Skip to main content

La destra indiana contro gli attivisti climatici che si oppongono ai combustibili fossili

Sia Behemoth (sovranista-estrattivista) che Leviathan (liberal-capitalista) reprimono e criminalizzano il movimento per la giustizia climatica
 |  Crisi climatica e adattamento

Il 5 gennaio, agenti dell’Enforcement Directorate (ED) del governo indiano hanno perquisito gli uffici di Delhi di Harjeet Singh e della sua compagna Jyoti Awasthi, co-fondatori di Satat Sampada Private Limited (SSPL) e della Satat Sampada Climate Foundation e arrestato Singh. La polizia ha fatto irruzione anche nelle case e negli uffici di altri importanti attivisti climatici indiani, come Sanjay Vashisht, direttore del Climate Action Network South Asia, accusandoli di mettere a repentaglio la sicurezza energetica dell'India con campagne contro i combustibili fossili.

Il 7 gennaio da Satat Sampada, che promuove l'agricoltura biologica, lo sviluppo sostenibile, l'azione climatica e le soluzioni ecocompatibili, ha comunicato che Singh ha ottenuto la libertà su cauzione dal tribunale distrettuale di Ghaziabad. Anche se l'ED non ha annunciato pubblicamente il raid nella residenza di Vashisht, ha affermato che Satat Sampada indagata con l'accusa di aver utilizzato illegalmente circa 667.000 dollari di finanziamenti provenienti dall'esterno dell'India «Per promuovere l'agenda del Fossil Fuel Non-Proliferation Treaty (Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili, FF-NPT) all'interno dell'India».

Singh è consulente strategico dell'iniziativa FFNPT, una campagna non governativa che promuove «Un piano concreto e vincolante per porre fine all'espansione di nuovi progetti su carbone, petrolio e gas e gestire una transizione globale dai combustibili fossili» e che attualmente è sostenuto da 15 piccole nazioni insulari e da Pakistan, Colombia e Cambogia, insieme a 145 città e governi subnazionali, compresa Calcutta in India. Invece, per l’ED India, L’FFNPT «Sebbene presentata come un'iniziativa climatica, la sua adozione potrebbe esporre l'India a sfide legali in forum internazionali come la Corte internazionale di giustizia (ICJ) e compromettere gravemente la sicurezza energetica e lo sviluppo economico del Paese». La FFNPT ha ribattuto che «Alla luce delle recenti accuse riguardanti il lavoro di Harjeet Singh in qualità di consulente della Fossil Fuel Treaty Initiative, ribadiamo che il nostro lavoro consiste nel creare meccanismi per transizioni energetiche giuste, ordinate ed eque e, a tal fine, supportare i Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo e vulnerabili, nel passaggio a sistemi energetici più sicuri e accessibili».

Alex Rafalowicz, direttore globale della Fossil Fuel Treaty Initiative ha commentato: «Sappiamo che Harjeet Singh è stato trattenuto durante la notte e rilasciato su cauzione il giorno successivo dall'autorità competente, dopo aver esaminato il merito del caso. Siamo preoccupati per la notizia e stiamo seguendo da vicino la situazione. Attendiamo l'esito dell'indagine e al momento non siamo in grado di commentare aspetti specifici. Vogliamo inoltre chiarire che equità e giustizia sono al centro del lavoro della Fossil Fuel Treaty Initiative. La nostra visione è garantire la sicurezza energetica per tutti i popoli e tutti i Paesi, garantendo anche la giustizia climatica».

Tzeporah Berman, fondatrice e presidente della Fossil Fuel Treaty Initiative ha aggiunto: «Il concetto proposto per il Trattato articola chiaramente il principio di responsabilità storiche comuni ma differenziate per la crisi climatica, riconoscendo la necessità di percorsi e tempi diversi verso una transizione globale giusta per eliminare gradualmente i combustibili fossili. La proposta intende sostenere i Paesi in via di sviluppo, tra cui l'India, attraverso la cooperazione internazionale, la diversificazione economica, l'accesso ai finanziamenti e il trasferimento tecnologico. Il nostro obiettivo è promuovere transizioni eque e ordinate verso sistemi energetici rinnovabili e accessibili, con particolare attenzione alle persone più bisognose. 18 Paesi, tutti del Sud del mondo, stanno già sostenendo l'iniziativa su base interamente volontaria e non intendiamo esercitare pressioni su alcun Paese in via di sviluppo affinché aderisca. Continueremo a monitorare attentamente la situazione e condivideremo ulteriori informazioni ove opportuno».

