Skip to main content

Il governo islamista siriano si prepara ad attaccare il Rojava kurdo

Ad Aleppo, sotto assedio ai quartieri kurdi di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah. Migliaia di persone in fuga
 |  Approfondimenti

Secondo l’agenzia stampa kurda Roj-info, «Le forze del governo di transizione siriano hanno chiuso le due strade principali che conducono ai distretti di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah nella provincia di Aleppo, aumentando le tensioni in un'area già indebolita dalle ripetute violazioni di un accordo firmato lo scorso aprile. Sette strade collegano questi due quartieri al resto della città: l'incrocio di Leyramûn, l'incrocio di Cendul, la strada del parco, l'incrocio di Şîhan, Telet Eşrefiyê, Ewarid e Cizîre. Queste strade svolgono un ruolo strategico nel movimento di merci e persone, in particolare tra la zona industriale di Şiqêf e il quartiere operaio di Ashrafiyah».

Il primo aprile 2025 era stato raggiunto un accordo tra il Consiglio Generale dei distretti di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah, a maggioranza kurda, e i rappresentanti del Governo di Transizione siriano espressione dei miliziani jihadisti alleati (e armati) della Turchia, che prevedeva l'istituzione di posti di blocco congiunti tra le forze governative e le Forze di Sicurezza Interna kurde sulle principali arterie stradali. Questi posti di blocco sono stati istituiti poco dopo la firma.

Ma da allora, gli impegni presi sono stati ampiamente disattesi, denunciano i kurdi - Secondo fonti locali, le forze del Governo di Transizione hanno violato l'accordo innumerevoli volte.
Da giorni l’offensiva jihadista ha preso ancora più forza: i due quartieri curdi di Aleppo, sono sottoposti da giorni ad attacchi sistematici da parte delle milizie filoturche del governo siriano. Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia ha denunciato che «I bombardamenti con artiglieria, droni e armi pesanti colpiscono aree densamente abitate da civili, distruggendo abitazioni e infrastrutture essenziali. Tra queste, l’Ospedale Khalid Fecir che, preso di mira da giorni, è stato infine messo fuori uso da un incendio che vi è divampato all’interno. Ricordiamo che colpire deliberatamente una struttura sanitaria significa impedire qualsiasi possibilità di offrire cure ai feriti, procurandone la morte, e ciò costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario, nonché un crimine di guerra. Sono decine le e i civili caduti vittime di questi attacchi indiscriminati e centinaia di persone sono rimaste ferite senza poter ricevere assistenza adeguata».

Centinaia di migliaia di persone stanno tentando di fuggire verso Afrin, ma lungo le vie di fuga vengono intercettate dalle milizie jihadiste, sottoposte a arresti arbitrari, rapimenti e allontanamenti forzati. A peggiorare ulteriormente la situazione, le forze del governo ad interim impediscono alle organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali di accedere alle aree colpite, bloccando l’arrivo di ambulanze, medici e aiuti salvavita. La Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia ricorda che «Questo viola apertamente il diritto internazionale umanitario, che impone la protezione dei civili e l’apertura di corridoi umanitari per l’evacuazione dei feriti e la consegna degli aiuti. La popolazione è di fatto intrappolata sotto le bombe se resta ed esposta a gravi violenze se tenta di scappare».

E’ chiaro che il governo islamista sunnita di Damasco – ottenuto il riconoscimento di Donal Trump e il benestare di Erdogan e Netanyahu – vuole regolare una volta per tutte i conti con i j kurdi e i loro alleati delle forze democratiche siriane e delle altre etnie che, dopo aver sconfitto lo Stato Islamico-Daesh, sono stati abbandonati dagli americani che hanno stretto un nuovo patto petrolifero e strategico con gli (ex?) tagliale islamisti appartenenti ad Al Qaeda e complici del Daesh.

Lo scrive con chiarezza in un comunicato la campagna internazionale Rise Up For Rojava: «Gli jihadisti al potere a Damasco annunciano di voler invadere l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES). Dichiarata “zona militare chiusa” l’area di Deir Hafer, non distante da Aleppo ma che fa parte dell’autogoverno della Siria settentrionale e orientale. Un attacco sarebbe l’inizio della guerra su larga scala di Al Jolani – sostenuto dalla Turchia – contro la Rivoluzione confederale dei popoli del Rojava e di tutta la Siria nordorientale. Nella sua dichiarazione, il Governo di transizione siriano adotta il linguaggio dello Stato turco, affermando che le Forze siriane democratiche “combattono al fianco del Pkk e persino dei resti di Assad e delle forze iraniane».

Questo nonostante il PKK abbia annunciato ufficialmente la fine della lotta armate e l’Iran abbia abbandonato la Siria dopo la caduta di Assad e reprima sanguinosamente i kurdi anche in Iran, accusandoli di essere parte attiva della rivolta popolare in corso. Rise Up For Rojava non ha dubbi: «Si tratta di un tentativo di legittimare gli attacchi dopo i movimenti di truppe dell’esercito di occupazione turco nella campagna orientale di Aleppo in seguito all’assalto turco-jihadista ai quartieri curdi della grande città siriana. Allo stesso tempo si registra un’intensificazione dei bombardamenti di artiglieria in diversi punti di contatto, compresa la Diga di Tishrin, nel cantone di Kobane, fondamentale per l’approvvigionamento elettrico del Rojava. Chiediamo a tutti di mobilitarsi contro la guerra e i suoi sostenitori in Siria».

Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia ha attivato una campagna di emergenza per fornire aiuti umanitari alla popolazione di Sheikh Maqsoud e Eşrefiyê. I fondi serviranno per l’acquisto di medicinali, cibo e beni di prima necessità. Ogni donazione può salvare una vita. Di fronte a crimini di guerra e crimini contro l’umanità non possiamo restare in silenzio. Aiutare oggi significa difendere il diritto alla vita e alla dignità umana. Puoi contribuire tramite bonifico. Indica EMERGENZA NES nella causale. IBAN: IT53 R050 1802 8000 0001 6990 236.
Intestatario: Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia ETS
Banca: Banca Etica – Filiale di Firenze
PayPal: https://shorturl.at/hKM89
Sito internet https://shorturl.at/FQFHt

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.