Per capire come stanno evolvendo queste popolazioni, Eco4Ticino ha promosso un nuovo grande sforzo di monitoraggio. Nel Canton Ticino, il primo inventario sistematico dei gamberi d’acqua dolce risaliva al periodo 1997–2007. Dopo oltre quindici anni, tra il 2021 e il 2023, le 89 stazioni storiche sono state nuovamente indagate. Circa 5.000 individui autoctoni sono stati rilevati in 46 stazioni, con il Mendrisiotto che si conferma area chiave per la specie, seguito dal Locarnese. Parallelamente, però, le specie invasive continuano a espandersi, rendendo necessarie misure di contenimento sempre più mirate.

Nel 2025 il progetto ha esteso il monitoraggio anche al versante italiano del fiume Ticino, colmando un’importante lacuna conoscitiva. Cinquanta stazioni sono state controllate tra Lombardia e Piemonte, e in tredici di queste è stata confermata la presenza di Austropotamobius italicus. Un dato incoraggiante arriva dall’individuazione di sei nuove stazioni rispetto alle informazioni disponibili in precedenza, segnale che alcune popolazioni autoctone potrebbero essere più diffuse di quanto si pensasse. Allo stesso tempo, in diverse aree sono state rilevate anche specie esotiche, a conferma di una pressione crescente sugli ecosistemi fluviali.

Per rafforzare le azioni di tutela, le popolazioni non ancora caratterizzate sono state analizzate anche dal punto di vista genetico, in collaborazione con l’Università dell’Insubria. Queste analisi permettono di individuare eventuali zone di contatto tra popolazioni o specie diverse, fornendo informazioni fondamentali per orientare le strategie di conservazione e prevenire ulteriori rischi.

Uno degli aspetti più rilevanti di Eco4Ticino è proprio la costruzione di un modello di cooperazione stabile tra Italia e Svizzera. Gli esperti dei due Paesi hanno messo a punto protocolli di campionamento condivisi e schede di rilievo comuni, facilitando lo scambio di dati e una lettura unitaria dello stato di salute del fiume e dei suoi abitanti. Un approccio che dimostra come la tutela della biodiversità non possa fermarsi ai confini amministrativi, ma richieda visioni condivise, monitoraggi continui e un coordinamento costante.

Grazie a questo lavoro congiunto, diventa possibile proteggere in modo più efficace le popolazioni autoctone, tentare di contenere la diffusione delle specie invasive e pianificare strategie di gestione basate su dati aggiornati e comparabili. Un percorso che unisce ricerca scientifica, cooperazione istituzionale e tutela della biodiversità, con l’obiettivo di garantire un futuro non solo al gambero autoctono, ma a tutto il patrimonio naturale che il Ticino continua a custodire lungo il suo corso.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.