Sono gli Stati Uniti i principali responsabili della crisi climatica, seguiti da Cina e Russia
Sotto la guida di Donald Trump, gli Stati Uniti sono diventati l’unico Stato al mondo a ritirarsi dalla Convenzione Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc), sancendo uno scottante paradosso: sempre gli Usa sono infatti i primi responsabili della crisi climatica in corso, in quanto hanno rilasciato in atmosfera oltre un quinto delle emissioni di CO2 dal 1850 – all’alba dell’era industriale – al 2025.
Si tratta di 542 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (GtCO2) su un totale di 2.651 GtCO2, seguite ad ampia distanza da quelle della Cina (336 GtCO2) e della Russia (185 GtCO2), mentre l’Ue si ferma al 12% del totale.
«Le emissioni storiche degli Stati Uniti superano il totale combinato dei 133 paesi con i contributi cumulativi più bassi, un elenco che include Arabia Saudita, Spagna e Nigeria. Complessivamente – snocciolano nel merito da CarbonBrief – questi 133 paesi hanno una popolazione di oltre 3 miliardi di persone. La quota degli Stati Uniti nel riscaldamento globale è ancora più sproporzionata se si considera che la sua popolazione di circa 350 milioni di persone rappresenta solo il 4% del totale mondiale».
Sulla base della popolazione attuale, invece, le emissioni storiche cumulative pro capite degli Stati Uniti sono circa 7 volte superiori a quelle della Cina, più del doppio di quelle dell'Ue e 25 volte superiori a quelle dell'India. Perché dunque l'Europa dovrebbe guidare gli sforzi per la decarbonizzazione? Perché è il continente che paga le conseguenze più dure della crisi climatica in corso - riscaldandosi a velocità doppia rispetto alla media globale col relativo corredo di eventi meteo estremi, che in Italia sono aumentati del 526% negli ultimi dieci anni - e per liberarsi rapidamente dal giogo dei combustibili fossili, che l'Italia ha importato nell'ultimo anno per un ammontare pari a 46 miliardi di euro.