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Settore auto in stallo, cresce solo chi punta sull’elettrico. Peccato che il governo non sembra capirlo

È questa la sintesi a cui si arriva incrociando i risultati di un’analisi dell’Osservatorio Tea e quelli del Tavolo automotive convocato per oggi dal ministro Urso. Spiega il presidente di Motus-E, Pressi, intervenendo all’incontro al Mimit: «Basta ideologie, per l’Italia è il momento di pianificare il futuro»
 |  Trasporti e infrastrutture

La filiera dell’automotive è in stallo e cresce solo chi punta sull’elettrico. Peccato che in Italia si continui a non pianificare il futuro e a mettere in campo una strategia industriale e fiscale che sostenga una domanda che pure è emersa nelle settimane del bonus rottamazione.

Questa settimana è stata illuminante circa quel che si muove, e non si muove, nel nostro Paese per quel che riguarda il mercato delle auto elettriche. E, in particolare, lo è stata per quel che si è visto e non visto, al ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit). Da un lato, due giorni fa, sono stati presentati presso dicastero guidato da Adolfo Urso i risultati della Survey 2025 dell’Osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive (Tea), guidato dal Center for automotive & mobility innovation della venice school of management - Università Ca' Foscari Venezia, in collaborazione con CNR-IRCrES istituto di ricerca sulla crescita economica e sostenibile del Cnr. Dall’altro, oggi, sempre al Mimit si sono svolti i lavori del Tavolo automotive allestito dal governo. Cosa è uscito dai due appuntamenti?

Andando con ordine, dal primo evento è venuta alla luce un’analisi restituisce l’immagine di un settore attraversato da una fase di forte prudenza strategica: oltre il 50% delle imprese della filiera automotive italiana non prevede investimenti in innovazione di prodotto nel prossimo triennio, con un aumento di quasi nove punti percentuali rispetto al 2024. Anche sul fronte dell’innovazione di processo emerge un rallentamento, con una quota significativa di aziende che rinvia interventi strutturali, privilegiando strategie di contenimento dei costi in un contesto segnato dall’incertezza della domanda europea, dalle tensioni geopolitiche e dalla complessità della transizione tecnologica. La fotografia che emerge dall’indagine a cui hanno lavorato anche i ricercatori del CNR-IRCrES è quella di una filiera che tende a difendersi, concentrandosi in larga parte su componenti e servizi cosiddetti “invarianti”, non direttamente legati né al motore termico né a quello elettrico, rimandando scelte strategiche decisive sul piano della transizione. Solo una quota minoritaria delle imprese, viene sottolineato, dichiara di orientare l’innovazione di prodotto verso i veicoli full electric, mentre l’innovazione di processo appare più diffusa, spinta soprattutto da esigenze di efficientamento e competitività internazionale. Inoltre, le previsioni occupazionali confermano le difficoltà strutturali del comparto automotive: nel complesso, nel prossimo triennio è atteso un saldo occupazionale negativo pari al 4,9%. E, dato di nuovo interessante, si muovono in controtendenza le imprese che hanno scelto di investire esclusivamente nella mobilità elettrica. Queste sono infatti le uniche a prevedere un aumento degli addetti, con una crescita stimata dell’1,8%.

Dall’analisi emerge infine una richiesta chiara alle istituzioni. Per accompagnare la transizione tecnologica e preservare la competitività della filiera automotive italiana, le imprese indicano come priorità la riduzione del costo dell’energia per gli impianti produttivi e la semplificazione burocratica dei processi legati agli investimenti, ritenute misure più urgenti ed efficaci rispetto ai soli incentivi alla domanda.

Ebbene, se questo è l’approfondito quadro offerto da ricercatori e docenti universitari, la strategia offerta dal governo non si sta dimostrando all’altezza della situazione. «In una fase di profondi cambiamenti tecnologici come quella attuale, gli strumenti incentivanti devono essere calibrati per dare stabilità e prevedibilità al mercato, facilitando la pianificazione tanto per i consumatori quanto per l’industria», ha il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, intervenendo all’incontro convocato oggi al Mimit dal ministro Adolfo Urso. «Gli altri grandi Paesi europei, come Francia, Germania e Spagna, hanno già attivato nuovi incentivi per le auto elettrificate a valle della presentazione del Pacchetto auto della Commissione europea», ha osservato Pressi sottolineando che anche in Italia «occorre una pianificazione strategica dei supporti alla domanda, che non devono distorcere il mercato, ma sostenerlo e accompagnarlo gradualmente verso l’elettrico. Accanto ai bonus per i privati, è indispensabile una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, che aiuterebbe le aziende e faciliterebbe la creazione di un mercato dell’usato elettrico ampio e variegato, a beneficio di tutti i cittadini».

Al tavolo è stato affrontato anche il tema industria, nei giorni in cui a livello europeo le immatricolazioni di auto ricaricabili - full electric e ibride plug-in - hanno quasi raggiunto il 30% del totale, e nel mondo la quota di mercato delle auto dotate di ricarica elettrica esterna è anche superiore. «La traiettoria tecnologica del settore è sotto gli occhi di tutti – ha fatto notare il presidente di Motus-E - e i risultati dell’ultima survey dell’Osservatorio Tea, presentati questa settimana al Mimit, indicano che la filiera automotive nazionale non sta investendo abbastanza sull’innovazione, il che rischia di tradursi in prospettiva in una perdita di competitività pericolosissima».

In quest’ottica, ha proseguito Pressi, «bisogna superare i dibattiti ideologici e lavorare tutti insieme con pragmatismo a un grande piano di rilancio dell’industria italiana, che dialoghi con le ambizioni dell’Europa e pesi adeguatamente l’urgenza di governare, e non subire passivamente, una transizione tecnologica globale inarrestabile».

All’incontro al Mimit è stato posto l’accento anche sul nodo dei costi energetici in relazione alla ricarica elettrica. Su questo aspetto, in particolare, il numero uno di Motus-E ha ricordato che «gli operatori della ricarica pubblica italiani pagano l’elettricità molto di più di quanto avvenga in altri grandi Paesi europei, con riflessi inevitabili sugli utenti finali. Su questo punto sarà determinante il contributo del regolatore. Anche perché, come forse non tutti sanno, sulla ricarica elettrica in Italia gravano già oggi oneri fiscali e parafiscali persino superiori rispetto ai carburanti tradizionali».

Redazione Greenreport

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