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In Iran oltre 600 morti accertati, minacce incrociate tra Washington e Teheran. I Verdi: l’Ue aumenti le sanzioni

Diciassettesimo giorno di proteste contro il regime, prosegue il blackout di internet. Trump non esclude un raid, la risposta: «Pronti al dialogo ma anche alla guerra»
 |  Approfondimenti

Oggi è il diciassettesimo giorno dall’inizio delle proteste in Iran e ormai è chiaro che la repressione del regime è stata spietata nei confronti dei manifestanti. Il blackout di internet imposto in tutto il paese rende estremamente difficoltoso far circolare e anche uscire dai confini notizie e immagini, ma diverse ong danno un conto dei morti che supera le (almeno) 600 vittime, più migliaia di feriti e oltre diecimila arrestati. Hrana (Human rights activists news agency) sottolinea che tutte le cifre pubblicate rappresentano stime minime basate su dati verificati e, date le condizioni attuali, c’è una forte possibilità che questi numeri aumentino in modo significativo. In tali condizioni, una parte significativa delle informazioni disponibili viene ricevuta con ritardi, attraverso canali limitati e ad alto rischio, e la capacità di presentare un quadro completo e aggiornato degli sviluppi sul campo è stata ridotta al minimo.

Non poco però continua a filtrare fuori dai confini. Secondo quanto riportato dall’emittente in lingua persiana “Iran International” e da fonti vicine all’opposizione in esilio, in questa notte tra il 12 e il 13 gennaio si sono registrate manifestazioni e tensioni in diverse città del Paese, tra cui Teheran, Isfahan, Shiraz, Mashhad e Kermanshah. Stanno circolando video dal cimitero di Behesht Zahra a Teheran che mostrano che le famiglie che hanno ricevuto i corpi di coloro che sono stati uccisi nelle proteste o hanno seppellito i loro cari si sono riunite nei luoghi di sepoltura e hanno cantato slogan di protesta. Sui social network, in particolare su piattaforme accessibili dall’estero, circolano filmati che mostrerebbero agenti dei Basij – la forza paramilitare legata ai Guardiani della Rivoluzione, spesso impiegata nel controllo dell’ordine pubblico – aprire il fuoco contro gruppi di manifestanti disarmati.

Con l’aumento delle vittime, le proteste che non si placano, l’eco internazionale che non si spegne, i funzionari della Repubblica islamica e dei media statali parlano di una «narrativa fabbricata ad arte» da parte dei media e delle organizzazioni internazionali, ponendo la responsabilità della violenza su «elementi stranieri» e «terroristi». Un canale di comunicazione con gli Stati Uniti è stato aperto, ma per ora Washington e Teheran si muovono in equilibrio su minacce incrociate. Donald Trump non esclude un intervento armato e la risposta giunta dall’Iran è che i vertici del regime sono «pronti al dialogo ma anche alla guerra».

Anche dall’Europa i messaggi recapitati a Teheran non mancano. Il èresidente del Parlamento europeo ha annunciato restrizioni all’ingresso del personale diplomatico e dei rappresentanti della Repubblica islamica negli edifici del Parlamento, un’azione vista come un segno di crescente tensione diplomatica tra l’Ue e l’Iran. Diversi governi europei, tra cui Francia e Svezia, hanno evacuato il personale non essenziale dalle loro ambasciate a Teheran o hanno consigliato ai loro cittadini di lasciare l’Iran a causa del deterioramento della situazione della sicurezza. I governi di Germania, Francia e Irlanda hanno condannato la repressione «brutale e sproporzionata» contro i manifestanti e hanno sottolineato la necessità di un arresto immediato della violenza e del ripristino dell'accesso a Internet. Quello italiano, per bocca del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha dato «sostegno alle aspirazioni democratiche del popolo».

Per i Verdi europei, però, l’Ue dovrebbe compiere ulteriori passi contro il regime iraniano. Irán Cuffe, copresidente del Partito Verde europeo, ha dichiarato: «Il diritto internazionale è chiaro. Le persone hanno il diritto di protestare pacificamente e di esprimersi liberamente, e il regime iraniano è tenuto a rispettare tali diritti. Quando i manifestanti pacifici vengono uccisi e la repressione è sistematica, le parole non bastano. Il regime iraniano è stato particolarmente repressivo nei confronti delle donne, le cui voci stanno finalmente trovando ascolto nelle strade negli ultimi giorni. L’Unione europea deve agire ora con sanzioni mirate e inserire finalmente il Corpo delle guardie rivoluzionarie silamiche nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, una richiesta di lunga data dei Verdi europei».

Redazione Greenreport

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