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Elefanti, lupi, orche e cefalopodi. Lo sterminio di animali innocenti, una vergogna per l’uomo

Nonostante la loro intelligenza e la loro sensibilità, legalmente e illegalmente vengono ancora uccisi a spron battuto
 |  Natura e biodiversità

Quando nel 2013 il Premio Nobel Eric Kandel scrisse che la mente è un insieme di operazioni corticali e che la coscienza dipende esclusivamente dal funzionamento delle reti neurali, disse una grande verità, anche se, a dire il vero, ancora non è ben chiaro come questi fenomeni possano realmente manifestarsi nel nostro cervello e anche in quello di molti animali, dai cefalopodi alle scimmie antropomorfe.

Certo, ci sono animali e animali. Alcuni hanno un cervello molto grande, altri più piccolo, anche se non è il peso del cervello che fa la differenza, ma il suo rapporto con il peso del corpo intero. Un elefante adulto ha un cervello di quattro chili, cioè circa quattro volte il nostro cervello, ma il fatto è che l’elefante può arrivare a più di cinque tonnellate di peso corporeo. Detto questo, sappiamo che gli elefanti, per esempio quelli africani, sono animali molto sensibili, grandi esploratori, percorrono in gruppo anche centinaia di chilometri per la ricerca dell’acqua, hanno una forte personalità, sono affettuosi con i loro piccoli, sono molto collaborativi, altruisti, intelligenti; non ultimo, sono capaci di distinguere il linguaggio di un uomo da quello di un altro uomo.

Nonostante la loro intelligenza e la loro sensibilità, legalmente e illegalmente vengono sterminati a spron battuto. In tutti i Paesi africani sono ridotti al lumicino a causa del loro carico prezioso: le zanne di avorio. Il loro commercio clandestino è rivolto soprattutto a molti Paesi asiatici, in primis alla Cina. In Tanzania, solo al Selous Park, negli anni ’70 vivevano più di centomila elefanti, ora ce ne sono meno della metà. Il Selous Park è sotto il controllo dello Stato e i rangers sono molto intransigenti e incorruttibili, almeno così sembra. Nei parchi meno controllati o addirittura fuori dai parchi, è un’ecatombe degli elefanti. Si stima che in Africa, più o meno, ogni giorno si uccidano un centinaio di elefanti. In alcuni Stati africani, come Ciad, Camerun, Sudan e Somalia, gli elefanti non esistono più. A dire il vero in questi due ultimi Paesi ci sono delle guerre civili che durano da più di trent’anni con conseguenze devastanti sul territorio e sulle persone.

Se la sorte degli elefanti in Africa è praticamente segnata (tra poco li vedremo solo negli zoo o nei bioparchi), per molti altri animali selvatici la situazione non è certo migliore, si pensi per esempio ai lupi, animali magnifici e importantissimi per il mantenimento della biodiversità. Nelle Marche, sui Monti Sibillini, stanno ritornando questi animali che erano praticamente scomparsi. Invece di essere contenti per questo ritorno, si stanno facendo continue campagne denigratorie contro di loro. Li si accusa di tutto: dicono che sono pericolosi per l’uomo e per le greggi. Il punto è che da quando sono ritornati nelle Marche non hanno mai aggredito nessuno, semmai qualche capo di bestiame o qualche pecora, che subito le autorità regionali risarciscono ai proprietari con un valore reale anche superiore del capo ucciso.

I lupi, chissà perché, sono stati sempre il simbolo dell’animale violento e anche assassino. Il lupo non è né violento né assassino. È un animale molto affettuoso, sociale e intelligente.  Ad accanirsi contro il lupo è stata anche tutta una letteratura secolare stupida e infantile, piena di pregiudizi e di spregevole ignoranza. Durante il Medioevo è stato considerato il “cane del diavolo” che doveva essere ucciso e bruciato nella pubblica piazza così come dovevano essere uccisi e bruciati i suoi protettori, in questi casi accusati di licantropia, trattati peggio delle streghe. Allora anche San Francesco avrebbe dovuto essere bruciato vivo! Come dice lo scrittore e scienziato americano Carl Safina, noi esseri umani uccidiamo sadicamente i lupi e tanti altri animali, non solo perché li consideriamo inferiori, ma perché possiamo materialmente farlo con estrema facilità e incosciente disinvoltura, cioè con le armi.

