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Dopo un quarto di secolo l'accordo Ue-Mercosur è pronto in tavola: ora non resta che vigilare

L’Europa proverà a esportare ancora più prodotti industriali e importerà più prodotti agricoli, con norme reciproche che anche il Sudamerica è chiamato a rispettare: basterà?
 |  Green economy

Per il Mercosur sembra fatta. Salvo complicazioni dell’ultimo momento e nonostante l’opposizione della Francia – ma il via libera dell’Italia, di fatto confermato oggi dalla presidente Meloni in conferenza stampa –, la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen si appresta a firmare un accordo che giace da un quarto di secolo.

Perplessità e contrarietà accumunano mondo agricolo e ambientalista, anche se spesso con motivazioni opposte. L’accordo riguarda quattro Paesi sudamericani, Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, e porterà a creare la più vasta area di libero scambio al mondo: 700 milioni di persone. Il fatto che si stia discutendo di un nuovo accordo commerciale non significa, ovviamente, che attualmente non ci siano scambi tra l’Europa e i quattro paesi. La bilancia è ora più o meno in parità, importiamo per circa 56 miliardi di euro e esportiamo per circa 55 l’anno. La differenza la fanno i prodotti: l’Europa esporta soprattutto macchinari, prodotti chimici e farmaceutici e auto. Dal Mercosur arrivano prodotti agricoli, minerali e materie prima per la produzione di carta. L’intesa prevede lo sviluppo di questi scambi non modificandone sostanzialmente la natura, cioè l’Europa proverà a esportare ancora più prodotti industriali e importerà più prodotti agricoli o similari, anche perché, e questa è la vera novità dell’accordo, saranno abbattuti i dazi su quasi tutti i prodotti (91%).

Da dove vengono le preoccupazioni di agricoltori e ambientalisti dunque? I primi in verità si sono accontentati di una manciata di miliardi che non sono nemmeno nuovi stanziamenti ma un anticipo di quello che gli era già stato promesso. Coldiretti ha addirittura considerato “impensabile il risultato del governo italiano” riferendosi alla quota (circa 10 miliardi) che spetterebbe agli agricoltori italiani, ma forse più che a quello pensavano a un successo, quello sì del Governo italiano, per “l’azzeramento dei dazi sui fertilizzanti” che era stato introdotto col meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam).

Restano da convincere i colleghi francesi e belgi che con i loro trattori assediano le istituzioni dei rispettivi Paesi. In sostanza gli agricoltori temono la concorrenza, e oggettivamente non hanno tutti i torti, perché dal Mercosur arriveranno soprattutto prodotti agricoli e zootecnici frutto di un’agricoltura dalle dimensioni nemmeno paragonabili a quella europea. Grandi aziende, spesso multinazionali, enormi allevamenti, grandi economie di scala. Altro che filiera corta. Dal Mercosur arriveranno carne bovina e pollo, soia e cereali, riso e miele. Chi conosce quelle realtà e guarda i numeri impallidisce. L’hanno fatto i produttori di riso e hanno scoperto che in tutta Europa produciamo circa 2,5 milioni di tonnellate di riso l’anno, loro 15 e gran parte è destinato all’esportazione. Il potenziale produttivo del Mercosur è sei volte superiore a quello dell'Unione europea, e per questo l’accordo prevede delle misure di salvaguardia come quella sulla crescita delle importazioni di prodotti sensibili, come quelli agricoli: se la crescita sarà oltre il 5% la Commissione dovrà intervenire ripristinando i dazi.

C’è poi la grande preoccupazione sugli standard di sicurezza sui generi alimentari. L’Europa su questo ha fatto grandi passi avanti, gli standard europei dovranno essere presi a riferimento. Basterà questo a evitare di ritrovarci in casa carne bovina agli ormoni o polli al cloro? Si chiama reciprocità, le norme che valgono per quello che esportiamo devono valere anche per quello che importiamo. Scritto è scritto.

Poi ci sono le preoccupazioni del mondo ambientalista che, com’è sua natura, ha uno sguardo più ampio. Slow Food per esempio è sempre stata contraria perché ci vede il rischio che si spalanchino le porte europee ad alimenti che non rispettano gli standard in vigore in ambito comunitario ma anche perché, come sottolinea Legambiente, l’accordo è visto come “un incentivo all'aumento degli scambi di prodotti ad alto impatto climatico e ambientale, come carne, soia e biocarburanti, che potrebbero portare a una maggiore deforestazione in Sudamerica”.

Le associazioni che si oppongono all’accordo sono oltre 400 e si sono ritrovate in un appello (Stop EU-Mercosur NOW!). Il Mercosur, dicono, “promuove modelli agricoli distruttivi che espellono i piccoli agricoltori e le comunità indigene, favorirà la deforestazione, aggraverà la crisi climatica e allontanerà ulteriormente le nostre regioni dalla giustizia climatica”.

Purtroppo giunti a questo punto non resta che vigilare e assistere a quello che succederà, le clausole effettivamente ci sono e potrebbero essere sufficienti a garantire la reciprocità richiesta dai produttori. Per gli effetti a breve e lungo termine sulle filiere e sulle comunità dovremmo affidarci ai governi locali e questo, in Europa come in Sud America, al momento non è rassicurante.

Maurizio Izzo

Giornalista, responsabile comunicazione di una azienda che si occupa di produzioni video, organizzazione di eventi, multimedia. Ho prodotto numerosi documentari sulla cooperazione internazionale.