Due secoli di precipitazioni in Italia: piove meno ma più forte
Negli ultimi anni l’Italia sta sperimentando un fenomeno ormai ben documentato: precipitazioni medie in calo e allo stesso tempo un aumento della frequenza e della violenza degli eventi meteorologici estremi. Studi recenti, come quelli del rapporto Osservatorio Città Clima, mostrano un’impennata di nubifragi, allagamenti, grandinate e frane, con diverse centinaia di eventi estremi registrati ogni anno e un trend in crescita rispetto al passato recente. Nel 2025, ad esempio, gli eventi meteo estremi in Italia sono stati 376, con un aumento del 5,9% rispetto al 2024 e oltre cinque volte quelli del 2015.
Un nuovo contributo alla comprensione di questo quadro arriva da uno studio dell’Università di Pisa, firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato su Atmospheric Research. Per la prima volta, il lavoro ricostruisce l’evoluzione delle piogge italiane negli ultimi oltre 200 anni utilizzando sia dati storici sia serie strumentali moderne.
Secondo la ricerca, in Italia sta diminuendo la quantità complessiva di pioggia, ma al contempo gli episodi di precipitazione intensa diventano più frequenti e violenti. Le riduzioni più marcate delle piogge totali si osservano soprattutto nella Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Parallelamente, sempre in queste aree, i picchi di intensità delle precipitazioni raggiungono valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003.
Anche nel resto della Penisola emergono tendenze simili: nelle regioni liguri-tirreniche, Toscana e Lazio l’intensità delle piogge è cresciuta in modo costante dal XIX secolo a oggi. Negli Appennini centro-meridionali, nel Sud e in Sicilia, dopo fasi iniziali di aumento delle precipitazioni totali, si osserva una tendenza al declino dagli anni Ottanta, accompagnata però da una crescita dell’intensità soprattutto negli ultimi decenni.
«Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi – spiega Marco Luppichini - da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale».
Gli autori collegano questi cambiamenti principalmente al riscaldamento globale. Il clima più caldo modifica la circolazione atmosferica sull’Europa e il Mediterraneo: le perturbazioni atlantiche raggiungono con minore frequenza l’Italia, mentre configurazioni anticicloniche come l’anticiclone delle Azzorre diventano più persistenti e bloccano l’arrivo delle piogge. Parallelamente si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, storicamente responsabile di molte delle piogge italiane. Un Mediterraneo più caldo fornisce inoltre maggiore umidità ed energia all’atmosfera, favorendo gli episodi di pioggia intensa.
«Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci - conclude Bini – A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi».