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Danni per oltre 122 miliardi di dollari: il 2025 è stato uno degli anni più costosi in termini di disastri climatici

È quanto emerge dall’ultimo report di Christian aid basato sulle perdite di beni assicurati, il che significa che i veri costi finanziari sono ancora più alti: «Urgente accelerare il taglio delle emissioni e la transizione energetica»
 |  Crisi climatica e adattamento
L'incendio di Los Angeles del gennaio 2025 visto dal satellite

Ondate di calore da record, cicloni tropicali, situazioni di grave siccità alternate a violente precipitazioni hanno reso il 2025 uno degli anni più costosi in termini di disastri climatici. Il quadro completo viene delineato in un rapporto realizzato e diffuso da Christian aid, un’organizzazione caritatevole internazionale con sede nel Regno Unito. Il documento, dal titolo “Counting the Cost 2025 - A year of climate breakdown”, presenta un’analisi basata principalmente sulle stime delle perdite registrate dalla compagnia di assicurazioni Aon. E la cifra finale, benché non tenga conto né della perdita di beni non assicurati né dei costi in termini di vite umane spezzate, è tremenda: incendi, cicloni, piogge torrenziali e inondazioni, nonché siccità e alluvioni che hanno colpito tutti i continenti hanno causato lo scorso anno, complessivamente, perdite economiche pari a oltre 122 miliardi di dollari.

«Le prove scientifiche del tributo letale che l’uso dei combustibili fossili sta causando alle persone e al pianeta sono ormai schiaccianti», si legge nell’introduzione al report firmata dal direttore generale di Christian aid Patrick Watt. «Le temperature globali rimangono a livelli record, dopo anni consecutivi di caldo senza precedenti. Le conseguenze per la salute umana, i sistemi alimentari e gli ecosistemi stanno diventando sempre più gravi. I dati continuano a dimostrare che il cambiamento climatico sta aumentando sia la probabilità che l’intensità degli eventi meteorologici estremi, tra cui inondazioni, ondate di calore e cicloni tropicali. Questi eventi stanno causando distruzione diffusa e perdite di vite umane, con gli impatti maggiori che ricadono sulle comunità che hanno contribuito meno a causare la crisi».

L’analisi evidenzia effettivamente come le aziende produttrici di combustibili fossili stiano giocando un ruolo centrale nel guidare la crisi e come le comunità più vulnerabili e meno colpevoli continuino a sopportare il peso di una crisi che avrebbe potuto essere evitata con una tempestiva azione finalizzata a ridurre le emissioni di gas serra.

Se il costo dell’inazione climatica è rappresentato da quei 122 miliardi di dollari citati nel report, tra i 10 eventi estremi più costosi dell’anno resi più cruenti dalla crisi climatica ci sono gli incendi di Palisades ed Eaton in California, che sono costati da soli più di 60 miliardi di dollari, con buona pace del presidente statunitense Donald Trump che continua a negare che ci sia un riscaldamento globale provocato dal perdurante consumo dei combustibili fossili.

Nel report vengono citati anche i devastanti incendi divampati nel 2025 nel Regno Unito, causati da ondate di calore da record in Scozia. Altri eventi importanti evidenziati nel rapporto sono le estese siccità in Canada, la serie di tifoni nelle Filippine e gli incendi da record nella penisola iberica.

Christian Aid con questa iniziativa chiede un’azione urgente per ridurre le emissioni e aumentare il sostegno alle comunità vulnerabili, sottolineando che l’impatto di questi disastri può essere mitigato con le giuste misure. Questi disastri non sono “naturali”, viene sottolineato: «Sono il risultato prevedibile della continua espansione dei combustibili fossili e dei ritardi politici», spiega la professoressa emerita Joanna Haigh, dell’Imperial College di Londra. Scrive ancora Patrick Watt nel testo introduttivo del report: «La sofferenza causata dalla crisi climatica è una scelta politica. È determinata dalla decisione di continuare a bruciare combustibili fossili, di permettere l’aumento delle emissioni e di non mantenere le promesse sui finanziamenti per il clima. Nel 2026, i leader mondiali devono agire, sostenendo le comunità che si stanno già adattando a livello locale e fornendo le risorse urgentemente necessarie per proteggere vite, terre e mezzi di sussistenza»

I dieci eventi più costosi dal punto di vista finanziario hanno avuto tutti un impatto superiore a 1 miliardo di dollari, con un totale complessivo di oltre 122 miliardi di dollari di danni. La maggior parte di queste stime si basa solo sulle perdite assicurate, il che significa che i veri costi finanziari sono probabilmente ancora più alti, mentre i costi umani spesso non vengono conteggiati.

