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Col 2026 aumentano i rischi geopolitici ed economici, ma per il prossimo decennio a preoccupare è ancora l’ambiente

È quanto emerge dall’ultima edizione del Global risks report realizzato dal World economic forum. I conflitti armati dominano le paure per il breve periodo seguiti dalla disinformazione, ma nel lungo dominano gli eventi meteo estremi, la perdita della biodiversità e il cambiamento dei sistemi terrestri
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L’immagine di copertina ben illustra il periodo storico che stiamo attraversando: mostra il pianeta Terra in precario equilibrio sull’orlo di un baratro di cui non si vede la fine. La luce che pervade l’intera scena è sui toni del rosso, ma più che quella di un tramonto sembra quella prodotta da un incendio che si sta sprigionando appena fuori dai margini della visuale.

La copertina è quella del Global risks report 2026, l’annuale analisi che il World economic forum (Wef) diffonde nel mese di gennaio per illustrare i rischi che l’umanità ha di fronte sia nel breve che nel lungo periodo. Già un anno fa, i conflitti armati avevano dominato la classifica della prima categoria, mentre in cima a quelli della seconda categoria c’erano i rischi ambientali. Leggendo il rapporto a cui hanno lavorato come sempre (questa è la ventunesima edizione del documento) come intervistati o autori oltre 900 esperti di rischi globali, responsabili politici e imprenditori di punta, viene fuori che il confronto geo-economico emerge come il principale rischio globale per il 2026, salendo di otto posizioni nelle previsioni biennali, mentre i rischi economici aumentano più rapidamente a breve termine, con la recessione e l’inflazione che salgono entrambe di otto posizioni rispetto all’anno scorso. L’ansia legata agli sviluppi dell’intelligenza artificiale sale, mentre le preoccupazioni per i rischi ambientali sono diminuite nella classifica a breve termine, ma non in quella sull’arco temporale dei 10 anni: in questa, infatti, nelle prime tre posizioni ci sono gli eventi meteo estremi, la perdita di biodiversità e i cambiamenti dei sistemi terrestri.

Nel complesso, le prospettive globali rimangono incerte ma a dominare sono le tinte fosche. La metà degli esperti prevede un contesto globale turbolento o tempestoso nei prossimi due anni, con un aumento di 14 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Un altro 40% si aspetta che le previsioni biennali siano quantomeno instabili, mentre il 9% prevede stabilità e soltanto l’1% un periodo di calma. Per quanto riguarda le prospettive per i prossimi 10 anni, il 57% si aspetta un mondo turbolento o tempestoso, il 32% si aspetta che la situazione sia instabile, il 10% prevede stabilità e, di nuovo, soltanto l’1% un decennio di calma.

«Un nuovo ordine competitivo sta prendendo forma, mentre le grandi potenze cercano di assicurarsi le proprie sfere di interesse – sottolinea Børge Brende, presidente e ceo del World economic forum – Questo panorama mutevole, in cui la cooperazione appare notevolmente diversa rispetto a ieri, riflette una realtà pragmatica: gli approcci collaborativi e lo spirito di dialogo rimangono essenziali». Questo rapporto 2026 sui rischi globali, aggiunge la direttrice generale del Wef Saadia Zahidi, «offre un sistema di allerta precoce, in quanto l’era della concorrenza aggrava i rischi globali (dal confronto geo-economico alla tecnologia incontrollata, all’aumento del debito) e modifica la nostra capacità collettiva di affrontarli. Ma nessuno di questi rischi è inevitabile».

Nel dettaglio, il confronto geo-economico è in cima alla classifica dei rischi a breve termine, con il 18% degli intervistati che lo considera il rischio che più probabilmente scatenerà una crisi globale nel 2026, oltre ad essere al primo posto per gravità nei prossimi due anni, con un aumento di otto posizioni rispetto allo scorso anno. I conflitti armati su base statale seguono in seconda posizione per il 2026, scendendo al quinto posto per il biennio. I rischi economici registrano l'aumento collettivo più consistente nelle previsioni biennali. I rischi di recessione economica e inflazione sono saliti entrambi di otto posizioni, rispettivamente all’11° e al 21° posto, mentre l’esplosione di una bolla speculativa è salita di sette posizioni, arrivando al 18° posto. Le crescenti preoccupazioni per il debito e le potenziali bolle speculative, in mezzo alle tensioni geo-economiche, potrebbero innescare una nuova fase di instabilità. Cattiva informazione e disinformazione si collocano al secondo posto nelle previsioni biennali, mentre l’insicurezza informatica si colloca al sesto posto. Gli esiti negativi dell’intelligenza artificiale mostrano la traiettoria più netta, passando dal 30° posto nelle previsioni biennali al 5° posto nelle previsioni decennali, riflettendo l'ansia per le implicazioni sui mercati del lavoro, sulle società e sulla sicurezza.

Con il prevalere delle preoccupazioni a breve termine sugli obiettivi a lungo termine, i rischi ambientali sono calati nella classifica delle previsioni biennali. Le condizioni meteorologiche estreme sono scese dal 2° al 4° posto, l’inquinamento dal 6° al 9°, mentre il cambiamento decisivo dei sistemi terrestri e la perdita della biodiversità sono scesi rispettivamente di sette e cinque posizioni. Tutti i rischi ambientali sono diminuiti in termini di gravità, il che rappresenta un cambiamento assoluto e non solo relativo. Tuttavia rimangono i più gravi su scala decennale, come anticipato sopra: i primi tre rischi che preoccupano nel lungo periodo sono infatti quelli riguardanti le condizioni meteorologiche estreme, la perdita della biodiversità e il cambiamento decisivo dei sistemi terrestri. Non solo. I tre quarti degli esperti intervistati prevedono una prospettiva ambientale turbolenta o tempestosa: è la più negativa di tutte le categorie contenute nel Global risks report.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.