Greenpeace a Trump e Meloni: «L’Artico e la Groenlandia non sono in vendita!»
Il 9 gennaio 2026 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato il “Piano italiano italiano per l’Artico”, definendo l’area «particolarmente strategica» e sottolineando la volontà di preservarla come zona di pace, ma Greenpeace Italia commenta: «Peccato, però, che abbia anche menzionato l’intenzione di favorire gli investimenti delle aziende italiane in questa zona». E l’organizzazione ambientalista aggiunge che «Come se non bastasse, a questo quadro preoccupante si aggiungono le recenti dichiarazioni di Donald Trump, sempre più interessato alla Groenlandia: un asset strategico da “acquistare” per le sue terre rare e per la sua posizione militare».
Ma Greenpeace ricorda anche una questione colossale che sembra scomparsa dal dibattito geopolitico dopo che Trump e le destre sovraniste al suo servizio hanno preso d’assalto le politiche climatiche e per la biodiversità: «La Groenlandia è parte di un ecosistema, l’Artico, che non appartiene a una singola nazione e che deve essere considerato patrimonio dell’umanità intera. Non possiamo permettere che un territorio così prezioso per il pianeta venga messo in pericolo in nome del profitto!»
Gli ambientalisti mettono in fila le minacce per l’Artico: «Molte compagnie minerarie stanno cercando di dipingere l’estrattivismo in Groenlandia come “necessario per la transizione verde”. Ma non esiste nulla di verde nel distruggere la biodiversità artica per alimentare un modello di consumo insostenibile. Nonostante alcune moratorie, nel 2026 la spinta per l’estrazione mineraria nei fondali marini artici rimane una minaccia concreta. Le macchine mangia-fango potrebbero distruggere specie non ancora scoperte e creare danni incalcolabili a ecosistemi troppo preziosi per il pianeta».
Greenpeace fa anche l’elenco di cosa bisogna fare per difendere davvero l’Artico e tutti i mari del mondo e rivela i ritardi abissali del governo italiano: «Abbiamo bisogno di raggiungere l’obiettivo 30×30: proteggere il 30% degli oceani mondiali entro il 2030. Il Trattato Globale sugli Oceani è lo strumento giuridico che permetterà di istituire aree protette anche in alto mare, dove nessuno ora interviene a tutela degli ecosistemi. Il Trattato ha finalmente raggiunto le 60 ratifiche necessarie ed entrerà ufficialmente in vigore il 17 gennaio 2026. Tuttavia, c’è un’ombra: l’Italia è ancora fuori. Nonostante le promesse fatte durante la presidenza del G7, il nostro Paese l’ha ancora ratificato. Mentre superpotenze come gli USA di Trump o la Russia guardano all’Artico con mire estrattive, l’Italia rischia di restare ai margini del processo decisionale che scriverà le regole per la difesa dei mari».
Per oltre un decennio, Greenpeace ha combattuto con la campagna “Save the Arctic” per fermare chi vedeva nello scioglimento dei ghiacci solo una nuova opportunità di profitto. Dalle spettacolari azioni contro le piattaforme di Cairn Energy al largo delle coste groenlandesi, fino alla storica performance di Ludovico Einaudi tra i ghiacci delle Svalbard, il nostro obiettivo è sempre stato chiaro: creare un Santuario Globale. Senza dimenticare la vicenda degli Arctic 30 del 2013, quando 30 tra attivisti e attiviste e membri dell’equipaggio della nave di Greenpeace Arctic Sunrise furono arrestati dalle autorità russe con l’accusa di pirateria e teppismo, dopo una protesta pacifica contro la piattaforma petrolifera Prirazlomnaya.
«Hanno provato a fermarci, ma non ci sono riusciti – dicono a Greenpeace - E i risultati ottenuti sono stati eccezionali. Colossi come Shell e BP hanno abbandonato i loro piani di perforazione nell’Artico. In Groenlandia, nel 2021, il governo di Nuuk ha ufficialmente sospeso ogni nuova licenza per l’esplorazione petrolifera. E proprio a dicembre 2025 la Norvegia ha fatto marcia indietro sulle estrazioni minerarie sottomarine nell’Artico fino al 2029!».
Ma di fronte all’offensiva di Trump, alla tremebonda risposta della Commissione europea e alla complicità della destra bisogna agire subito, anche perch, ricorda ancora Greeenpeace Italia, «Il 17 gennaio 2026 sarà una data storica per il nostro pianeta: è il giorno in cui il Trattato Globale sugli Oceani entrerà ufficialmente in vigore, diventando legge internazionale vincolante. Ma il mondo farà un passo avanti senza l’Italia, perché il nostro Governo non ha ancora ratificato il Trattato. Il nostro Paese ha scelto di non contare niente mentre si scrivono le regole per proteggere i mari, ma noi non ci arrendiamo! Chiediamo al Governo italiano di: 1. Ratificare subito il Trattato Globale sugli Oceani. 2. Istituire dei Santuari marini una volta attivo il Trattato: l’Artico centrale deve essere tra le prime Aree Marine Protette istituite ufficialmente. 3 Dire no alle mire estrattive: bisogna fermare ogni tentativo di trasformare la Groenlandia in una miniera a cielo aperto o in una enorme base petrolifera. Il successo del Trattato Globale sugli Oceani è la nostra arma migliore: se riusciremo a trasformare le acque internazionali intorno al Polo Nord in un Santuario Globale, nessuna trivella e nessuna miniera potrà toccare il cuore dell’Artico».
Per questo Greenpeace Italia ha lanciato la petizione “Le minacce al Pianeta blu” che chiede al Governo Meloni e ai leader mondiali di proteggere gli oceani e accelerare la ratifica del Trattato, diventando parte del movimento che sta cambiando la storia degli oceani.