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Groenlandia: quando clima, geopolitica ed energia incrociano il patrimonio Unesco

Il dibattito che si sta aprendo mostra come l’Artico stia diventando un banco di prova per nuove forme di governance
 |  Green economy

Negli ultimi mesi la Groenlandia è tornata con forza al centro dell’attenzione internazionale. Le dinamiche geopolitiche attorno all’Artico, riaccese da dichiarazioni e posizionamenti strategici di attori internazionali, hanno riportato sotto i riflettori un territorio che per decenni è stato percepito come remoto e marginale. Oggi non è più così. Il progressivo scioglimento dei ghiacci, accelerato dal cambiamento climatico, sta trasformando l’Artico in uno spazio sempre più accessibile: nuove rotte marittime, crescente interesse per le risorse, implicazioni per la sicurezza e per i sistemi energetici. La Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, è diventata uno dei nodi più sensibili di questo scenario.

Che l’Artico non sia più solo un tema lontano lo dimostra anche il dibattito italiano. Il 14 gennaio 2026, il Comitato permanente sulla politica estera per l’Artico, istituito presso la Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, ha svolto un’audizione di rappresentanti di Eni, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche della regione. L’audizione segnala come l’Artico venga ormai letto anche in Italia come uno spazio in cui si intrecciano energia, sicurezza internazionale, cambiamento climatico e responsabilità ambientali, richiedendo capacità di analisi e strumenti di governance integrati. Nell’intervento sono stati richiamati elementi utili a comprendere il quadro geoeconomico della regione e la complessità dei vincoli normativi e sociali che incidono sulle scelte industriali nell’area artica. È in questo punto che il dibattito beneficia di una seconda lente, complementare a quella energetico-strategica: quella territoriale, culturale e ambientale. Ridurre la Groenlandia a piattaforma strategica o a riserva di risorse sarebbe però una semplificazione. Il territorio groenlandese è anche un paesaggio umano e culturale, abitato da comunità che da millenni sviluppano forme di adattamento a uno degli ambienti più estremi del pianeta.

Non a caso, la Groenlandia ospita tre siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco, che raccontano questa complessità:

  • Ilulissat Icefjord, uno dei sistemi glaciali più studiati al mondo, straordinario osservatorio naturale del cambiamento climatico;
  • Kujataa Greenland, paesaggio culturale che testimonia l’incontro tra tradizioni agricole nordiche e saperi inuit ai margini della calotta glaciale;
  • Aasivissuit–Nipisat, vasto paesaggio di caccia inuit che documenta oltre 4.000 anni di relazione tra uomo, ghiaccio e mare.

Questi luoghi non sono soltanto “beni da proteggere”: sono archivi viventi di conoscenza, utili a comprendere come ambiente, cultura, economie locali e organizzazione sociale siano intrecciati – e come il cambiamento climatico agisca su tutti questi livelli contemporaneamente.

Nel dossier artico, i siti Unesco non sono un bollino: sono un quadro di responsabilità multilaterale. Il fatto che i siti groenlandesi non siano oggi iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale “in pericolo” non è un dettaglio tecnico, ma il segno dell’esistenza di un quadro di responsabilità fatto di criteri condivisi, piani di gestione, monitoraggio e obblighi di rendicontazione. In un’area in cui crescono pressioni e interessi strategici, i siti Unesco contribuiscono a tenere dentro la decisione pubblica ciò che altrimenti rischierebbe di restare fuori: il valore universale dei luoghi, le evidenze scientifiche e la continuità delle comunità che li abitano. Da qui discende una conseguenza concreta: la governance dell’Artico non può essere solo tecnica o securitaria, ma deve includere criteri di tutela, conoscenza e legittimità.  

Il dibattito che si sta aprendo – anche in sedi istituzionali nazionali – mostra come l’Artico stia diventando un banco di prova per nuove forme di governance. Qui si misurano la capacità degli Stati, degli attori economici, delle organizzazioni internazionali e delle comunità locali di dialogare su questioni che travalicano confini nazionali: accessibilità delle risorse, tutela degli ecosistemi, sicurezza, diritti delle popolazioni, scienza e conoscenza condivisa. In questo contesto, la Groenlandia è un caso emblematico: frontiera climatica e snodo geopolitico, ma anche territorio in cui la comunità internazionale ha già riconosciuto un valore universale. 

L’audizione parlamentare lo conferma: l’Artico è ormai entrato a pieno titolo nell’agenda strategica europea. E se un attore energetico può chiarire che un territorio specifico – come la Groenlandia – è oggi fuori dal perimetro industriale, proprio questo sposta il baricentro del ragionamento: “energia” non coincide solo con l’estrazione, ma con la governance delle rotte, degli standard ambientali, della gestione del rischio e della credibilità delle scelte lungo catene del valore sempre più esposte. In questo quadro, non si tratta solo di “quanto” e “dove”, ma di con quali condizioni e con quali garanzie. È qui che il patrimonio Unesco può diventare più di un vincolo o di un simbolo: un’infrastruttura di governance. Non perché sostituisca la politica o la strategia, ma perché introduce nella decisione pubblica ciò che altrimenti tende a restare ai margini: criteri verificabili, continuità delle comunità, evidenze scientifiche e responsabilità multilaterale. In un Artico sempre più centrale, la vera posta in gioco non è solo l’accesso a nuove possibilità, ma la capacità di rendere quelle possibilità legittime, tracciabili e durevoli.

Annateresa Rondinella

Annateresa Rondinella svolge attività di docenza e ricerca presso le Cattedre UNESCO dell’Università di Pisa e della Pontificia Università Lateranense. Coordina la commissione affari istituzionali della Rete delle Cattedre UNESCO italiane (ReCUI) ed è direttrice dell’Istituto di formazione e ricerca nei temi ONU. Si occupa di transizione energetica nei siti UNESCO, mettendo in relazione cultura, sostenibilità e diplomazia, e promuove progetti che valorizzano insieme innovazione e tutela del patrimonio. Guida programmi nazionali e internazionali in diversi ambiti UNESCO, contribuendo al dialogo tra ricerca, istituzioni e politiche globali per la sostenibilità.