Tra i ghiacci artici l’Europa sta per uscire dal suo torpore e assume la posizione eretta: grazie alla Groenlandia?
La querelle centrata sulla mancata risoluzione di issare la bandiera a stelle e strisce sulla più grande isola del pianeta, la cui superfice – ricordiamo - è sei volte più estesa dell’Italia non ha ancora trovato una soluzione condivisa tra la Danimarca (meglio sarebbe dire l’Unione europea) e gli Usa.
Dal punto di vista del presidente Trump non esistono soluzioni alternative al controllo pieno e totale degli Stati Uniti sulla Groenlandia; naturalmente, la prospettiva danese e groenlandese è di segno completamente opposto: la conquista dell'isola da parte degli Stati Uniti rappresenterebbe il superamento una “linea rossa” che non può nemmeno esser presa in considerazione. In considerazione degli scarsi - per usare un eufemismo – risultati conseguiti durante il vertice di Washington, svoltosi tra la delegazione americana e quelle danese-groenlandese, nella quale non si sono registrati avvicinamenti tra le due opposte posizioni, l'Unione europea sta dando (finalmente) segnali forti e chiari di “mobilitazione” (crediamo sia il termine più appropriato per indicare quando sta accadendo in queste ore!) con propri dispositivi militari messi a disposizione, per ora, dalla Germania, Francia, Norvegia e Svezia che, nell’immediato, hanno annunciato l'invio di propri reparti armati per svolgere una missione di ricognizione nell’isola, ovviamente, su formale richiesta di Copenaghen, che si è dichiarata pronta, a sua volta, a potenziare la presenza militare sull'isola.
Reazione decisa e necessaria a dimostrare che l’Europa, a larga maggioranza degli Stati che la compongono, è in grado di manifestare una visione politica autonoma ed europocentrica e di poter assumere la posizione eretta, chapeau!
Dal punto di vista dell’inquilino pro-tempore della Casa Bianca, che da mesi si aggrappa ai possibili rischi che l’area artica di cui la Groenlandia costituisce una buona porzione di territorio, finisca nelle mani di Russia e Cina e solleva la questione di sicurezza degli Usa, tacendo però sullo sfruttamento delle risorse naturali presenti nell’isola: in primis, petrolio e terre rare.
L’irrituale e per certi versi offensiva proposta di acquisto dell’intera isola, valutata da esperti americani in 700 miliardi di dollari, non è stata naturalmente neanche presa in considerazione.
Proprio in queste ore il Regno di Danimarca ha annunciato il potenziamento della sua presenza militare in Groenlandia e che si attuerà attraverso una maggiore presenza di truppe della Nato nell'area artica: l’immagine offerta da Trump ai suoi fan, due slitte trainate da cani per difendere la Groenlandia, viene così demolita.
Nonostante la netta presa di posizione della Danimarca e del territorio autonomo della Groenlandia – ribadita ieri durante il vertice di Washington -, la situazione politica nell'Artico appare sempre più una crisi politica vera e propria, maturata all’interno della cornice dell’Alleanza Nord Atlantica.
Imperterrito, Donald continua la sua campagna espansionistica pubblicando post sui social: «Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale», continua a ribadire su “Truth” e ha concluso con questa frase ad effetto e che probabilmente infiammerà di amor patrio il suo elettorato: «La Nato diventerà più forte ed efficace con la Groenlandia nelle mani degli Usa».
In conclusione, proviamo a dare una diversa lettura dei fatti odierni che stanno accadendo nell’area artica: come noto, fin dal XVI secolo la società umana ha cercato un possibile passaggio a Nord del continente americano per collegarsi con i vasti territori dell’Asia; un’alternativa più breve rispetto al Capo di Buona Speranza, il cosiddetto “Passaggio a Nord-Ovest”. Il primo a compiere quest’avventurosa impresa è stato Roald Amundsen (1906) e l’esploratore norvegese riuscì dopo molti infruttuosi tentativi a trovare un percorso per collegarsi con lo stretto di Bering. Sappiamo bene che fino a pochi anni fa, questa rotta artica era considerata impraticabili per la navigazione; oggigiorno, tuttavia, grazie al riscaldamento globale del pianeta, le rotte artiche stanno assumendo sempre più importanza. La Groenlandia, si trova ad essere collocata proprio al centro di queste nuove rotte (vie) commerciali; inoltre, ricca com’è di terre rare fondamentali per la moderna tecnologia: ferro, uranio, petrolio, gas etc. Una terra posta ai margini del mondo e che ora, invece, si trova ad essere sempre più centrale nelle vicende geopolitiche globali. Tutto questo spiega le vere ragione di una delle più importanti questioni della geopolitica attuale: le attenzioni interessate della Cina, le mire esplicite e aggressive di Trump, le preoccupazioni della Danimarca, e dell’Europa trovano qui una plausibile risposta.