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Sorpresa: gli orsi polari delle Svalbard sono più grassi e in salute

Nonostante il continuo declino del ghiaccio marino intorno alle isole, gli orsi polari sono in condizioni fisiche migliori rispetto a 25 anni fa
 |  Natura e biodiversità

Secondo il nuovo studio “Body condition among Svalbard Polar bears Ursus maritimus during a period of rapid loss of sea ice”, pubblicato su Scientific Reports da un team di ricercatori norvegesi, britannici e canadesi, « Gli orsi polari delle Svalbard hanno mantenuto buone condizioni fisiche nonostante una significativa perdita di habitat di ghiaccio marino dopo il 1995».

Il principale autore dello studio, Jon Aars, ricercatore senior del Norsk Polarinstitutt, evidenzia che «Questa è una scoperta sorprendente. Se 25 anni fa ci avessero chiesto quali sarebbero state le conseguenze del fatto che gli orsi trascorrono due mesi in meno sui ghiacci ogni anno, ci saremmo aspettati animali più magri, una riduzione della riproduzione e l'inizio di un declino della popolazione. Invece, vediamo che sono in condizioni migliori».

In primavera, durante il periodo 1995 – 2019, i ricercatori hanno mappato le condizioni corporee degli orsi polari, che sono una misura della dimensione delle riserve di grasso degli orsi e, sulla base dei dati raccolti, sono giunti a questo sorprendente risultato.

Per Aars, «La spiegazione più probabile è che gli orsi polari siano riusciti a compensare la minore permanenza sul ghiaccio marino sfruttando le risorse terrestri. Catturano più renne, si nutrono di carcasse di tricheco e sfruttano uova, uccelli e foche comuni».

Lo studio conferma che «Alle Svalbard, è stato dimostrato che in estate gli orsi polari predano maggiormente le foche barbute (Erignathus barbatus). A causa della perdita dell'habitat del ghiaccio marino, Impiegano meno tempo a cacciare le foche dagli anelli di fronte ai ghiacciai; le foche barbute possono essere cacciate in estate anche quando il ghiaccio marino è assente. In molti casi, le carcasse di balena spiaggiate possono fornire cibo agli orsi per oltre un anno, e tali carcasse sono comuni alle Svalbard. Negli ultimi anni, gli orsi locali alle Svalbard hanno mangiato sempre più uova e uccelli di edredoni comuni (Somateria mollissima) e oche. Le renne delle Svalbard (Rangifer tarandus platyrhynchus) sono aumentate in abbondanza e negli ultimi anni ci sono state molte osservazioni che dimostrano che gli orsi polari sono in grado di cacciare con successo le renne. Un'altra fonte di cibo sempre più disponibile è il tricheco (Odobenus rosmarus), che si è ripreso dai precedenti sfruttamenti eccessivi. Anche se raramente si vedono orsi polari cacciare con successo i trichechi, le carcasse disponibili possono fornire una buona fonte di cibo».

Già i primi esploratori che arrivarono in questo remoto arcipelago artico, notarono che lungo la costa occidentale delle Svalbard i trichechi erano abbondanti ovunque e che gli orsi polari erano presenti in gran numero. Queste aree hanno registrato un aumento significativo del numero di orsi negli anni successivi. Gli autori dello studio sottolineano che «E’ anche interessante notare che le femmine sulla costa occidentale, dove la stagione del ghiaccio marino è più breve rispetto a quella più a est e a nord delle Svalbard, sono state osservate in buone condizioni. Un "vincitore del clima" alle Svalbard è la foca comune (Phoca vitulina), con una popolazione in aumento che si sta diffondendo lungo la costa. Negli ultimi anni, in diverse occasioni, si è assistito alla cattura con successo di foche comuni alle isole Svalbard».

Nel periodo oggetto dello studio, il numero di renne, trichechi e foche comuni è aumentato significativamente e Aars conferma che «Sembra che questo abbia permesso agli orsi di mantenere, e persino migliorare, le loro condizioni fisiche, nonostante trascorrano molto più tempo sulla terraferma rispetto a prima. Questo sviluppo è diverso da quanto osservato in diverse altre parti dell'Artico, dove gli orsi polari diventano più magri negli anni in cui le stagioni senza ghiaccio sono più lunghe. Questo significa anche che gli orsi polari stanno influenzando sempre di più gli ecosistemi terrestri, in particolare le colonie di uccelli, e stanno diventando una parte più importante dell'ecosistema terrestre delle Svalbard rispetto al passato».

Però, Polar Bears International fa notare che, fino all'introduzione delle protezioni internazionali negli anni '70, gli orsi polari delle Svalbard erano tra gli animali più cacciati al mondo e che le nuove scoperte potrebbero essere collegate alla ripresa della popolazione dopo la fine della pressione venatoria. Questo, unito all'aumento delle prede “terrestri” registrato negli ultimi decenni, sembra aver fornito agli orsi una spinta temporanea.

Ed è lo stesso Aars ad avvertire che, nel lungo termine, è ancora probabile che le condizioni corporee degli orsi peggioreranno: «Gli orsi polari dipendono dal ghiaccio marino per un periodo minimo ogni anno, ma non sappiamo ancora dove si trovi questa soglia critica. Finora, non ci sono segnali di un drastico declino nella sopravvivenza o nella riproduzione».
Dato che , la condizione corporea degli orsi polari è considerata un indicatore di allarme precoce e i suoi cambiamenti potrebbero essere tra i primi segnali di conseguenze più gravi in futuro, i dati di monitoraggio come quelli analizzati in questo studio sono importanti per la gestione della loro popolazione.

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.