Il rapporto evidenzia anche dieci eventi meteorologici estremi che non hanno accumulato perdite assicurate sufficienti per entrare nella top ten, ma che sono stati altrettanto devastanti e spesso hanno colpito milioni di persone. Tra questi vi sono diversi eventi verificatisi nei Paesi più poveri, dove molte persone non hanno un’assicurazione e dove i dati sono meno disponibili.

In termini di eventi che hanno causato i maggiori costi finanziari nel 2025, gli Stati Uniti sono stati i più colpiti, con gli incendi in California in cima alla lista come il più grande evento singolo con 60 miliardi di dollari di danni e la morte di oltre 400 persone. Al secondo posto della classifica ci sono i cicloni e le inondazioni che hanno colpito il sud-est asiatico a novembre, causando danni per 25 miliardi di dollari e uccidendo più di 1.750 persone in Thailandia, Indonesia, Sri Lanka, Vietnam e Malesia. Al terzo posto ci sono le devastanti inondazioni in Cina, che hanno causato migliaia di sfollati, 11,7 miliardi di dollari di danni e almeno 30 morti.

Il report sottolinea che nessun continente è stato risparmiato da disastri climatici devastanti nel 2025, con almeno un disastro in ognuna delle sei regioni popolate del mondo presenti nel rapporto. La siccità in Brasile, gli incendi estivi in Spagna e Portogallo e i cicloni di febbraio in Australia e nell’isola di Réunion, al largo delle coste africane, hanno fatto sì che nessun angolo del mondo fosse risparmiato.

L’Asia è stata teatro di quattro dei sei disastri più costosi: le inondazioni in India e Pakistan hanno causato la morte di oltre 1.860 persone, con un costo di 6 miliardi di dollari e un impatto su oltre 7 milioni di persone nel solo Pakistan. Nelle Filippine i tifoni hanno causato danni per oltre 5 miliardi di dollari, con più di 1,4 milioni di sfollati.

Da notare tra l’altro che mentre la top ten si concentra sui costi finanziari, che di solito sono più elevati nei Paesi più ricchi perché hanno un valore di proprietà più alto e possono permettersi un’assicurazione, alcuni degli eventi meteorologici estremi più devastanti del 2025 hanno colpito le nazioni più povere, che hanno contribuito poco a causare la crisi climatica e hanno meno risorse per rispondere.

Tra questi, le inondazioni in Nigeria a maggio e nella Repubblica Democratica del Congo ad aprile, che hanno colpito migliaia di persone con un potenziale di 700 morti nella sola Nigeria. La siccità in corso in Iran e in Asia occidentale ha minacciato i 10 milioni di abitanti di Teheran di una possibile evacuazione a causa di una crisi idrica.

Nella seconda lista dei 10 peggiori casi registrati nel 2025, anche alcuni eventi si sono distinti per essere particolarmente insoliti, come il caldo record che ha portato a incendi selvaggi negli altopiani della Scozia, con 47.000 ettari bruciati. Il Giappone ha affrontato un anno estremo con forti tempeste di neve e ondate di calore da record.

Anche in Antartide e negli oceani del mondo sono stati registrati eventi estremi preoccupanti legati al clima, con temperature marine da record e sbiancamento dei coralli nell’Australia occidentale, che rappresentano una grave minaccia per la biodiversità.

Christian Aid conclude l’analisi sottolineando che questi eventi estremi evidenziano la necessità di un’azione più urgente per ridurre le emissioni di carbonio e accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e sottolinea l’importanza di fornire adeguati finanziamenti alle persone e alle comunità più vulnerabili.

Redazione Greenreport

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