In una dichiarazione rilasciata da Satat Sampada a loro nome, Singh e Awasthi, hanno evidenziato i resoconti dei media sul raid e l'arresto e hanno ribadito: «Affermiamo categoricamente che le accuse riportate sono infondate, parziali e fuorvianti». Un funzionario anonimo dell’ED ha detto all’Hindustan Times che «Abbiamo ricevuto informazioni in merito alla COP30 [vertice climatico dell’Unfccc tenutosi in Brasile nel novembre 2025, ndr] secondo le quali alcuni attivisti climatici stavano conducendo campagne contro i combustibili fossili su richiesta di alcune organizzazioni straniere... È stato allora che abbiamo deciso di esaminare i finanziamenti esteri [di Singh]. Un altro funzionario ha confermato che «Attivisti o organizzazioni simili le cui campagne sul clima potrebbero essere ostili alla sicurezza energetica dell'India sono sotto esame». L'India deve ancora pubblicare il suo ultimo piano d'azione nazionale per il clima, che avrebbe dovuto presentare all'Unfccc nel 2025 insieme ad altri Paesi, circa 70% dei quali non lo ha ancora fatto.

L'ED sospetta che Satat Sampada abbia ricevuto denaro da associazioni ambientaliste come Climate Action Network (CAN) e Stand.Earth, che a loro volta avrebbero ricevuto fondi da ONG, come Rockefeller Philanthrophy Advisors, appartenenti alla "categoria di riferimento prioritario" e per ricevere fondi da agenzie donatrici straniere incluse in questa "categoria" i cittadini e le organizzazioni indiane dovrebbero ottenere l'autorizzazione dal Ministero degli Interni indiano. Tasneem Essop di CAN International ha respinto le accuse: «In qualità di direttore esecutivo di uno dei più grandi networks della società civile impegnate ad affrontare la crisi climatica, è sconfortante leggere la definizione di CAN da parte delle autorità indiane, come una "entità straniera" che ha finanziato l'organizzazione di Harjeet Singh per promuovere un programma contrario agli interessi dell'India. Per oltre 35 anni, CAN ha collaborato con oltre 2.000 organizzazioni in 140 Paesi per promuovere la giustizia climatica, con particolare attenzione alle priorità dei Paesi in via di sviluppo come l'India. La nostra attività di advocacy si è concentrata su questioni che l'India ha costantemente sollevato nei colloqui globali sul clima, chiedendo alle nazioni ricche di rispondere delle loro responsabilità storiche, garantendo finanziamenti per l'adattamento, istituendo il Fondo per le perdite e i danni e promuovendo una Giusta Transizione a sostegno delle economie in via di sviluppo. Alle COP da Baku a Belém, CAN ha criticato pubblicamente i deboli risultati in materia di finanziamenti per il clima, facendo eco alle preoccupazioni espresse dalla stessa India. In questi sforzi, è stata fondamentale la leadership del Sud Globale, incluso Harjeet Singh. Il lavoro del CAN mira a rafforzare la voce dei Paesi in via di sviluppo e delle comunità vulnerabili nei negoziati globali sul clima, non a minare gli interessi nazionali».

La dichiarazione del Procuratore Generale indiano non menzionava il fatto che durante la perquisizione Satat Sampada la polizia avesse trovato prove di violazione dei requisiti citati dai funzionari ED, ma solo che nell'abitazione di Singh erano state rinvenute bottiglie di liquore «In quantità superiore ai limiti consentiti» e in realtà Singh è stato arrestato con l'accusa di aver violato le leggi sulle accise dello Stato dell'Uttar Pradesh. La dichiarazione dell’Enforcement Directorate e l'Hindustan Times non confermano che Awasthi o Vashisht siano stati arrestati.

Singh e Awasthi hanno dichiarato che, durante la perquisizione «Abbiamo collaborato pienamente e fornito tutte le informazioni e le prove documentali pertinenti. Restiamo disponibili a fornire la massima collaborazione e qualsiasi ulteriore informazione richiesta dalle autorità competenti. Esortiamo le organizzazioni dei media a informare in modo responsabile ed evitare speculazioni. Ribadiamo la nostra fiducia nel giusto processo e nello stato di diritto».

Singh è un noto attivista internazionale per il clima, che si è espresso in modo particolarmente esplicito sull’obbligo che hanno i Paesi ricchi con emissioni storicamente elevate di fornire finanziamenti per aiutare i Paesi in via di sviluppo come l'India a ridurre le loro emissioni, ad adattarsi al cambiamento climatico e ad affrontare le perdite e i danni causati dal riscaldamento globale. Alla COP30 Unfccc di Belem, Singh aveva addirittura elogiato il governo indiano per aver «Fatto pressione sulle nazioni ricche, chiarendo che il percorso verso 1,5° C richiede che il Nord del mondo raggiunga il net zero molto prima delle attuali date obiettivo e infine versi i trilioni di dollari di finanziamenti dovuti».

