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Le relazioni internazionali rischiano di assumere i connotati di una guerra tra bande

La guerra corsara si sposta tra i Caraibi e le fredde acque del Nord Atlantico

La US Navy e la US Coast Guard all'arrembaggio, col sequestro di due petroliere reputate appartenenti alla cosiddetta “flotta ombra” russa
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

La Marina degli Stati Uniti ha comunicato di aver abbordato e sequestrato due petroliere, definite appartenenti alla cosiddetta “flotta ombra”, entrambe accusate di avere a bordo o aver trasportato in precedenti viaggi commerciali greggio di provenienza venezuelana. La prima petroliera, “Marinera”, battente bandiera della Federazione Russa, secondo le dichiarazioni rese alle agenzie di stampa dalla US Navy, risulterebbe “essere stata messa in sicurezza e posta sotto la custodia degli Stati Uniti”; sempre la stessa fonte continua specificando che l’inseguimento in acque internazionali è durato più di due settimane attraverso l'Atlantico centro-settentrionale.

Per dovere di cronaca aggiungiamo che, la nave cisterna “Marinera”, appena la settimana scorsa si chiamava ancora “Bella 1” e batteva bandiera guyanese. Com’era prevedibile, è stata presentata nelle opportune sedi internazionali (Segretariato Onu) la protesta di Mosca, che contesta l'abbordaggio effettuato manu militari della “Marinera” per aver “violato la Convenzione dell'Onu sulle leggi del mare del 1982" (UNCLOS), come ha riferito l’agenzia di informazione internazionale russa Ria Novosti.

L’aspetto veramente incredibile che ha pervaso tutta l’operazione di inseguimento prima e attacco militare (con contestuale sequestro) dopo, riguarda la presenza – confermata anche dal Pentagono – di navi militari russe, incluso un sottomarino a propulsione nucleare (!).

Per non farsi mancare nulla, quasi contemporaneamente la US Navy e la US Coast Guard effettuavano il fermo ed il sequestro di una seconda petroliera: la Sophia M, nelle acque caraibiche. Non si capisce se si tratta di una delle undici navi cisterna in navigazione verso la Russia oppure se si trattava di una delle petroliere incluse nell’elenco delle unità sanzionate dagli Usa e accusate di contrabbandare greggio di provenienza venezuelana.

Questi i fatti della recente cronaca, ai quali è stata data ampio rilievo in tutte le maggiori testate giornalistiche e nei media mondiali, molto probabilmente perché contengono in nuce l’azzeramento del diritto internazionale marittimo e un ritorno alle guerre corsare del XVI secolo, come ai tempi di Queen Elisabeth I, con Sir Francis Drake autorizzato con patente da corsa a scorrazzare nell’Atlantico e nei mari sub-tropicali del Caribe alla ricerca di legni spagnoli.

Gli eventi di ieri rappresentano quasi la prova che la neutralità dell’alto mare e inviolabilità della sovranità nazionale (ricordiamo che la petroliera sequestrata batte legalmente bandiera russa!) non valgono per chi ha mezzi militari e può imporre la propria volontà nei fatti reali e concreti. La sequenza di questi accadimenti descrive molto bene e più di qualsiasi comunicato ufficiale che la legge del più forte prevale, in barba ad ogni Convenzione internazionale, consuetudine e tradizione marinara.

Le relazioni internazionali rischiano in tal modo di assumere i connotati di una guerra tra bande in cui vince il più forte. In questo scenario marittimo mondiale, dominato da insicurezze assolute sotto qualsiasi latitudine e longitudine, sorgono spontanee alcune domande alla quali diventa sempre più difficile dare risposte serie ed accertate: possibile che nessuno abbia speso una sola parola in difesa degli equipaggi delle petroliere sequestrate e di cui non si ha alcuna notizia? Cosa c’entrano i marittimi, questi lavoratori del mare, con le guerre corsare di cui molti di loro ignorano le ragioni? Che fine fanno dopo il sequestro-cattura delle navi dove sono imbarcati?

Sarebbe bello poter sentire una parola a loro sostegno da parte dell’Imo (International Maritime Organization) attualmente presieduto da un latinos: il panamense Arsenio Dominguez in qualità di segretario generale.

Chi si prende cura degli equipaggi di queste disgraziate navi cisterna? Altro e non meno rilevante aspetto da rimarcare: abbiano la consapevolezza che il greggio venezuelano rappresenta un prodotto altamente inquinante a causa della sua altissima densità che lo fa paragonare al bitume? Lo sversamento anche accidentale di questo prodotto costituirebbe un danno agli ecosistemi marini assai grave.

La gestione di una petroliera, soprattutto per gli aspetti relativi alla tutela dell’ambiente marino richiede conoscenze tecniche e capacità professionali di livello. Chi si sta occupando di mantenere alto il livello di sicurezza ambientale di queste navi cisterna, a quale autorità possiamo chiedere informazioni sulla tenuta dei registri di bordo a partire, dall’oil record book (il registro degli idrocarburi)?

Aurelio Caligiore, Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

Da oltre trent’anni Ufficiale della Marina Militare del Corpo della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore è da sempre impegnato in attività legate alla tutela dell’ambiente. Nell’ultimo decennio è stato Capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto (RAM) presso il ministero dell’Ambiente. Attualmente è Commissario presso la Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).