Nonostante sia molto diverso dal lupo, passiamo a un altro mammifero, altrettanto intelligente del primo, cioè l’orca marina (Orcinus orca), riguardo la quale il nostro pensiero è infarcito di pregiudizi letterari e cinematografici che ci sono stati inculcati sin dall’infanzia, cioè quello dell’“Orca assassina”. Un’orca del Sea World (una catena di parchi marini americani che si trova a San Diego, San Antonio, e a Orlando) che si esibiva in uno di questi grandi acquari, alla quale fu assegnato (inopportunamente) il nome di Shamu, morì depressa dopo sei anni dalla sua cattura. In verità a Shamu, basta cambiare la “u” finale con una “e” e vedremo che in inglese diventa shame, che significa vergogna. Sarebbe veramente il caso di dire shame on you cioè vergognatevi voi esseri umani per come ci trattate! Le orche in questi luoghi vengono utilizzate per fare spettacolo con le loro acrobazie, per fare show e business che devono andare sempre bene in quanto un solo esemplare di questo mammifero marino vale all’incirca 80 mila dollari, per non parlare dei soldi necessari per alimentarlo, per il pagamento degli addestratori e per la sicurezza. Il Sea world è dunque un luogo in cui vengono relegate delle orche marine per il divertimento della gente. Questi mammiferi marini sono consapevoli di loro stessi e degli altri, anche degli umani e dei maltrattamenti nei loro confronti. Sono coscienti del mondo che li circonda e cercano sempre di adattarsi ai cambiamenti naturali, non a quelli indotti dall’uomo. Le orche possono essere entusiaste, felici, giocose e hanno persino il senso dello humor. Nonostante tutte queste qualità, spesso vengono catturate da piccole e rinchiuse negli acquari.

Oggi, in libertà la loro situazione non è di fatto migliore di quella in cattività. Vengono perseguitate quindi anche quando sono allo stato libero nei mari e negli oceani, nonostante siano state varate delle leggi internazionali per proteggerle, per non farle scomparire del tutto dal nostro Pianeta. Recentemente è stato scoperto che spesso i sonar ad alta intensità delle compagnie petrolifere che estraggono greggio dalle profondità marine, inclusi i bombardamenti sotterranei per frantumarne i fondali, hanno causato migliaia di spiaggiamenti di questi esseri e di tanti altri mammiferi marini, delfini, balene e megattere: fanno perdere loro l’orientamento. Quando si trovano di fronte a questi fatti, gli scienziati si dovrebbero chiedere quali siano le cause principali degli spiaggiamenti. Dicono che hanno perso il senso dell’orientamento, nulla di più e nulla di meno. Non molto tempo fa è stato rivelato che a disorientare, poi a far spiaggiare e conseguentemente far morire un gruppo numeroso di mammiferi marini siano stati i sonar militari utilizzati in una esercitazione della marina Nato al largo delle coste della Grecia. Il mio timore è che quando avvengono questi fatti (non solo in Grecia) non si vogliano trovare le vere ragioni degli spiaggiamenti per non mettere in imbarazzo le forze della Nato e di altre marine militari. I media, in questi casi, tacciono o sono fumosi, per il bene (pensano loro) di tutti e per migliorare la difesa militare dei nostri Paesi. Sarà, ma questo mi convince molto poco. I militari non si curano affatto di fare le loro esercitazioni dove sarebbe più opportuno non farle per non distruggere l’ambiente e la fauna marina.

In conclusione, dovremmo sfruttare meglio la nostra intelligenza per poter vivere in un mondo migliore. A proposito di intelligenza, che noi uomini abbiamo sempre pensato che appartenesse unicamente alla nostra specie; riflettiamo per un attimo, per esempio, non solo su quella molto elevata di uno scimpanzé, ma anche su quella di un semplice cefalopode, il polpo (Octopus vulgaris). In laboratorio è stato osservato che alcuni polpi sanno aprire dei vasetti di vetro contenenti dei granchi svitando i coperchi. Un bambino fino a tre-quattro anni non saprebbe farlo. I granchi sono un cibo molto ambito da questi cefalopodi che spesso, però, finiscono nelle pentole di chef famosi e delle casalinghe.

Angelo Tartabini

Angelo Tartabini, già professore ordinario di psicologia generale presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma, in passato ha svolto attività di ricerca in Giappone, Olanda, Stati Uniti, Sud Africa, Canada e Inghilterra. E' autore di più di duecento pubblicazioni e di 16 volumi, tra i quali: Il mondo delle scimmie (Muzzio), L'uomo allo specchio (Il Pensiero Scientifico), Cannibalismo e antropofagia (Mursia), Una scimmia in tutti noi (B. Mondadori), Fondamenti di Psicologia evoluzionistica (Liguori), L'uomo scimmia (McGraw-Hill).