Golfo Persico in ebollizione: prevarrà la ragionevolezza?
Speriamo prevalga la ragione e la necessità di conservare la specie alla quale apparteniamo; davvero l’umanità non ha alcun bisogno di altre guerre guerreggiate ma di ricomporsi rapidamente intorno ai valori etici che contraddistinguono la civiltà umana, ponendola all’apice del creato o dell’evoluzione, a seconda dei punti di vista. Veramente non si vede la necessità, nessun bisogno reale di ragionare a suon di cannonate; si può e di deve, invece, discutere con gli strumenti della ragionevolezza e della diplomazia, uniche armi da utilizzare nella risoluzione delle controversie internazionali. Non possiamo e non dobbiamo perdere di vista questo faro che ha guidato il cammino dell’umanità, ponendolo al riparo dello spettro nucleare che oggi più che mai si aggira minaccioso sui destini dell’umanità.
Abbiamo appreso che l’imponente flotta americana guidata dalla portaerei Uss Abraham Lincoln naviga a tutta forza con rotta verso il Golfo Persico. Il presidente degli Usa, Donald Trump, ha avvertito l'Iran che «il tempo sta per scadere», riferendosi ai negoziati relativi all’accordo sul programma nucleare che l’Iran intende sviluppare; ricordiamo, che il costante rafforzamento della presenza militare statunitense nel Golfo Persico e, in ultimo, con l’arrivo della portaerei Lincoln e della potente Squadra navale che la sta scortando, provocherà sicuramente anche pesanti ripercussioni sul negoziato stesso, peraltro ancora in corso di definizione.
Il presidente statunitense insiste sul fatto che una «massiccia Armata» in navigazione sta muovendo «rapidamente con grande potere, entusiasmo e scopo» verso le coste dell'Iran.
Per tutta risposta, la missione diplomatica permanente iraniana presso l'Onu ha dichiarato in modo netto ed inequivocabile, che Teheran «è pronta per un dialogo basato sul rispetto e sugli interessi reciproci», ma qualora provocata si difenderà e «risponderà all’aggressione come mai prima d'ora».
Parole terribili, premonitrici di una possibile catastrofe che potrebbe scatenarsi sull’Iran e sui regni arabi dell’area mediorientale; tra l’altro, segnaliamo che tutti dichiarano di essere in ottimi rapporti d’amicizia con gli Stati Uniti e il suo attuale presidente.
Sappiamo dai fatti della recente cronaca che “The Donald” - gli piace farsi chiamare così - aveva precedentemente dichiarato che avrebbe «salvato» i manifestanti coinvolti nella brutale - senza precedenti - repressione delle manifestazioni spontanee che ci sono state in larga parte dell’Iran, iniziate ai primi di dicembre e che si protraggono ancora oggi.
Segnaliamo, inoltre, che l'agenzia di stampa per i diritti umani (Hrana) con sede negli Stati Uniti, ha confermato l'uccisione di oltre 6.000 persone, inclusi 5.858 manifestanti; un numero enorme, una carneficina vera e propria come non si era mai vista prima.
Merita di essere presa in seria considerazione un’altra notizia, diffusa dal gruppo “Iran Human Rights” (Ihr) avente sede in Norvegia, la quale ha segnalato il bilancio finale dell’intera attività repressiva posta in essere dal governo degli Ayatollah, ipotizzando che potrebbe superare 25.000 decessi. Previsioni orrende, numeri spaventosi che denunciano il massacro compiuto in maniera sistematica e studiata dalla sanguinaria repubblica teocratica. Nel suo ultimo avvertimento all'Iran, lanciato sulla sua piattaforma “Truth Social” mercoledì, Trump avverte: «Speriamo che le cose in Iran si accomodino rapidamente e si negozi un accordo equo, che escluda la fabbricazione ed il possesso di armi nucleari».
Dal suo punto di vista, l'Iran insiste affinché il suo programma nucleare sia definito «interamente pacifico» e possa essere sviluppato ed ha ripetutamente negato di voler sviluppare armi nucleari offensive.
Insomma, la tensione nel Golfo Persico ha raggiunto livelli mai visti prima; la stabilità dell’area “Medio Orientale”, importantissima pe la produzione ed esportazione di greggio, sta assumendo proporzioni che conducono dritti alla destabilizzazione e che non lasciano presagire niente di buono. Purtroppo, non possiamo fare altro che appellarci alle Nazioni Unite, al suo segretario generale Antonio Gutierrez affinché si continui a ricercare tutti i possibili rimedi necessari a ricomporre la problematica del nucleare iraniano nelle competenti sedi internazionali e siano poste sotto il faro illuminante del diritto e non lasciate sotto la cupa voce dei cannoni.