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Rifiuti urbani, in Umbria pochi scarti dalla raccolta differenziata ma ancora troppa discarica

Il differenziale fra raccolta differenziata e riciclo è attorno al 13% e può permettere alla Regione di scavallare il target europeo. Ma è difficile ridurre lo smaltimento senza un impianto di recupero energetico
 |  Green economy

Il 31 dicembre 2025 è trascorso da alcune settimane e nei prossimi mesi gli Stati membri dell’Unione europea dovranno comunicare i dati di “riciclo” (per l’esattezza i dati della preparazione per il riutilizzo ed il riciclo), in modo da verificare se il target 2025 (pari al 55% del totale dei rifiuti prodotti) sia stato raggiunto o meno. 

Come è noto a scala nazionale il 2024 ha registrato (dati Ispra) un valore del 52,3% di riciclo, e l’obiettivo del 55% quindi appare raggiungibile solo a fronte di un importante sforzo da realizzare nell’ultimo anno. Vedremo.

Ma mentre aspettiamo (con un po’ di ansia…) il dato nazionale – su cui si baserà l’avvio o meno della procedura di infrazione per mancato raggiungimento del target di direttiva –, di grande interesse è il report che Arpa Umbria ha prodotto per verificare i dati di riciclo e di avvio a discarica a livello ragionale. Un report riferito ancora ai dati del 2023, ma che consente di fare alcune riflessioni sui dati e sul meccanismo di calcolo, in una regione con valori di raccolta differenziata “medi”, un po’ come la Toscana.

Intanto una chiosa sul metodo usato. Correttamente Arpa Umbria si basa sui criteri di calcolo indicati nella normativa europea, come specificati meglio dalla Norma UNI/Prassi di riferimento 132/2025. Un processo di calcolo complesso, che il report descrive in modo analitico e con chiarezza, basato su più fonti: la piattaforma ORSo (che rilascia dati di raccolta e di conferimento a tutti gli impianti), i MUD (che ora contengono una scheda riciclo) i dati Ispra (che forniscono medie nazionali utili in mancanza di dati chiari regionali), alcuni dati dei Consorzi CONAI.

Il meccanismo individuato parte dalla indicazione dei rifiuti urbani prodotti, che già contiene alcune precisazioni importanti. Si devono considerare nel totale i rifiuti prodotti da utenze non domestiche che hanno conferito i propri rifiuti al di fuori del servizio pubblico. Si devono “togliere” dal calcolo i dati dei rifiuti da costruzione e demolizione raccolti in forma differenziata nel circuito dei rifiuti urbani. Una rettifica prevista dalla norma europea, anche se non se ne capisce francamente il senso.

Il calcolo poi poggia sostanzialmente sui dati di riciclo derivanti dalle raccolte differenziate al netto degli scarti, sempre utilizzando le indicazioni metodologiche contenute nella legislazione europea (direttive e decisione esecutiva 1004/2019) e nella Prassi di riferimento UNI. L’unica aggiunta è data dai flussi di metalli provenienti dagli impianti di gestione dei rifiuti indifferenziati. Qui il report non dettaglia se si tratta di flussi da Tmb oppure flussi di recupero metalli dalle ceneri di incenerimento. Così come non sembrano considerati altri flussi di materiali avviati a riciclo e provenienti dai Tmb cui il rifiuto indifferenziato umbro viene avviato. La Fos prodotta dai Tmb e avviata a copertura di discariche non viene considerata avviata a riciclo (come prevede la legge), ma è conteggiata nel flusso a discarica.

Adesso passiamo ai risultati. L’Umbria nel 2023, con un tasso di raccolta differenziata del 68,8% (più o meno il tasso della Toscana nel 2024) ottiene un tasso di riciclo pari al 56%, superiore di un punto e due anni prima a quanto previsto dal primo obiettivo europeo per il 2025. Un buon risultato, considerato che, come più volte ricordato su greenreport, che la metodologia di calcolo europea è ancora abbastanza punitiva, sottraendo dal calcolo i rifiuti da costruzione e demolizione, non considerando la Fos a copertura discarica, né le ceneri di incenerimento avviate a recupero.

Sembrerebbe quindi che il “differenziale” fra tasso di RD (68,8%) e tasso di riciclo (56%) si attesti intorno al 12-13%, ed è qui escono le prime sorprese dal report umbro.

Il tasso di scarto infatti, considerato nei calcoli, appare inaspettatamente basso. Per la frazione organica 8,9% negli impianti umbri e addirittura 3,3% negli impianti fuori regione (il dato medio nazionale di Ispra era nel 2023 pari al 13,6%). Il tasso di scarto nel riciclo della carta è pari all’1,9% nei centri di selezione umbra, e dello 0,3% dei centri fuori ragione. Capovolta la situazione nella filiera del vetro: gli scarti degli impianti regionali sono pari al 4,4% mentre quelli fuori regione generano scarti per l’8%. Nella plastica gli impianti umbri generano scarti per solo lo 0,4% mentre gli impianti fuori regione scartano il 22,7%. Bassissimi gli scarti del legno (0,8%), cosi come dei rifiuti tessili (0,1%),

Cosi i numeri finali dicono questo:

  1. I rifiuti urbani prodotti sono 437.365 tonnellate (non considerando C&D urbano)
  2. Le raccolte differenziate intercettano 303.475 tonnellate (69%)
  3. L’avvio a riciclo è pari a 243.093 (56%)

Un buon risultato quindi, raggiunto soprattutto grazie a frazione organica, carta, vetro, legno e metalli, mentre le altre frazioni appaiono molto distanziate. Ma soprattutto grazie ad un tasso di scarto molto basso.

Scollinato l’appuntamento con il 2025 sarà tempo di capire come affrontare le scadenze del 2030 e del 2035, rispettivamente 60% e 65%. Se il differenziala fra raccolta differenziata e riciclo resterà fra il 12 e 13% significa che al 2030 servirà una raccolta differenziata del 72-73% (già raggiunta in alcune regioni), mentre al 2035 servirà una raccolta differenziata del 77-78 % (dato oggi raggiunto dall’Emilia Romagna (78,9%) e dal Veneto (78,2%).

Di altro segno però il dato di conferimento in discarica dei rifiuti urbani umbri: al 2023 siamo al 34% del totale, usando il sistema di calcolo esatto previsto dalla normativa. L’obiettivo europeo è di stare sotto il 10% al 2035. Significa per l’Umbria ridurre il flusso a discarica di 25 punti in 12 anni, due punti l’anno. Difficile senza un impianto di recupero energetico.

frazioni differenziata umbria

Andrea Sbandati

Andrea Sbandati è senior advisor di Confservizi Cispel Toscana (l’Associazione regionale delle imprese di servizio pubblico), dopo esserne stato Direttore fino a novembre 2024. È esperto senior nella regolazione economica della gestione dei rifiuti urbani e dei servizi idrici (sistemi tariffari, piani industriali, benchmark), come nella organizzazione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporti, energia, altro). Ricercatore senior nel campo della gestione dei rifiuti e dell'acqua, docente in Master di specializzazione nella regolazione economica dei servizi ambientali locali (Sant'Anna, Turin school of regulation). Da venti anni coordinatore ed esperto di progetti di assistenza tecnica e cooperazione internazionale nei servizi pubblici locali (Medio Oriente, Africa, Sud America).