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Previsto anche un Memorandum d’intesa per una piattaforma sulla cooperazione climatica e un sostegno europeo di 500 milioni di euro nei prossimi due anni per supportare la transizione industriale sostenibile dell’India

Ue e India hanno siglato un accordo che ha creato la più grande zona di libero scambio al mondo

Chiusa con la firma di Modi, von der Leyen e Costa una partita cominciata nel 2007, che riguarda un quarto della popolazione mondiale e rappresenta circa il 25% del Pil globale. Nuova Delhi abbatterà o ridurrà i dazi sul 96,6% delle esportazioni europee e l’Europa farà lo stesso per il 99% del valore delle esportazioni indiane. Per le imprese del Vecchio continente si prevede un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno e un aumento dell'export annuale entro il 2032 di circa il 107%
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Da Bruxelles sottolineano con entusiasmo che si tratta della «più grande zona di libero scambio al mondo». E, a giudicare da numeri e contenuti dell’operazione, l’entusiasmo è giustificato. L’Unione europea e l’India hanno siglato un accordo commerciale che a ragione, come dice Ursula von der Leyen, può dirsi storico. Insieme, l’Ue e l’India rappresentano circa un quarto della popolazione mondiale, con due miliardi di persone, e circa il 25% del prodotto interno lordo globale. L’intesa, come spiega una nota pubblicata sul sito web della Commissione europea, conferirà all’Ue un vantaggio competitivo significativo in settori industriali e agroalimentari chiave, rafforzerà i legami commerciali, politici e di investimento tra i due protagonisti dell’accordo, eliminerà le barriere commerciali e semplificherà le procedure di scambio, aprirà nuove opportunità di esportazione, rafforzerà la sicurezza economica dell’Ue diversificando l’approvvigionamento di materie prime fondamentali per l’industria dei paesi comunitari.

L’accordo siglato oggi a Nuova Delhi dal primo ministro indiano Narendra Modi e, per l’Ue, dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e dal presidente del Consiglio Antonio Costa, prevede che l’India abbatterà o ridurrà i dazi sul 96,6% delle esportazioni europee e che l’Europa farà lo stesso per il 99% del valore delle esportazioni indiane. Per le imprese europee (ci sono circa 6 mila nostre aziende che operano in India) si prevede un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno e un aumento delle esportazioni annuali di merci dall’Ue verso l’India entro il 2032 di circa il 107%.

Se insomma a occidente gli Stati Uniti alzano il muro di nuovi dazi, l’Europa apre nuovi e più grandi canali commerciali a oriente, intensificando i rapporti con un mercato da un miliardo e mezzo di persone, un numero tre volte quello dei cittadini europei.

In particolare, i dazi sulle automobili prodotte nei paesi comunitari scenderanno gradualmente in India dal 110% fino al 10%, mentre quelli sui componenti saranno aboliti entro un arco temporale che al momento è stimato in 5-10 anni. I dazi su macchinari, prodotti chimici e farmaceutici saranno in gran parte eliminati. Un capitolo dedicato alle Pmi garantirà assistenza e misure ad hoc per sfruttare al meglio le nuove opportunità offerte dall’accordo.

L’Ue e l’India già commerciano beni e servizi per oltre 180 miliardi di euro all’anno, coinvolgendo circa 800.000 lavoratori del Vecchio continente. E ora da questa intesa ci si attende un nuovo slancio e anche nuove opportunità sull’approvvigionamento di materie prime critiche, di cui l’India è ricca, in modo da far calare significativamente la dipendenza dell’Europa rispetto all’attuale massiccio import cinese.

Per quanto riguarda il settore agroalimentare, che è quello che maggiormente si è opposto a un analogo accordo di libero scambio col Mercosur, siglato dai vertici comunitari ma poi congelato a sorpresa per un blitz riuscito al Parlamento europeo, beneficerà di forti riduzioni: i dazi medi del 36% sui prodotti europei saranno abbattuti, con quelli per i vini che passeranno dal 150% al 75% e poi fino al 20%, quelli per l’olio d’oliva che dal 45% arriverà a zero in cinque anni e prodotti trasformati come pane e dolci con dazi dimezzati. I settori agricoli sensibili, come carne bovina, pollo, riso e zucchero, resteranno protetti.

Con l’India, che per lo sviluppo industriale sta facendo con l’energia solare quel che la Cina ha fatto col carbone, è previsto anche un Memorandum d’intesa per una piattaforma sulla cooperazione climatica che sarà avviata entro questa primavera. È inoltre stato concordato un sostegno europeo di 500 milioni di euro nei prossimi due anni per supportare e accelerare ulteriormente la transizione industriale sostenibile dell’India.

Come per gli altri trattati, la parola finale spetterà al Parlamento europeo, ma al momento non sono state sollevate particolari obiezioni da nessun fronte, contrariamente a quanto è stato negli ultimi 25 anni per l’accordo di libero scambio col Mercosur. Anche la strada per questa intesa con l’India non è stata però priva di frizioni in passato: i negoziati erano stati avviati nel 2007 ma poi sono stati sospesi nel 2013 e poi rilanciati nel 2022. Gli ultimi nodi sono stati sciolti nell’ottobre scorso e ora i vertici europei possono esprimere soddisfazione per il risultato raggiunto. La presidente della Commissione europea von der Leyen ha dichiarato: «Oggi l’Ue e l’India fanno la storia, approfondendo la partnership tra le più grandi democrazie del mondo. Abbiamo creato una zona di libero scambio di 2 miliardi di persone, con benefici economici per entrambe le parti. Abbiamo inviato un segnale al mondo che la cooperazione basata sulle regole porta ancora grandi risultati. E, cosa migliore, questo è solo l’inizio: costruiremo su questo successo e rafforzeremo ulteriormente la nostra relazione».

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.