Nel 2020, il governo di destra induista indiano ha approvato l'Indian Foreign Contribution (Regulation) Amendment Bill, che ha limitato i finanziamenti esteri destinati ai gruppi della società civile indiana. Lo studio “The global criminalisation and repression of climate and environmental protest – a repertoire of repression”, pubblicato a dicembre 2025 su Environmental Politics da un team di ricercatori della School of Sociology, Politics and International Studies dell'iniversità di Bristol, ha indicato la legge indiana come un esempio di una crescente tendenza tra i governi a reprimere e criminalizzare gli attivisti climatici, anche limitando i finanziamenti alle loro associazioni. I ricercatori britannici avvertono che «I recenti sviluppi politici – in particolare il secondo mandato del presidente Trump negli Stati Uniti, con un arretramento delle politiche climatiche e interventi autoritari in vari Stati (ma anche l'avanzamento di forze sociali simili in molti altri Paesi) – probabilmente amplieranno e intensificheranno questo repertorio di repressione. L'attuale coalizione di governo a Washington si allinea più strettamente a una configurazione da Colosso Climatico (Behemoth) – sovranista, estrattivista e scettico nei confronti della governance climatica liberal-internazionalista – che a un Leviatano (Leviathan) Climatico liberal-capitalista. Nella misura in cui questa formazione indebolisce le protezioni già logore per il dissenso nei contesti liberali, prevediamo una maggiore criminalizzazione della protesta, poteri di controllo più ampi e una maggiore delegittimazione retorica delle proteste per il clima e l’ambiente».
Già nel 2021, il governo indiano aveva arrestato la giovane attivista climatica Disha Ravi con l'accusa di sedizione per aver sostenuto le proteste degli agricoltori contro le politiche governative. Quasi cinque anni dopo, è ancora in libertà su cauzione, con il divieto di viaggiare all'estero. Questo in un Paese in mano all’estrema destra induista ma che viene ancora definito la più grande democrazia del mondo nonostante le violazioni dei diritti umani siano quotidiane.

Lo studio dell’università di Bristol conclude: «Criminalizzazione e repressione dovrebbero essere lette come caratteristiche di un accordo politico ed economico ad alta intensità di carbonio, piuttosto che come eccessi episodici. In un contesto di vacillanti sforzi internazionali di mitigazione e di crescenti danni ecologici, gli attori con interessi materiali concentrati nelle forme prevalenti di governance e organizzazione economica hanno forti incentivi a contenere le lotte per la giustizia ambientale e climatica. La repressione opera quindi come parte del repertorio di governance delle politiche climatiche contemporanee: rialloca la capacità coercitiva verso la gestione del dissenso, sostiene il lock-in del carbonio e sposta l'attenzione dai danni ambientali e dalla necessità di trasformazione. Da una prospettiva gramsciana, il repertorio di repressione osservato è parte integrante della riproduzione dell'egemonia all'interno del capitalismo dipendente dal carbonio. Sia nelle configurazioni Behemoth (sovranista-estrattivista) che Leviathan (liberal-capitalista), la repressione contribuisce a garantire il consenso e a organizzare la coercizione delegittimando gli sfidanti e normalizzando il reindirizzamento della capacità statale dalla mitigazione al mantenimento dell'ordine. I nostri risultati contribuiscono quindi ai dibattiti sul nesso tra Stato e imprese e sul lavoro ideologico della repressione nella stabilizzazione dell'attuale regime di accumulazione. Sono necessarie ricerche future per cogliere i processi specificamente transnazionali che guidano questo fenomeno, in particolare prestando attenzione a come leggi repressive e criminalizzanti, quadri politici, tattiche di polizia e discorsi denigratori circolino a livello internazionale, e ai potenti attori che guidano tale circolazione. Sono inoltre necessarie ulteriori analisi per comprendere come i movimenti possano rispondere al meglio alle strategie e alle tattiche politiche repressive, nonché per contrastare l'impatto del repertorio di repressione sulla governance climatica globale. Ampliando la nostra conoscenza di queste dinamiche, possiamo sfruttare meglio le crepe nelle strutture e nei discorsi che legittimano e consentono la criminalizzazione e la repressione delle proteste per il clima e adottare misure per promuovere la giustizia climatica su scala globale».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.