Groenlandia, perché colpire gli oligarchi americani è la migliore soluzione per opporsi al ricatto imperialista di Trump
Il nostro giornale ne aveva parlato già quasi un anno fa, quando quella che il Wall street journal ha definito «la guerra commerciale più stupida della storia» innescata dai dazi voluti da Donald Trump iniziava a prendere corpo: come risposta al presidente Usa, un’alternativa a nuove tariffe doganali generalizzate che peggiorerebbero le ricadute economiche, avevamo scritto, potrebbe essere quella di colpire le oligarchie statunitensi. Ora Gabriel Zucman, uno degli economisti che già allora aveva riflettuto sull’efficacia di una ritorsione su quanto davvero conta per Trump – ovvero il sostegno dell’oligarchia tech di cui si è circondato – ritorna sulla questione con ulteriori approfondimenti. Scrive l’economista francese sulla piattaforma Substack ora che il tycoon mostra mire neocolonialiste riguardo la Groenlandia e minaccia ulteriori dazi per i Paesi che si mettono di traverso: «I movimenti anti-imperialisti tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo non riuscirono a fermare l'espansione coloniale, un fallimento che alla fine contribuì alla catastrofe della prima guerra mondiale. Non esiste una risposta pronta. L'Europa deve inventarne una. L'opzione più promettente è quella che potremmo chiamare protezionismo anti-oligarchico: costruire un ampio fronte anti-imperialista che colleghi gli oppositori interni di Trump con i paesi che egli minaccia».
Il ragionamento è questo: Trump non fa più mistero del fatto che intende appropriarsi della Groenlandia, con il consenso o con la forza. Ora sta minacciando con dazi del 10% a partire da febbraio, che saliranno al 25% entro giugno, otto paesi europei che si oppongono a questo progetto, ovvero Francia, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia. «Se l'imperialismo è guidato dal potere oligarchico, allora il potere oligarchico deve essere contrastato. L'Europa dovrebbe rispondere al ricatto di Trump con misure mirate rivolte non ai consumatori americani, ma ai miliardari americani. L'accesso al mercato europeo - da parte dei miliardari e delle aziende di loro proprietà - dovrebbe essere subordinato al pagamento di un'imposta sul patrimonio: in effetti, una tariffa per gli oligarchi. Se Elon Musk, ad esempio, vuole continuare a vendere Tesla in Europa, dovrebbe pagarla. Se si rifiutasse, Tesla perderebbe l'accesso al mercato europeo.
Questo approccio, spiega l’economista, è fattibile ed efficace: «L'accesso al mercato potrebbe essere semplicemente subordinato all'obbligo per le multinazionali straniere di identificare i propri principali azionisti e fornire la prova che il prelievo richiesto è stato pagato. Questa politica avrebbe senso anche se non fosse in gioco la Groenlandia. Logicamente dovrebbe applicarsi a tutti i miliardari e a tutte le multinazionali, non solo a quelli americani. Ma l'espansionismo di Trump crea il momento politico giusto per agire».
Alternative migliori, scrive Zucman, non si vedono all’orizzonte. Non fare nulla porta a ricatti senza fine e l'Europa lo sta imparando a proprie spese: nell'estate del 2025 ha accettato i dazi statunitensi senza reagire, sperando di risolvere la questione. «Il risultato non è stata la stabilità, ma un'escalation. L'estorsione trumpista non ha una fine naturale. Gli strumenti esistenti, come il meccanismo anti-coercizione dell'Ue caldeggiato dal presidente francese Emanuel Macron hanno un ruolo utile da svolgere. «Lo stesso vale per la creazione di un mercato profondo degli Eurobond e una corretta tassazione dei giganti della tecnologia – aggiunge l’economista – Ma il protezionismo anti-oligarchico ha un vantaggio decisivo: apre una lotta su due fronti contro Trump, in patria e all'estero». E ancora: «Prendendo di mira la ricchezza oligarchica piuttosto che l'orgoglio nazionale, l'Europa può smorzare la capacità di Trump di mobilitare il risentimento nazionalista e di raccogliere parte dell'opinione pubblica americana dietro la sua agenda imperiale».
Rimane il rischio che Trump possa reagire abbandonando l'Ucraina? Vero, ed è una minaccia che ha già influenzato la riluttanza dell'Europa a rispondere in passato. «Ma la risposta a questo problema non è cambiata. L'Europa deve assumersi la responsabilità della propria difesa e intraprendere una guerra economica contro il potere statale russo: identificare i beni degli oligarchi, sequestrarli e tassare le grandi fortune europee per finanziare la sicurezza collettiva. La lezione è stata enunciata decenni fa nel Manifesto di Ventotene e non ha perso nulla della sua forza: i momenti di crisi richiedono il coraggio di abbandonare idee obsolete, abbracciare l'inimmaginabile e rifiutare sistemi che non funzionano più».