
Edilizia circolare, il vantaggio della prossimità: perché i mercati locali aiutano a chiudere le filiere

In Europa, il settore delle costruzioni rappresenta una delle principali fonti di produzione di rifiuti, generando il 38% del totale complessivo (Eurostat, 2023). Sebbene la produzione di rifiuti interessi l’intero ciclo di vita degli edifici, essa assume una rilevanza particolarmente critica nella fase di fine vita. In questa fase, infatti, nonostante gli obiettivi fissati dalla Direttiva quadro Europea sui rifiuti (Direttiva 2008/98/EC), la maggior parte dei materiali continua a essere avviata allo smaltimento in discarica. Tale pratica comporta impatti ambientali, economici e sociali significativi e si traduce, al contempo, in una consistente perdita di materiali e risorse potenzialmente recuperabili.

Questo quadro appare particolarmente problematico se confrontato con il potenziale tecnico della filiera: una parte molto ampia dei rifiuti da costruzione e demolizione potrebbe essere riciclata e riutilizzata. In teoria, questo significherebbe meno estrazione di materie prime, meno emissioni climalteranti e, in prospettiva, anche risparmi economici. In pratica, però, la filiera fatica a chiudere i cicli: il recupero “di qualità” è spesso meno competitivo dello smaltimento tradizionale e l’innovazione necessaria a valorizzare i materiali non è ancora la norma.
Secondo un recente studio del Joint Research Centre della Commissione Europea (Cristóbal García et al, 2024), fino all’83% dei rifiuti da costruzione e demolizione potrebbe essere riciclato e circa il 16% riutilizzato, con una riduzione potenziale di 48 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra all’anno e risparmi economici fino a 7,3 miliardi di euro. Tuttavia, a fronte di questo potenziale, il settore rimane largamente caratterizzato da pratiche di recupero a basso valore aggiunto.
Il riciclo di elevata qualità e la preparazione per il riuso risultano infatti meno competitivi rispetto allo smaltimento in discarica o all’incenerimento (European Environment Agency, 2022). Il persistente divario tra potenzialità e pratiche effettive mette in evidenza la necessità di promuovere processi di innovazione orientati all’economia circolare, non solo sul piano di gestione dei rifiuti, ma anche su quello tecnologico e industriale e sociale e organizzativo, al fine di favorire il riciclo avanzato e incrementare il riutilizzo dei materiali secondari nei processi produttivi.
In questo contesto di transizione, le imprese assumono un ruolo centrale. La loro capacità di introdurre innovazioni, tuttavia, risulta condizionata da numerose barriere di natura economica, organizzativa e strutturale, nonché da caratteristiche intrinseche del settore delle costruzioni. Tra queste si annoverano il conservatorismo industriale, la complessità delle strutture produttive, la molteplicità delle tecniche costruttive e la presenza di numerosi stakeholder lungo l’intera filiera. A tali elementi si aggiungono le specificità dei prodotti e dei processi edilizi, quali immobilità, complessità e durabilità, che rendono le dinamiche dell’innovazione profondamente diverse rispetto a quelle tipiche dei settori manifatturieri o ad alta intensità di conoscenza (Barata and Fontainha, 2017). Ne deriva l’esigenza di approfondire i meccanismi attraverso cui l’innovazione, e in particolare l’innovazione circolare, si sviluppa all’interno del settore delle costruzioni.
Alla luce di queste considerazioni, un’analisi empirica condotta su un campione di 376 imprese del settore delle costruzioni in Emilia-Romagna (Chioatto et al, 2025) mostra come la dimensione d’impresa, gli investimenti in ricerca e sviluppo e il quadro normativo svolgano un ruolo significativo, sebbene con effetti differenziati, nell’introduzione di innovazioni circolari. Tuttavia il risultato di maggiore rilievo è che: l’orientamento al mercato locale ha un forte effetto positivo sull’adozione di innovazioni circolari. In concreto, le imprese che operano a livello locale/provinciale risultano più propense ad adottare almeno una pratica circolare tra demolizione selettiva e/o il trasferimento dei rifiuti ad altre imprese per il loro riutilizzo come input. Questo indica che nel caso delle imprese operanti nelle costruzioni la prossimità non è un dettaglio geografico: è una condizione economica e organizzativa che rende possibile aumentare la circolarità del settore.
Questo elemento assume particolare importanza se considerato alla luce delle specifiche dinamiche che caratterizzano il mercato dei rifiuti da costruzione e demolizione. Tali rifiuti incontrano notevoli difficoltà di reinserimento nel mercato come materiali secondari a causa della loro natura voluminoso-pesante, dell’elevata eterogeneità delle frazioni materiali, degli elevati costi di trasporto, della minore affidabilità dei flussi di materiali secondari e del basso costo delle materie prime vergini. In contesti localizzati, la prossimità geografica tra le imprese può invece favorire la creazione e il rafforzamento di reti lungo la filiera, facilitando l’accesso ai materiali secondari, riducendo i costi di trasporto, migliorando il controllo della qualità attraverso catene di approvvigionamento più corte e agevolando lo scambio di risorse e conoscenze. Immaginiamo un cantiere di demolizione: se nelle vicinanze esistono operatori che possono fare demolizione selettiva, impianti in grado di trattare gli inerti e imprese che li riutilizzano come materiali secondari, il circuito può chiudersi in tempi e costi sostenibili. Se invece tutto questo è lontano, il materiale perde valore lungo la strada: la logistica diventa un freno e lo smaltimento torna la scelta “più semplice”.
C’è poi un secondo aspetto: le filiere locali non sono solo canali di scambio, ma anche reti relazionali e di apprendimento. Nel settore delle costruzioni, dove la qualità del materiale secondario è un nodo cruciale, contano relazioni ripetute nel tempo, standard condivisi, prassi operative che si consolidano. La prossimità facilita la nascita di queste reti: non solo perché ci si incontra più spesso, ma perché diventa più facile coordinarsi lungo la filiera e condividere conoscenze pratiche.
La conclusione è tanto semplice quanto rilevante: nell’edilizia la circolarità non è soltanto una scelta tecnologica, ma anche una questione di geografia economica. Dove i mercati sono vicini, le filiere si chiudono più facilmente. E questo suggerisce che una parte decisiva della transizione ecologica non si gioca solo nelle singole imprese, ma nella capacità dei territori di diventare ambienti abilitanti, in cui infrastrutture, regole e relazioni rendono la circolarità una pratica ordinaria e non un’eccezione.
a cura di Elisa Chioatto e Alessandro Montanaro
Bibliografia
Barata, J.M., Fontainha, E., 2017. Determinants of innovation in European construction firms. Technol. Econ. Dev. Econ. 23 (6), 915–936.
Chioatto, E., Montanaro, A., & Mazzanti, M. (2026). “Local Heroes”: Construction firms pioneering circular innovation. Ecological Economics, 241, 108862.
Cristóbal García, J., Caro, D., Foster, G., Pristerà, G., Gallo, F., Tonini, D. Techno-economic and environmental assessment of construction and demolition waste management in the European Union, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2024, doi:10.2760/721895, JRC135470.
Eurostat, 2023. Waste statistics: waste generation by economic activities and households (env_wasgen). Last access September 2024. https://ec.europa.eu/eurostat/statistics- explained/index.php?title=Waste_statistics.
European Environment Agency, 2022. Modelling the Renovation of Buildings in Europe from a Circular Economy and Climate Perspective.





