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C’è un divario di 6,5 mila miliardi di euro nelle infrastrutture idriche che va colmato entro il 2040

Il dato, calcolato a livello globale, è stato evidenziato dall’ad di Acea Fabrizio Palermo nel corso della presentazione a Davos di un report del World economic forum realizzato in collaborazione con l’Università di Cambridge. Affrontare la questione potrebbe generare 8,4 mila miliardi di euro di Pil aggiuntivo e sostenere oltre 206 milioni di posti di lavoro a tempo pieno
 |  Acqua

«Nell’agenda economica mondiale l’acqua si conferma un tema centrale. Il contributo di Acea quest’anno è nel Water manifesto preparato insieme al World economic forum e all’Università di Cambridge. Dobbiamo tornare a investire: per migliorare le infrastrutture idriche, avere una crescita del Pil e ricadute sull’occupazione che possono arrivare fino a 14 milioni di posti lavoro ogni anno a livello globale». Fabrizio Palermo parla ai partecipanti del Forum economico mondiale in corso a Davos. L’amministratore delegato di Acea presenta il report del Wef realizzato proprio in collaborazione con la multiutily italiana e l’università inglese dal titolo: “Bridging the €6.5 Trillion Water Infrastructure Gap”.

Il rapporto presenta un focus sulla situazione del settore idrico nel mondo e dimostra come le infrastrutture relative all’acqua siano al centro della crescita economica globale e della resilienza climatica. Dallo studio emerge quanto sia necessaria un’azione coordinata tra governi, industria e finanza per colmare entro il 2040 un divario a livello globale di 6,5 mila miliardi di euro nelle infrastrutture idriche che potrebbe generare 8,4 mila miliardi di euro di Pil aggiuntivo e sostenere oltre 206 milioni di posti di lavoro a tempo pieno, equivalenti a 14 milioni di posti di lavoro ogni anno.

Per garantire a tutti sistemi di approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari equi, resilienti, sostenibili e tecnologicamente avanzati, la spesa globale dovrà raddoppiare entro il 2040. Per quanto riguarda l’Europa è stato stimato vi sia un fabbisogno di investimenti superiore a 1,7 mila miliardi di euro, equivalente a un gap di circa 695 miliardi rispetto agli attuali livelli di spesa, determinato principalmente dalla necessità di modernizzare infrastrutture idriche obsolete, nonché di potenziare e adeguare gli impianti di trattamento delle acque reflue. 

Si legge nel report che sono quattro le direttrici su cui direzionare gli investimenti: l’accesso equo all’acqua potabile, la resilienza delle infrastrutture, la circolarità – ovvero il riuso – e infine l’innovazione.

Questo è il terzo anno consecutivo in cui l’ad di Acea (primo operatore idrico italiano e secondo in Europa con 10 milioni di utenti serviti e 10 milioni all’estero) interviene a Davos. Nella precedente edizione del meeting annuale del Forum economico mondiale, Palermo ha introdotto per la prima volta il tema di «regia unica per la gestione dell’acqua», mentre con le proposte di cambiamento nel paper di giugno “Strategia europea per la resilienza idrica”, Acea ha contribuito a definire la Water resilience strategy della Commissione europea. E per attuare tale strategia la BEI ha lanciato il Programma per la resilienza idrica, con oltre 40 miliardi di euro di investimenti previsti tra il 2025 e il 2027. L’obiettivo è mobilitare capitali privati e rafforzare gli investimenti in desalinizzazione, riuso delle acque reflue, controllo dell’inquinamento e soluzioni basate sulla natura. Infine, presso il World economic forum, è stata istituita la Water industry (presieduta dallo stesso Palermo) una community settoriale dedicata all’acqua, che riunisce allo stesso tavolo imprese e stakeholder pronti a dialogare e a definire una strategia comune per la tutela e la valorizzazione di questa preziosa risorsa.

Redazione Greenreport

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