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La Marinera e le altre: il destino degli equipaggi sulle petroliere sequestrate resta nell’ombra

Un caso paradigmatico del divario tra l’applicazione unilaterale di sanzioni economiche e il rispetto del diritto internazionale del mare
 |  Approfondimenti

Le notizie sui sequestri di navi petroliere accusate di violare l’embargo imposto dagli Stati Uniti o dall’Unione Europea sotto forma di “pacchetti di sanzioni” imposti alla Russia dagli stati membri sono oramai diventati routine, in ultimo ricordiamo il fermo (sequestro?) di una nave russa da parte della Marine National francese. Poco ci si sofferma sul destino di quegli equipaggi, composti da marittimi che nulla sanno della complessità del diritto internazionale marittimo e, meno ancora, delle sanzioni che colpiscono le navi dove sono imbarcati.

Proviamo a fare un’analisi di quello che accade, prendendo spunto da una nota d’agenzia della “Tass” del 25 gennaio scorso. Il Consolato generale russo di Edimburgo ha reso noto che prenderà tutte le misure legali necessarie a poter ottenere l’accesso consolare ai membri dell'equipaggio della petroliera “Marinera”, precedentemente nota come “Bella 1”, avvenuto il 7 gennaio 2026 nel Nord Atlantico tra Islanda e Regno Unito, sequestrata dalla US Navy e attualmente ancorata al largo della costa scozzese.

Da parte della diplomazia russa si sta continuando a richiedere, con insistenza, l’adozione delle misure legali finalizzate a ottenere puntuali informazioni sulla posizione attuale della petroliera e sulle reali condizioni di salute dell’equipaggio, composto da marinai russi catturati e trattenuti a bordo (in stato di arresto?), e ottenere accesso consolare atto a garantire il loro rapido ritorno nel paese d'origine. “Proteggere gli interessi dei cittadini russi nel distretto consolare rimane una priorità chiave per i nostri diplomatici”, ha dichiarato il console russo di Edimburgo.

L’intervento della diplomazia russa nasce a seguito della perplessità scaturita dopo la pubblicazione di un articolo intitolato "Diplomatico russo ha scatenato spionaggio su una petroliera sequestrata al largo della costa scozzese dopo un'incursione statunitense", riportata dal quotidiano scozzese “The Scottish Sun”. Due giorni prima della pubblicazione dell'articolo, l'autore ha richiesto chiarimenti riguardo alla visita del Console generale, avvenuta il 20 gennaio nella città scozzese di Burghead, vicino alla quale si trova all’ancora la petroliera “Marinera” coi marinai russi ancora a bordo.

Abbiamo già seguito il caso da queste colonne e lo riportiamo, richiamandolo succintamente per immediatezza di comprensione dei fati qui narrati. Il Ministero dei Trasporti russo aveva precedentemente riferito che il 7 gennaio scorso che “forze militari statunitensi sono salite a bordo della petroliera “Marinera” in acque internazionali”. Lo stesso Ministero ha, inoltre, sottolineato che, ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (Unclos), nessuna nazione ha il diritto di usare la forza contro navi correttamente registrate e poste sotto la giurisdizione di altri Paesi e che sono in navigazione in acque internazionali.

Ricordiamo, doverosamente, che la Convenzione stabilisce con chiarezza che le navi in alto mare sono soggette alla giurisdizione esclusiva dello Stato di bandiera, principio che affonda le sue radici nel diritto consuetudinario del mare e costituisce, senza dubbio, uno dei pilastri dell’ordinamento marittimo mondiale. Questo sistema, costruito faticosamente nel secondo dopoguerra, garantisce la libertà di navigazione, sancendo la necessaria certezza giuridica che regola il rispetto assoluto dei commerci internazionali. La petroliera “Marinera”, va sottolineato, aveva ottenuto il permesso temporaneo di issare la bandiera russa già il 24 dicembre 2025, sulla base dell’ordinamento giuridico russo.

Appare, comunque, assai singolare la notizia diffusa dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha dichiarato durante un briefing il 7 gennaio (la stampa italiana non ha rilanciato la notizia) che l'amministrazione statunitense potrebbe portare l'equipaggio della petroliera “Marinera” negli Stati Uniti per “essere processato per possibili violazioni della legge federale”. La Casa Bianca, infatti, sostiene che la “Marinera” faccia parte della flotta ombra del Venezuela e trasportasse illegalmente petrolio in violazione delle sanzioni statunitensi: queste sono le motivazioni.

Comunque vadano le cose, non si può non osservare che la “Marinera” costituisce un caso paradigmatico e ci dà la misura delle crescenti tensioni internazionali e del divario che sussiste tra l’applicazione unilaterale di sanzioni economiche e il rispetto del diritto internazionale del mare.

Non ci resta che augurare che l’Onu e, più ancora, lo scranno più alto della sua agenzia Imo – International Maritime Organization, specializzata per lo shipping mondiale – possano sollevarsi ferme e forti proteste per ripristinare la incondizionata libertà dei mari e garantire, nello stesso tempo, la salvaguardia della vita degli equipaggi, troppo spesso esposti ai rischi dovuti agli effetti di cruente operazioni militari.

Aurelio Caligiore, Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

Da oltre trent’anni Ufficiale della Marina Militare del Corpo della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore è da sempre impegnato in attività legate alla tutela dell’ambiente. Nell’ultimo decennio è stato Capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto (RAM) presso il ministero dell’Ambiente. Attualmente è Commissario presso la Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).