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I trattori invadono Parigi: gli agricoltori francesi contro l’accordo Ue-Mercosur. E Macron annuncia il no dell'Eliseo

Bloccati diversi tratti autostradali e anche un deposito di petrolio in Savoia. Le azioni condannate dal governo francese, che però alla fine accetta di far svolgere un incontro tra i leader dei sindacati agricoli e i presidenti di Senato e Assemblea nazionale. In serata la conferma del voto contrario della Francia, comunicata via telefono dal presidente francese a Ursula von der Leyen
 |  Agricoltura moda turismo

Sono entrati con i trattori all’alba, nonostante i divieti emanati dal governo, poi hanno circondato con i mezzi i luoghi simbolo di Parigi, la Tour Eiffel, l’Arco di trionfo, per protestare contro l’accordo tra l’Unione europea e il Mercosur. A niente è servita la mossa della Commissione europea di stanziare anticipatamente 45 miliardi per la Politica agricola comune: avere più soldi e averli già dal 2028 non basta gli agricoltori francesi, per il quali l’intesa per il libero scambio con il blocco sudamericano sarebbe una mannaia calata sulla produzione agroalimentare nazionale. Fior di economisti europei dicono altro, parlano di ingenti benefici per molti settori industriali del Vecchio continente e sottolineano tutte le clausole di salvaguardia inserite nella bozza di intesa a tutela proprio del settore agricolo. Ma tant'è.

Oltralpe l'intesa commerciale con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay viene vista come fumo negli occhi: e così in serata, dopo una giornata di colloqui formali e informali tra i sindacati degli agricoltori e i vertici della Francia, il presidente Emmanuel Macron annuncia che Parigi voterà no all'intesa Ue-Mercosur. Un annuncio, tra l'altro, già comunicato dall'Eliseo in una telefonata a Ursula von der Leyen.

Quella carta dei 45 miliardi anticipati calata l'altro giorno proprio dalla presidente della Commissione europea è stata giudicata positivamente dal governo italiano, che ieri ha rotto l’inusuale asse che si era venuto a creare con l’Eliseo, e ora gli agricoltori d’Oltralpe temono che anche il presidente Emmanuel Macron possa dare via libera, al vertice fissato per lunedì 12 in Paraguay, alla firma per l’accordo Ue-Mercosur. Per questo oggi hanno deciso di tornare a protestare nella capitale. Il presidente del Coordinamento rurale (che è secondo sindacato agricolo francese), Bertrand Venteau, ha parlato di «un centinaio» di trattori entrati nella città. Anche se il ministero dell’Interno francese ha fatto sapere che «la maggior parte dei mezzi sono stati bloccati alle porte della capitale», è vero che a metà pomeriggio si parlava di 109 trattori accompagnati da circa 670 manifestanti.

Già alle 8 di questa mattina una dozzina di trattori si aggiravano intorno alla Tour Eiffel e altrettanti stavano attorno all’Arco di trionfo. «Vogliamo essere ricevuti oggi dalla presidente dell’Assemblée Nationale e dal presidente del Senato», è stato il messaggio lanciato da Venteau. A bordo di alcuni trattori, alcuni manifestanti hanno anche tentato di raggiungere la sede del Parlamento. Tutte azioni bollate come «illegali» dal governo francese, che tramite il portavoce Maud Bregeon ha fatto sapere che quanto avvenuto oggi, compreso un blocco parziale delle autostrade A7, A9, A20 e A61, non resterà impunito.

Le manifestazioni sono però tutt’ora in corso in diverse regioni della Francia. Il quotidiano francese Le Monde, che sta portando avanti una diretta da questa mattina, riferisce anche del blocco di un deposito di petrolio in Savoia e di altre azioni di protesta.

Un primo risultato, gli agricoltori francesi, lo hanno ottenuto già nel pomeriggio: una loro delegazione è stata ricevuta dalla presidente dell’Assemblée nationale, Yaël Braun-Pivet, e dal presidente del Senato, Gérard Larcher. Si saprà nelle prossime ore se e in che misura questi colloqui saranno serviti a qualcosa, ma intanto le certezze sono due. La prima: la Fnsea (Fédération nationale des syndicats d'exploitants agricoles) che è il principale e più grande sindacato agricolo francese, ha comunque già fatto sapere dopo l’incontro con Brau-Pivet e Larcher che «gli agricoltori non credono più nella parola pubblica, vogliono vedere risultati tangibili e concreti». Insomma, si aspettano che la Francia, al tavolo dei 27, faccia saltare l'accordo. La seconda: anche se Macron ha confermato il niet della Francia all’intesa Ue-Mercosur, la firma degli altri capi di Stato e di governo in Paraguay potrebbe mettere comunque fine a una trattativa che va avanti ormai da 26 lunghi anni.

Ora, gli occhi sono puntati sull'Italia: a dicembre il nostro governo ha votato contro l'accordo, insieme proprio alla Francia. Ma ora che Bruxelles ha messo sul piatto i 45 miliardi anticipati per la Pac, che potrebbero consentire a Roma di incassare ben 10 miliardi aggiuntivi, nelle capitali europee il sì del governo Meloni viene dato praticamente per scontato.

Il voto decisivo, come detto, sarà lunedì della prossima settimana in Paraguay, ma già entro la serata di questo venerdì, quando si riuniranno a Bruelles i ministri dell'Agricoltura degli Stati membri, si capirà come finirà la partita.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.