Basta guerra contro i kurdi. Lasciati soli a difendere il Rojava attaccato dalle milizie Jihadiste
Mentre dalla Siria arrivano le drammatiche immagini di combattenti kurde decapitate da miliziani jihadisti filogovernativi, il Congresso Nazionale del Kurdistan (Kongreya Neteweyî ya Kurdistanê - KKK) ha pubblicato il Situation Report “Stop War Against Kurds” nel quale conferma che «Il governo di transizione di Damasco, dominato da membri dell'ex gruppo affiliato ad al-Qaeda Hay'at Tahrir al-Sham (HTS), sta nuovamente ricorrendo alla violenza per consolidare il controllo su tutta la Siria».
Per i kurdi, questa nuova guerra minaccia di riportare la Siria ai giorni più bui della guerra civile e rappresenta una seria minaccia per la stabilità internazionale. Il KKK ricorda che l’offensiva militare «E’ coordinata dal regime jihadista di Damasco in collaborazione con il Ministro della Difesa turco Yaşar Güler e il Ministro degli Esteri Hakan Fidan. Lo Stato turco sta svolgendo un ruolo attivo nel conflitto, impiegando aerei da combattimento, droni e aerei da ricognizione, e avrebbe schierato i propri soldati per combattere a fianco delle forze jihadiste. Al contrario, fin dalla loro lotta contro l'ISIS, i curdi in Siria hanno costantemente espresso la loro disponibilità al dialogo con il governo siriano. Non hanno mai cercato la divisione o la secessione della Siria, ma hanno piuttosto sostenuto l'inclusione in uno Stato siriano decentralizzato».
Per l’organizzazione pan-kurda, dopo il riconoscimento da parte di Usa e Unione europea di Al Jolani (nome di battaglia jihadista Ahmed al Sharaa) come statista, «L'obiettivo chiaro della guerra di annientamento contro i kurdi è di far passare la Siria dalla dittatura del Baath alla dittatura dell’ HTS».
Non è un caso se i tagliagole jihadisti siriani prendono di mira in particolare le dinne combattenti che stanno difendendo il Rojava e Kobane: «La visione di Al Jolani per la nuova Siria non include la democrazia o la pace tra le nazioni. Le donne continueranno a essere trattate come schiave – scive il KKK - . In opposizione a questa concezione dittatoriale del potere, i kurdi hanno istituito un autogoverno politico e amministrativo negli ultimi 15 anni, consentendo a donne, nazioni e religioni di esprimersi liberamente. Pertanto, sotto la guida di Al Jolani non dovrebbe esserci posto per i kurdi in Siria. A questo scopo, viene nuovamente imposto il genocidio ai curdi. Ancora una volta, gli Stati della coalizione internazionale contro l'ISIS hanno dimostrato la loro ipocrisia. Quando sono in gioco i loro interessi, non solo dimenticano i loro valori, ma ignorano anche il diritto internazionale».
Dal 6 gennaio, le forze del Governo di Transizione Siriano (STG), in collaborazione con gruppi jihadisti e milizie sostenute dalla Turchia, hanno condotto attacchi su larga scala contro le comunità Kurde in Siria che sono presto diventati un tentativo di pulizia etnica, provocando il massacro di civili kurdi e lo sfollamento forzato di migliaia di persone.
Nell'ultimo anno, l'Amministrazione Autonoma della Siria Settentrionale e Orientale (DAANES) ha avviato diversi cicli di negoziati con il Governo di Transizione siriano, alla ricerca di una soluzione democratica e dell'istituzione di un sistema di governo decentralizzato che rifletta la diversità etnica e religiosa della Siria. Il 4 gennaio, i negoziati avevano raggiunto una fase avanzata e si intravedeva un accordo provvisorio. Ma, prima che potesse essere fatto qualsiasi annuncio pubblico, il processo è stato bruscamente interrotto dal Ministro degli Esteri siriano, che ha strettissimi legami con la Turchia. Il 6 gennaio, dopo un incontro a Parigi facilitato dagli Stati Uniti, Siria e Israele hanno annunciato di aver raggiunto un accordo. Lo stesso pomeriggio, le forze del Governo di Transizione siriano – tra cui milizie jihadiste sostenute dalla Turchia sono state incorporate nell'esercito siriano – hanno lanciato attacchi contro i quartieri kurdi di Aleppo.
Nei giorni successivi, nonostante la dichiarazione di molteplici cessate il fuoco, le forze del governo islamista siriano e i loro alleati hanno continuato ad avanzare verso la Siria settentrionale e orientale (Rojava), minacciando e uccidendo i kurdi e le altre comunità della regione e il sistema di autogoverno autonomo e democratico istituito dai kurdi e dai loro alleati siriani democratici. IL kkk accusa: «Questi attacchi mettono a repentaglio le conquiste della Rivoluzione del Rojava, tra cui le lotte per la liberazione delle donne, la coesistenza pacifica tra i popoli e l'autogoverno democratico. In questo contesto, il silenzio costituisce complicità. Con la loro inazione, la coalizione internazionale e l'Unione Europea hanno tradito sia i loro valori dichiarati sia il popolo kurdo. Questo silenzio ha permesso politiche di pulizia etnica e rischia di aprire la strada al genocidio contro i kurdi in Siria».
Mentre le democrazie occidentali voltano la faccia dall’altra parte e abbandonano alla vendetta Jihadista chi ha sconfitto lo Stato Islamico/Daesh, migliaia di kurdi, in particolare donne e giovani, , hanno risposto all'appello alla mobilitazione generale, riversandosi in Rojava per unirsi alla resistenza o organizzandosi in città della regione e in tutto il mondo.
Le organizzazioni della socità civile kurda riunite nel Kongreya Neteweyî ya Kurdistanê chiedono: Sanzioni immediate contro il Governo di transizione siriano e la condanna della comunità internazionale. Sanzioni immediate contro la Turchia per il suo ruolo negli attacchi contro i kurdi in Siria e la condanna della comunità internazionale. L'Ue deve riconoscere politicamente e legalmente la DAANES, costringendo Damasco ad accettare una soluzione decentralizzata che garantisca l'esistenza e i diritti di alawiti, drusi, yazidi, assiri, armeni e di tutte le comunità etniche e religiose in una futura Siria democratica. La Commissione Europea deve trattenere i 620 milioni di euro di aiuti finché il governo di al-Sharaa non avrà raggiunto standard chiari per la de-escalation, la democrazia e la pace. L'Ue deve istituire una commissione indipendente per garantire l'assunzione di responsabilità per tutti gli individui coinvolti in crimini contro i civili, compresi coloro che hanno bombardato ospedali e aree residenziali. Infine: una Siria democratica potrebbe portare alla stabilità nella regione, e il primo passo dovrebbe essere il riconoscimento legale e politico del DAANES. Ciò contribuirebbe anche a porre fine alla politica di escalation e violenza del governo turco contro il popolo curdo. L'instaurazione della democrazia attraverso il DAANES, a seguito dell'eroica lotta per la liberazione contro la minaccia globale dell'ISIS, è l'unica garanzia per la liberazione di tutte le persone in Siria, in particolare delle donne».