Punti di ricarica auto elettriche: l’Osservatorio Adiconsum evidenzia opacità tariffaria e scarsa regolamentazione
«La transizione energetica non può attendere: la ricarica pubblica deve diventare equa, trasparente e conveniente per tutti, non solo per chi può permettersi un box privato. Senza azioni decise nel 2026, l’Italia rischia di rimanere indietro nell’Unione europea, mancando obiettivi climatici e sociali». A lanciare l’appello è Adiconsum, che invita con urgenza Governo, Parlamento, Arera e Mase a «tradurre queste evidenze in politiche immediate». Di cosa si tratta? L’associazione a difesa dei consumatori ha messo a punto l’anno scorso un “Osservatorio prezzi delle tariffe di ricarica per la mobilità elettrica” che ha monitorato per 13 mesi (inizio dicembre 2024 più 12 mesi 2025) le tariffe pubbliche in Italia, coprendo oltre l’85% dei punti attivi (da 54.000 a 72.000 nel corso dell’anno).
Cosa ne è emerso? In sintesi, che nel nostro Paese sono presenti problemi strutturali che vanno dall’opacità tariffaria alla mancanza di regolamentazione a disuguaglianze sociali/territoriali, con infrastrutture di ricarica concentrate al Nord e insufficienti sulle autostrade. Nel dettaglio, invece, sono emerse una serie di questioni che andrebbero risolte. La prima riguarda i prezzi medi annui stabili ma elevati: AC (lente/medie) 0,62 €/kWh; DC (veloci) 0,73 €/kWh; HPC (ultra-veloci) 0,75 €/kWh. La seconda questione evidenziata da Adiconsum è il disallineamento persistente dal Pun: mentre il Prezzo unico nazionale ha registrato cali cumulativi del 15-30% rispetto a dicembre 2024 in vari mesi, le tariffe al consumatore non hanno seguito questa tendenza, mantenendo margini elevati per Cpo/Emsp. (Charge Point Operator/e-Mobility Service Provider). Il terzo punto evidenziato nel report Adiconsum riguarda il trend positivo limitato: c'è stata nel corso dell'anno una maggiore concorrenza (più Emps esteri/low-cost), ci sono state promozioni estive e vantaggiose tariffe orarie con abbonamenti, ma l'Italia resta tra i Paesi Ue più cari per ricarica pubblica. L’ultima questione riguarda l’impatto sull’adozione di veicoli a batteria: prezzi elevati e disparità di costi (la ricarica domestica è 2-3 volte più economica) frenano la transizione, come dimostra tra l'altro il fatto che le Bev immatricolate nel corso dell'anno sono state il 6,2% del mercato auto totale, di contro a una media Ue che si è attestata oltre il 15%.
Da qui l’appello urgente che Adiconsum lancia a decisori politici e autorità amministrative: «Il 2025 ha fornito evidenze chiare, ora servono azioni concrete per rendere la ricarica pubblica accessibile e competitiva, classificandola come servizio di pubblica utilità. Senza interventi, il target Ue 2035 rischia di essere irraggiungibile in Italia». L’associazione avanza anche una serie di proposte per migliorare la situazione, a cominciare dall’introduzione di incentivi e sgravi mirati («detrazioni fiscali 50-70% su abbonamenti ricarica pubblica; bonus per installazione wallbox condominiali; estensione ecobonus Ev a costi operativi») a un’accelerazione delle infrastrutture («utilizzo residui Pnrr + fondi NextGenerationEU per +30.000 punti Hpc entro 2027, priorità Sud, autostrade e aree rurali, obbligo copertura minima 70% aree servizio autostradali»).