In Italia crescono le aree dove vive un “nuovo” carnivoro: la genetta
Un nuovo carnivoro è entrato a fare parte della fauna italiana: si tratta della genetta comune, Genetta genetta, L.1758, un mammifero di origine africana che appartiene alla famiglia dei Viverridi, gruppo faunistico relativamente antico che annovera specie presenti in Africa e in Asia.
Questo animale non appartiene alla fauna autoctona europea in quanto non è descritto negli orizzonti pleistocenici post-glaciali; la sua diffusione è essenzialmente imputabile all’azione antropica. La sua presenza in Europa è nota con certezza dall’epoca medioevale, ma è probabilmente precedente.
La genetta è considerata un invasore post-glaciale (Kurten, 1968), il cui arrivo è legato alla diffusione della cultura Almohad nel Portogallo del Sud (secolo XII–XIII), come dimostrano reperti osteologici rinvenuti nel sito archeologico di Mértola (Morales, 1984); secondo la cronologia degli scavi archeologici, si ritiene che le prime fasi dell’arrivo siano avvenute nelle Baleari. Esistono tuttavia evidenze archeologiche che sposterebbero quest’arrivo in cronologie precedenti, nella prima parte del I secolo d.C. (Delibes, 1977; Masseti, 2021).
Plinio il Vecchio descrive la specie citandola come Viverra legando l’importazione alla necessità di contrastare una massiva infestazione di roditori nelle Baleari. Anche Linneo, parlando della specie nella sua Storia Naturale, fa riferimento ad un esemplare proveniente dalla Spagna.
Le prime certe segnalazioni di presenza risalgono all’epoca medievale, quando la genetta era tenuta nelle abitazioni nobiliari come la donnola e il furetto e contribuiva a cacciare i topi. Troviamo una importante testimonianza nel ciclo di arazzi “La Dame à la Licorne”, la Dama e l’Unicorno, tessuti nelle Fiandre tra il 1484 e il 1500 dove sono rappresentati momenti di vita in una dimora nobiliare e un animale inequivocabilmente riconducibile alla genetta figura tra le braccia di una nobildonna. Gli arazzi si trovano sia al Museo del Medioevo di Parigi che nella Collezione Unicorn Tapestries a New York presso il Metropolitan Museum.
Insediato inizialmente nella Penisola Iberica, il carnivoro ha mostrato una espansione verso le aree francesi del Sud-Ovest dove ha occupato ambienti con caratteristiche mediterranee simili a quelle iberiche. Fino alla metà del secolo scorso era considerato raro in Francia e limitato alle aree sud-occidentali del paese; nella seconda metà del XX secolo, grazie alla protezione legale iniziata a partire dall'anno 1972, l'areale francese si è progressivamente ampliato nelle direzioni Nord Est verso la Regione Rodano-Alpi, e Sud Est lungo la Regione Mediterranea verso l'Italia.
Nell'areale tradizionale e nelle aree di nuova espansione gli habitat maggiormente selezionati sono quelli delle formazioni vegetali dense con tratti più aperti, specie vegetali proprie della macchia e una copertura forestale di specie termofile o mesofile. In Europa, l'ambiente preferito dalla genetta è quello mediterraneo con aree calcaree e marnose a bassa quota, ma la notevole plasticità ecologica ha consentito un'espansione anche in zone non strettamente mediterranee.
Le dimensioni sono simili a quelle di un gatto, il corpo è sottile e slanciato con zampe corte, testa fine e allungata e muso appuntito, orecchie ed occhi grandi e sporgenti. Il mantello è grigio-biancastro, verso i fianchi si dipartono macchie raggiate ed allungate di colore bruno scuro. La coda è importante, lunga all'incirca quanto la somma della testa e del tronco, è spessa ed appuntita con anelli chiari e scuri alternati, durante gli spostamenti è tenuta sollevata e parallela al suolo.
Si tratta di un carnivoro generalista e opportunista con un ampio spettro alimentare di cui fanno parte anche insetti e materiali vegetali; soffre lo spessore nevoso, ma può compiere significativi spostamenti altitudinali nella stagione favorevole.
Il processo di espansione in Liguria occidentale si è sviluppato una volta giunta nell’area boscata del confine. L’animale è comparso nel territorio del ponente da circa una ventina di anni. La sua presenza è documentata dal livello del mare alla montagna con un ampio range altitudinale.
Si tratta di una specie avvistabile con relativa facilità, è crepuscolare-notturna e utilizza le strade per spostarsi da un tratto di bosco all’altro. Questa abitudine può essere causa di investimenti stradali che colpiscono particolarmente i giovani in dispersione, come documentato in diversi casi.
La genetta è in espansione in Italia, particolarmente nella fascia mediterranea che è quella ecologicamente più confacente a questa specie di clima caldo.
Ha un mantello e un aspetto caratteristico difficilmente confondibile con quello di altre specie di mammiferi di simili dimensioni. La condivisione di notizie sugli avvistamenti di questo animale può aiutare a comprendere il suo grado di espansione in Italia.
Le fonti dell’articolo originano da una inchiesta preliminare condotta con il metodo naturalistico e l’ausilio di fototrappole integrata dalla raccolta di dati e osservazioni pervenute da terzi per la Liguria occidentale e il Piemonte.
Sono estensori del lavoro:
Patrizia Gavagnin, biologa della fauna, segue particolarmente i carnivori
Wildlife Biologist e.mail:
Marco Masseti, archeozoologo, International Union for the Conservation of Nature - Species Survival Commission (IUCN SSC), Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia “A. Mirri” and Società italiana per la Storia della Fauna “Giuseppe Altobello”,
Associazione Italiana di Archeozoologia (AIAZ)
e-mail:
Paolo Tizzani, veterinario, si occupa in particolare di Sanità Animale per le specie selvatiche University of Turin e.mail: