La lontra era anche nel Massaciuccoli. Il suo ritorno è una sfida per il futuro
L’interessante notizia apparsa nel 2024 sulle pagine di questa testata ha riacceso la speranza che specie selvatiche autoctone scomparse possano tornare lentamente a ripopolare le acque interne del nostro Bel Paese. L’articolo, infatti, segnalava il ritrovamento di un esemplare morto di lontra (Lutra lutra) sul bacino del Magra e quindi un dato che, supportato da ulteriori ricerche, può far ben sperare per la sua ricomparsa anche nel nord della Toscana. Fino a pochi anni fa questo mustelide era esclusivo di habitat fluviali perfettamente conservati del sud Italia, dove ancora si concentra il grosso della popolazione. Oggi sta progressivamente riconquistando quelli del nord e stimolando iniziative a sostegno del suo ritorno.
Il ritrovamento della carcassa sulle rive del fiume Magra è anche un’occasione per ricordare le indagini svolte all’inizio degli anni ’80, volte alla ricerca della lontra nella zona umida del Massaciuccoli, area già compresa nel Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, a quel tempo recentemente istituito. L’indagine non accertò la presenza del mammifero ma fornì le prove che fino alla fine degli anni ’70 era diffuso nell’area. Dimostrò inoltre che il curioso animale in passato occupava un areale che, oltre alla zona umida, copriva anche altri ambienti acquatici della Toscana nord occidentale. I dati scaturiti dall’indagine, riferibili a reperti imbalsamati e testimonianze sul suo abbattimento (è stata specie cacciabile fino agli anni ‘70) o sulla cattura accidentale all’interno di nasse da pesca, confermavano la presenza della lontra anche nel Lago di Porta, nel fosso Fiumetto (Pietrasanta), nel Serchio e nell’Arno. D’altronde già a metà del secolo XIX, il naturalista Emilio Simi, nel suo “Prodromo della fauna della Versilia”, testimoniava la presenza del mustelide anche per il fiume Versilia. È verosimile supporre che, nel corso dei secoli, proprio da quelle acque la specie abbia esteso l’areale alle zone umide costiere, come quella del Massaciuccoli, un ambiente di transizione in corso di formazione.
Nonostante le pressioni antropiche già in essere sulla zona umida (estrazione della sabbia silicea, della torba, scarichi industriali, caccia, pesca), fino ai primi decenni del secolo scorso il Massaciuccoli si presentava con le migliori caratteristiche che una siffatta tipologia di habitat avrebbe potuto offrire. L’abbondanza di acque limpide e di buona qualità provenienti dalle colline circostanti garantiva il florido sviluppo della vegetazione acquatica, elevati livelli di biodiversità e l’architettura di una rete trofica in grado di sostenere il mustelide acquatico.
Il ritorno della lontra oggi non avrebbe solo un valore simbolico, a dimostrazione delle grandi potenzialità della natura. Sarebbe anche il segnale di una inversione di tendenza di fondamentale importanza che, oltre al maggior rispetto per le specie selvatiche, dovrebbe convincerci che gli habitat idonei al ritorno di quelle scomparse producono anche una innumerevole serie di servizi ecosistemici per l’uomo.
Altre specie selvatiche si accingono a riconquistare le acque interne, come dimostrato dalla reintroduzione naturale del castoro (Castor fiber) nel nord Italia, proveniente da popolazioni di paesi europei confinanti, forse più attenti alla conservazione della natura di quanto lo siamo stati noi. A oggi, il ritorno della lontra non farebbe certo intravvedere all’orizzonte i conflitti che, inevitabilmente, un “ingegnere ecosistemico” quale il castoro può generare. Dopo secoli di assenza da corsi d’acqua italiani, infatti, questo ingegnoso mammifero acquatico si trova di fronte a un paesaggio fluviale totalmente modificato da argini, barriere, ponti e quant’altro possa costituire un ostacolo alla realizzazione delle sue opere naturali, e può essere, ingiustamente, considerato responsabile di accentuare il rischio esondazione, che peraltro è già molto elevato proprio per la presenza di tali infrastrutture artificiali. Come il castoro, anche la lontra avrà però necessità di trovare habitat non minacciati dalle trasformazioni causate dall’uomo.
La riconquista delle acque interne da parte di specie autoctone come la lontra ripropone con forza i concetti trasmessi dal recente Regolamento sul ripristino della natura (Reg. UE 2024/1991), in attesa di essere sancito dal “Piano nazionale per il ripristino” entro il settembre 2026. Un impegno nuovo che dalla conservazione degli habitat invita a passare al loro restauro. Un impegno consistente, in termini energetici e culturali, che richiede un sostanziale cambio di paradigma anche nella gestione degli ambienti fluviali e delle zone umide come quella del Massaciuccoli.
Trattandosi di una specie ombrello, il ritorno della lontra nel Massaciuccoli non solo fornirebbe un contributo per la salvaguardia e il mantenimento della biodiversità locale ma assumerebbe anche il ruolo di specie bandiera che potrebbe attirare ulteriori interessi per la zona.
Giungere al progressivo ripristino dell’habitat lacustre per agevolarne il ritorno sarà una sfida da affrontare con la ripresa del contratto di lago firmato nel 2019 e silente da ormai troppi anni, oggi rianimato per iniziativa del Consorzio di Bonifica Toscana Nord che ne sarà il futuro capofila.