La desalinizzazione sottomarina promette di rivoluzionare il trattamento dell’acqua marina
La desalinizzazione sottomarina promette di rivoluzionare il trattamento dell’acqua marina. La soluzione di operare a 400-600 metri sotto la superficie dell’oceano sfruttando la pressione idrostatica per abbattere il consumo energetico, è un meccanismo conosciuto da un punto di vista ingegneristico ma finora relegato nell’ambito di studi teorici. Recente invece l’annuncio della startup norvegese Flocean che ha raccolto 22,5 milioni di dollari per sviluppare entro l’anno, il primo progetto dimostrativo a Mongstad Industrial Park al largo delle coste norvegesi, portando a una scala commerciale un dissalatore subacqueo in profondità. Dopo un anno di test su prototipo, la tecnologia proprietaria di Flocean è entrata nella prestigiosa graduatoria della rivista Time delle migliori invenzioni del 2025. L’emergenza idrica concerne circa 2 miliardi di abitanti mentre la domanda di H2O globale s’impenna con l’espansione del settore dei semiconduttori e l’espansione dei data center. In aggiunta ai settori agricolo e agroalimentare che tradizionalmente assorbono due terzi del consumo mondiale di acqua dolce, mentre carta, cellulosa, tessile, metallurgia, chimica e plastica sono tra i maggiori consumatori industriali.
Le tradizionali tecniche per ottenere acqua potabile da acqua di mare tramite la filtrazione su membrane semipermeabili e pompe ad alta pressione per separare il sale dall’acqua, sono energivore e comportano una rilevante un’impronta ambientale. Immergendo un modulo a 400-600 metri di profondità, Flocean sfrutta i 50 e 60 bars di pressione raggiunti a quelle profondità per esercitare la forza richiesta di 38-42 bar per invertire il flusso naturale delle molecole di acqua salmastra attraverso una membrana semipermeabile che trattiene sali e impurità. Oltre ad abbattere per metà l’assorbimento energetico che rappresenta quasi metà del costo operativo, le temperature più fredde e l’oscurità (solo1% della luce) riducono alghe e inquinanti e consentono di decurtare del 60% i trattamenti chimici preparatori che costituiscono un costo operativo rilevante nel tradizionale procedimento. Inoltre, si semplifica la gestione degli scarti salini (ogni unità desalinizzata genera salamoia per 1,5 volte). Nella desalinizzazione subacquea la salamoia viene diluita nelle correnti senza creare le zone morte e con zero impatto costiero. Il modello di dissalatore off-shore risparmia sui costi di acquisizione di terreni costieri e lavori di ingegneria civile, evita le lungaggini relative alle autorizzazioni e non deve confrontarsi con l’ostilità delle comunità locali per il consumo del suolo.
Il modulo da immergere ospita le membrane, le pompe, i comandi e i sistemi di monitoraggio in una capsula pressurizzata che può essere installata e recuperata con navi posacavi (la morfologia dei fondali incide sulla fattibilità del procedimento). Gli sviluppi tecnologici degli ultimi 10 anni delle compagnie petrolifere hanno contribuito a rendere più economici ed efficaci i moduli sommergibili telecomandati e alimentati con pompe elettriche. Praticamente “elettrificando i fondali marini” si sono superati i limiti delle attrezzature alimentate da sistemi idraulici, inefficienti e soggetti a guasti. Le capsule sono progettate per lavorare 18 mesi senza necessità di interventi di manutenzione e vengono collegata con tubazioni alla terraferma. Ogni capsula ha una capacità di mille metri cubi di acqua fresca al giorno con scalabilità fino a 5 mila metri cubi al giorno e secondo Flocean, coprire il fabbisogno di acqua potabile giornaliero di 37mila persone. A titolo di confronto il dissalatore per rifornire tutta l’isola di Ponza arriva a 4mila metricubi/giorno mentre l’impianto faraonico a Dubai - il più grande al mondo – ha una capacità di oltre 126 volte maggiore.
Flocean assicura un investimento di 7-8 volte più contenuto rispetto alle soluzioni tradizionali. Dal primo impianto in California attivato nel 1965, secondo l’associazione di settore IDA, oggi più di 200 milioni di metri cubi d’acqua è desalinizzata quotidianamente. Il Medio Oriente guida questa espansione con un incremento del 28%. Ridurre il costo dell’acqua dissalata è diventato un imperativo degli Stati del Golfo. A conferma della sua strategicità, l’Arabia Saudita ha messo in palio 10 milioni di dollari per la migliore innovazione nel campo, mentre l’UAE ha rilanciato offrendo 119 milioni di dollari al vincitore della competizione XPrize Water Scarcity. Se le innovazioni si concentrano principalmente sui nuovi materiali per le membrane, l’integrazione con energie rinnovabili, i sistemi digitali di monitoraggio e il recupero di materiali rari dal flusso salino, la scelta ingegneristica di Flocean è quella che fino a poco tempo fa appariva la più visionaria. E la sua riuscita offrirà una nuova prospettiva nel dibattito, sia politico che ambientale, delle soluzioni per produrre acqua dolce in modo sostenibile.