Verso i prezzi minimi d’importazione in Ue: cosa cambia per le auto elettriche made in Cina
WUHAN – La Cina e l’Unione Europea hanno firmato un accordo commerciale avente ad oggetto la commercializzazione delle auto elettriche, particolarmente importante sul piano economico e geopolitico: le leadership europea e cinese, con l’intento primario di alleggerire le pressioni derivanti dallo scontro sui dazi e le tariffe, hanno avviato l’iter per stabilire un sistema di prezzi minimi di importazione per l’ingresso dei veicoli elettrici nel mercato unico europeo.
Il Ministero del Commercio Cinese e la Camera di Commercio Cinese nell’Unione Europea sottolineano che l’accordo è stato raggiunto per risolvere pacificamente la disputa sui dazi in modo conforme alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, stabilizzando così le relazioni commerciali tra Cina e Unione Europea. Quindi si tratta di una vera e propria soluzione cooperativa. È un segnale di distensione volto a preservare la stabilità delle catene di fornitura globali. Alla luce di tale accordo, è necessario comprendere quali impatti implicazioni ambientali e climatiche possono essere considerati come conseguenze naturali di questa scelta inerente alla transizione ecologica in corso e al raggiungimento della forte riduzione delle emissioni.
Si può individuare un primo importante effetto rilevante, cioè quello di abbattere la barriera degli attuali prezzi di mercato delle auto elettriche, ritenuti essere piuttosto eccessivi. Infatti, l’accordo tende a evitare dazi molto elevati (fino al 35,3%). Ciò significa rimuovere uno dei principali ostacoli alla loro diffusione, poiché auto elettriche più accessibili aumentano la probabilità che i consumatori europei comprano i modelli a zero emissioni allo scarico sostituendo i veicoli a carburante (diesel o benzina). Tutto questo si traduce, dal punto di vista climatico, in un impatto positivo sulla decarbonizzazione del trasporto stradale che secondo i dati è responsabile di almeno un quarto delle emissioni di CO2 dell’Unione Europea. In tal senso, l’accordo promuove l’elettrificazione contribuendo agli obiettivi climatici europei 2030 e 2050. In questa prospettiva, le parti dell’accordo vorrebbero ridurre il rischio del cosiddetto protezionismo anti verde che da un lato tende a proteggere l’industria europea nel breve periodo, ma dall’altro rallenta, invece, in modo consistente la transizione concernente una mobilità dei trasporti più sostenibile e meno inquinante.
Questo accordo tende a riconoscere il fatto che le auto elettriche seppur prodotte in un contesto industriale imperfetto contribuiscono alla riduzione delle emissioni nel contesto europeo. L’impatto negativo reale del contesto industriale imperfetto in Cina riguarda diversi fattori: (i) la produzione industriale è ancora basata sul carbone e non ancora un mix energetico adeguato; (ii) la produzione delle batterie richiede un elevato consumo di energia; (iii) l’assenza di una vera e propria economia circolare basata su riciclo e riutilizzazione dei materiali critici. Su questo punto, la Cina dovrebbe assumersi l’impegno per rendere più green gli attuali processi di produzione
.Si può sostenere che l’accordo Ue-Cina ha conseguenze ambientali concrete. Adesso le politiche del settore commerciale, industriale, energetico e ambientale dovranno sincronizzarsi tra loro per muoversi nella stessa direzione per esempio, con elaborazione di standard ambientali, stringenti e politiche mirate. L’una non deve andare a discapito dell’altra.
L’impatto positivo sarà possibile attraverso il potenziamento dell’energie rinnovabili, del riciclo delle batterie e del sistema di ricarica. In questo contesto non semplice, non dobbiamo dimenticare che la competizione tecnologica potrà spingere i costruttori europei ad accelerare l’innovazione nel settore dei trasporti, migliorare l’efficienza energetica dei veicoli, provare a ridurre i costi e a alleggerire l’impronta ambientale della produzione.
In conclusione, una transizione ecologica avrà difficilmente successo in presenza di politiche commerciali che (talvolta) risultano essere punitive attraverso l’imposizione di dazi e tariffe. Dunque, al fine di portare avanti la transizione ecologica, si auspica che l’Unione Europea continui ad accelerare il processo di decarbonizzazione del proprio sistema di trasporti e, al contempo, la Cina riduca fortemente l’impatto ambientale della produzione industriale.