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Cosa fanno i ricci quando fa buio

Uno raro sguardo sulla vita urbana dei ricci rivela l'impatto del cibo lasciato all’aperto sulle visite nei giardini
 |  Natura e biodiversità

I ricci (Erinaceus europaeus) sono una specie di interesse conservazionistico in tutta Europa, con un declino della loro popolazione a lungo termine dovuto a fattori come la perdita di habitat e l'aumento delle collisioni con veicoli. Il nuovo studio “Food over features: supplementary feeding has the strongest influence on hedgehog (Erinaceus europaeus) occupancy in urban gardens”, pubblicato su Urban Ecisystems da un team di ricercatori della Nottingham Trent University e del Chester Zoo, ha analizzato migliaia di immagini provenienti da 415 giardini del Cheshire, insieme alle caratteristiche specifiche di ciascun giardino, per esaminare la frequenza con cui venivano avvistati i ricci e quali caratteristiche influenzassero maggiormente le loro visite. Lo studio faceva parte del programma Hedgehog Watch dello zoo di Chester ed è considerato uno dei più grandi studi con telecamere di sorveglianza del Regno Unito per una singola specie.

I ricercatori britannici dicono che «I ricci erano presenti in più della metà (57%) dei giardini studiati, a dimostrazione del fatto che per loro questi spazi rappresentano habitat cruciali» e ritengono che «Gli habitat urbani siano sempre più importanti per i ricci e scoprire come utilizzano i giardini potrebbe svolgere un ruolo chiave nella loro conservazione».
Il cibo si è rivelato di gran lunga il fattore più importante per la loro presenza dei ricci che erano presenti nel 78% dei giardini che fornivano cibo ai ricci e nel 53% dei giardini nei quali veniva lasciato a terra il cibo per uccelli. Quando non veniva lasciato cibo all’aperto, la presenza di ricci è scesa a meno della metà dei giardini e degli orti (46%). Poco più di un quarto (28%) di tutti i giardini esaminati conteneva cibo lasciato fuori per i ricci.

L’autrice principale dello studio, Kelly Hitchcock della School of Animal, Rural & Environmental Sciences della Nottingham Trent University e dello zoo di Chester, ha avvertito però che «La pratica di nutrire la fauna selvatica necessita di ulteriori studi in quanto può portare a cambiamenti significativi e imprevisti nel comportamento e nella salute degli animali. La fornitura di cibo supplementare svolge chiaramente un ruolo significativo nel modellare gli spostamenti e la distribuzione dei ricci. Nonostante i possibili benefici dell'alimentazione supplementare, può comportare potenziali rischi come una maggiore trasmissione di malattie tra gli animali, un comportamento di letargo alterato, una maggiore aggressività tra le specie e cambiamenti nella struttura delle comunità di specie».

Se lasciare il cibo a disposizione dei ricci è stato il fattore più importante, gli esperti ricordano che è essenziale anche fornire elementi (aree con fiori selvatici, piante autoctone, lettiera di foglie, cumuli di tronchi e buchi nelle recinzioni in modo che i ricci possano vagare su vaste aree) che favoriscano la fauna selvatica, poiché i ricci hanno difficoltà a trovare spazio per andare in letargo e riprodursi.

Lo studio ha anche rivelato che i ricci avevano il 70% di probabilità in più di essere avvistati negli orti in cui erano state rilevate volpi, probabilmente a causa della maggiore disponibilità di cibo.

La Hitchcock evidenzia che «Abbiamo osservato alcuni di questi fenomeni nelle telecamere, che hanno catturato immagini di volpi e ricci che condividevano le ciotole del cibo, nonostante i ricci possano essere una specie preda per le volpi. I potenziali impatti dell'alimentazione supplementare giustificano certamente ulteriori indagini in ricerche future».

Anche se gli autori dello studio prevedessero che la presenza di cibo sarebbe stata importante, fanno notare che «Questa era così dominante da rendere meno significative nei dati altre variabili, come la presenza di aiuole, orti, aree incolte o stagni. Tuttavia, che, sebbene il nostro lavoro faccia luce su come i ricci utilizzino gli orti urbani, le persone dovrebbero continuare a includere elementi favorevoli alla fauna selvatica nei loro terreni, poiché ricci e altre specie ne trarranno beneficio».

La Hitchcock aggiunge: «I nostri dati contribuiranno a ulteriori studi, tra cui uno che esamina ricci, volpi e tassi. Sono necessarie ulteriori ricerche e la partecipazione pubblica ha un enorme potenziale per aiutarci a capire come la fauna selvatica e le persone del Regno Unito coesistono in un mondo in continua evoluzione».

Leah Williams, Lead Conservation Scientist in Population Biology al Chester Zoo, conclude: «Questo è stato un progetto affascinante e ambizioso. In genere è difficile per gli scienziati accedere ai giardini privati per raccogliere filmati di fototrappole. Uno dei più grandi studi di questo tipo nel Regno Unito, ha prodotto un campione di dimensioni incredibili e ha catturato splendide istantanee della fauna selvatica dei giardini. E’ stato un progetto di grande collaborazione e non sarebbe stato possibile senza i volontari che hanno permesso alle telecamere di entrare nei loro giardini. Sappiamo che molti sono rimasti sorpresi nello scoprire che i loro giardini ospitano ricci, che sono animali notturni, e ci piace pensare che questo sia stato un bel modo per i partecipanti di sentirsi più in contatto con le specie che vivono appena fuori dalla loro porta di casa».

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.