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Il passato e il futuro nella nuova puntata del podcast “La settimana di Greenreport”

Combustibili fossili e nucleare da una parte, rinnovabili e mobilità elettrica dall’altra: cosa raccontano le principali notizie pubblicate dal nostro giornale negli ultimi sette giorni
 |  Green economy

«Si può guardare al passato o al futuro. Nel futuro certamente ci sono le energie rinnovabili. Sono i numeri a dirlo». Apre così, Maurizio Izzo, la nuova puntata del podcast “La settimana di Greeenreport”. Spiega il direttore responsabile del nostro giornale che «nonostante Trump e i vari autocrati di estrema destra, la transizione energetica non si ferma». Numeri alla mano, lo ha raccontato Luca Aterini, dice Izzo riprendendo le principali notizie che abbiamo pubblicato nel corso della passata settimana: l’eolico, il solare e le altre fonti rinnovabili continuano a crescere a ritmi vorticosi, e nel 2025 gli investimenti in energia pulita sono saliti a 2,2 trilioni di dollari Usa, il doppio della spesa per i combustibili fossili. La conclusione è chiara: il mercato ha fatto la sua scelta. E anche il governo Meloni che invece di sostenere la transizione stanzia decine di milioni per mantenere in vita le centrali a carbone, favoleggia di nucleare e ci fa importare gas e petrolio per 46 miliardi.

Il passato e il futuro.

«Il nucleare serve perché altrimenti come si fa quando non c’è né sole e né vento?». Luigi Moccia, ricercatore Cnr, questa domanda se l’è sentita rivolgere troppe volte e ora sulle nostre pagine sfata, una per una, tutte le fake news che vorrebbero il nucleare ancora attuale. Costoro, dice Moccia, non sono aggiornati né sulle estreme riduzioni di costo delle rinnovabili, già registratesi negli ultimi quindici anni, né sui progressi degli accumuli elettrochimici, ancora più veloci, che continuano ad arrivare mese dopo mese. Anche qui, chiosa Izzo, c’è un passato e un futuro.

Prosegue il direttore responsabile di Greenreport nella rassegna delle principali notizie pubblicate: «Del passato purtroppo ci portiamo dietro gli errori e così anche il futuro ne rimane condizionato. Per i prossimi anni dobbiamo ancora aspettarci catastrofi naturali come quelle che abbiamo avuto in questi anni. Il conto ce lo presenta una delle principali compagnie di assicurazioni e parla di 17.200 morti solo nel 2025. Quanto ai danni materiali siamo arrivati a 244 miliardi di dollari. C’è un elenco delle catastrofi che hanno segnato l’anno appena chiuso: gli incendi boschivi a Los Angeles, il terremoto in Myanmar, l’uragano Melissa».

Ancora passato, futuro, e anche qualche numero. Racconta Izzo che c’è un segno costante che contraddistingue gli anni che ci siamo lasciati alle spalle ed è l’aumento delle temperature: a livello globale gli ultimi 11 anni sono stati gli 11 anni più caldi mai registrati e le temperature degli ultimi tre anni sono state in media superiori di oltre 1,5 °C rispetto al livello preindustriale, il che ci avvicina pericolosamente a superare la prima soglia di sicurezza stabilita dall’Accordo sul clima di Parigi. Cosa significa? Visto che l’abbiamo buttata in numeri, quel grado e mezzo di temperatura in più potrebbe significare oltre 200.000 morti e danni per oltre 2.000 miliardi. È un futuro vicino, parliamo del 2030.

E poi: a proposito di passato che diventa presente e anche futuro. Il rigassificatore che staziona al largo di Piombino non se ne va. L’avevano promesso come avevano promesso opere di compensazione per il territorio. E invece la nave resta lì perché il governo non trova un’alternativa e anche il sindaco, compagno di partito della premier, deve ammettere che li hanno fregati. Giani ha chiesto un incontro al ministro dell’ambiente che per ora tace.

«Per questa settimana che abbiamo dedicato a uno sguardo un po’ strabico tra il passato e il futuro è tutto», dice Izzo chiudendo questa nuova puntata del podcast e segnalando che sulla home page di greenreport.it c’è lo speciale sulla mobilità elettrica. «Ci sono tante domande che meritano una risposta, anche qui il futuro ci ha già detto da che parte sta».

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.