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Oggi è l’Earth Overshoot Day: abbiamo già consumato tutto ciò che il Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Questa data non era mai arrivata così presto. E l’Italia ha poco da lamentarsi con il resto del mondo

 |  Editoriale

Oggi è l’Earth Overshoot Day. Vuol dire che dal 1° gennaio a oggi abbiamo già consumato tutto ciò che il Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Ci abbiamo messo soltanto 205 giorni, quest’anno, a raggiungere questo triste traguardo. La data è calcolata dal Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale di sostenibilità che ha aperto la strada al concetto di impronta ecologica. Nel 2024 questa giornata era arrivata il 1° agosto. Governi e organismi internazionali, mese dopo mese, hanno sventolato impegni per far migliorare la situazione. Ma tant’è: la situazione è peggiorata. E così da oggi e fino al 31 dicembre andremo a rosicchiare ulteriormente quel che la Terra ha da “offrire” sapendo che stiamo facendo crescere ulteriormente il nostro debito ecologico.

Generalmente si parla di risorse naturali. Ma anche quest’espressione è figlia di un atteggiamento che ci ha portato anno dopo anno ad anticipare di giorni o addirittura settimane l’arrivo di questo Overshoot Day (nel 1970 cadeva a fine dicembre, nel 2000 era già a settembre e ora siamo arrivati a luglio). Risorse naturali, si dice: foreste abbattute per utilizzare il legname e dare ulteriori spazi a colture e allevamenti intensivi, acque inquinate da attività zootecniche e industriali, emissione di CO2 in quantità superiore rispetto a quanta possa assorbirne la biosfera, ecosistemi distrutti per massimizzare i profitti. Il tutto, solitamente, a vantaggio delle imprese del Nord globale. E a scapito delle terre e delle popolazioni del Sud globale. Ma alla lunga, visto che la Terra è una e da qua non si scappa - checché vadano ventilando i personaggi alla Elon Musk circa un’utopica colonizzazione della Luna o addirittura di Marte - saremo tutti a dover prima o poi ripagare il nostro debito ecologico. Non noi ma i nostri figli? O magari i nostri nipoti? Magra e triste consolazione.

Ma la cosa più triste è che il destino non è segnato. Nel senso che non siamo necessariamente su un piano inclinato, in cui l’Earth Overshoot Day dovrà per forza arrivare sempre prima, anno dopo anno. Perché è la cosa più triste? Perché, nonostante questo, non cambiamo rotta. Verso dove? Verso l’economia circolare, l’agricoltura rigenerativa, la mobilità sostenibile, le rinnovabili al posto dei combustibili fossili, l’efficientamento energetico. Tutto è noto. Si sa che se non modifichiamo il nostro sistema produttivo e gli attuali stili di vita occidentali il nostro debito ecologico non farà che aumentare. E si sa che ci sono delle alternative. Tutto è noto, si tratta solo di decidere. E di dare seguito concreto alla decisione.

Come spiega il Wwf, se ad esempio riducessimo del 50% le emissioni di CO₂, sposteremmo la data dell’Overshoot Day di ben 3 mesi (93 giorni). Se diminuissimo del 50% il consumo globale di carne, guadagneremmo 17 giorni.  Se fermassimo la deforestazione, recupereremmo 8 giorni. Sono pochi 8 giorni? No. Perché come spiega sempre l’associazione ambientalista, se riuscissimo a spostare l’Overshoot Day di 5 giorni all’anno, entro il 2050 torneremmo in equilibrio con le risorse del Pianeta: «Si tratta di una media realistica che combina: tecnologia (efficienza energetica, rinnovabili), comportamenti individuali (dieta, trasporti, stile di vita) e politiche globali (accordi climatici, economia circolare).

Come sottolinea il Kyoto club, per sostenere il nostro attuale stile di vita servirebbero 1,8 pianeti Terra. Stiamo utilizzando le risorse naturali a un ritmo superiore dell’80% rispetto alla capacità rigenerativa degli ecosistemi. L’organizzazione costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, con l’Accordo di Parigi e con il Green deal europeo indica l’economia circolare come strumento principe per frenare questo consumo eccessivo che sta impoverendo il Pianeta. «In Italia, molte imprese stanno già dimostrando che la transizione circolare è non solo necessaria, ma anche possibile - afferma il vicepresidente Francesco Ferrante - Per questo, non possiamo permetterci di tornare indietro: le politiche del Green Deal vanno rafforzate, non ostacolate. E invece, oggi, assistiamo a troppi attacchi, in Italia e in Europa - da parte di forze politiche che mettono a rischio il futuro sostenibile che stiamo cercando di costruire».

L’Italia, già. Se a livello mondiale l’Overshoot Day è arrivato oggi, il nostro Paese è in deficit ecologico da ben prima, cioè dall’inizio di maggio. E questa data è arrivata per noi non con una settimana di anticipo rispetto al 2024 com’è su scala globale, ma con 13 giorni di anticipo. Se tutti avessero il nostro stile di vita, di pianeta Terra non ce ne vorrebbero 1,8 come hanno calcolato gli scienziati del Global Footprint Network, ma ben tre.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.