Aumenta l’inflazione annua (+1,5%), esplode quella 2021-2025 su energia e alimentari: l’Agcm avvia un’indagine
Oggi l’Istat ha diffuso l’indice nazionale dei prezzi al consumo aggiornato al dicembre 2025, da cui emerge un aumento dell’1,5% su base annua (era +1% nel 2024). Ma il dato che merita attenzione, allargando lo sguardo su un ordine temporale un po’ più ampio, è che negli ultimi anni c’è stata una netta divaricazione tra l’inflazione generale e l’inflazione dei generi alimentari. In particolare, sulla base sempre dei dati Istat diffusi periodicamente, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni energetici sono aumentati del 34,1% e quelli dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9%, superiori rispettivamente di quasi 17 e di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (pari al 17,3%). Per la prima voce, c’è da tener conto della crisi energetica innescata dall’invasione della Russia in Ucraina. Per la seconda, a fronte di questi aumenti dei prezzi al consumo dei beni alimentari, i produttori agricoli lamentano spesso una compressione o, quanto meno, una crescita inadeguata dei propri margini, che potrebbe essere in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della grande distribuzione organizzata.
Ma ora l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata (Gdo) nell’ambito della filiera agroalimentare, anche prendendo spunto proprio dalla netta divaricazione che si è determinata negli ultimi anni tra inflazione generale e prezzi degli alimentari. Nell’ambito della filiera agro-alimentare, l’anello della catena rappresentato dalla fase di scambio tra i distributori finali e i fornitori rappresenta uno snodo cruciale, sottolinea l’Agcm, sia per la determinazione del livello di remunerazione dei fornitori - e, di conseguenza, della redditività delle attività produttive a monte - sia per la definizione dell’andamento dei prezzi al consumo. In tale contesto, l’indagine intende approfondire, tra l’altro, le modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene della Gdo, anche attraverso diverse forme di aggregazione non societaria (cooperative, centrali e supercentrali); la richiesta ai fornitori, da parte delle catene distributive, di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita (come l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti, ovvero il cosiddetto trade spending); il crescente rilievo dell’incidenza dei prodotti a marchio del distributore (le cosiddette Private Label). I temi legati all’esercizio del potere di acquisto da parte delle catene distributive hanno un rilievo concorrenziale anche perché la gestione degli acquisti e della vendita dei servizi ai fornitori, come pure quella dell’approvvigionamento e del posizionamento dei prodotti Private Label, rappresentano un’importante leva strategica di competizione a valle tra gli operatori della Gdo e incidono direttamente sulle dinamiche di formazione dei prezzi finali.
L’Autorità garante della concorrenza del mercato ha anche avviato una consultazione pubblica sulle tematiche specificate nel provvedimento d’avvio dell’indagine, invitando i soggetti interessati a presentare contributi entro la fine di questo mese all’indirizzo e-mail